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Francia e Giappone: tassare transizioni finanziarie globali

L'Onu e la farsa del progetto umanitario "Obiettivo Millennio"


L'Onu e la farsa del progetto umanitario 'Obiettivo Millennio'
20/09/2010, 19:09

Su La Repubblica viene definito, in maniera molto condivisibile, "lo scandalo del Millennio". Tale scandalo, per la precisione, riguarda la cifra che sarebbe necessaria per salvare i 22 mila bimbi che ogni giorno perdono la vità a causa di malattie e fame dovute alla povertà assoluta in cui versano.
Secondo il noto quotidiano, infatti, basterebbe "una modesta frazione dei capitali che si scambieranno solo nella prima ora di apertura della Borsa, oggi a Wall Street" per portare vicino allo zero il numero delle morti infantili giornaliere che si registrano nelle aree sottosviluppate del pianeta. Le Nazioni unite, dal canto loro, hanno lanciato dieci anni fa un piano straordinario proprio per rimediare all'intollerabile squilibrio mondiale e garantire anche ai poverissimi condizioni di vita meno disumane. Nel giro di una decade, però, i paesi ricchi hanno puntualmente disatteso i buoni propositi; versando 26 miliardi di dollari in meno rispetto al programma ribadito durante il G8 del 2005.
Sempre come sottolinea La Repubblica, praticamente tutti i paesi cosiddetti sviluppati ad eccenzione di quelli scandinavi, non hanno mantenuto nemmeno il patto che prevedeva la destinazione dello 0,7% del Pil agli aiuti umanitari. E così, per rendere meno indecoroso il carrozzone stracarico di promesse ma vuoto di concretezza, Francia e Giappone hanno lanciato una proposta che appare semplice e forse non troppo esosa persino per gli ingordi magnati occidentali. In pratica, osservano i due governi, basterebbe imporre  una sorta di tassa mondiale su tutte le transazioni finanziarie; di modo da versare automaticamente una parte del gettito per gli aiuti allo sviluppo. Del resto, la mole di transazioni quotidiane, è così elevata che il pagamento della micro-imposta non sarebbe nemmeno percepito da chi macina milioni di dollari nel giro di qualche minuto.
Peccato che, i lobbysti anglosassoni ed americani, da Londra a Wall Street, abbiano deciso che rinunciare a qualche briciola per evitare che un bimbo che nemmeno conoscono muoia di fame e di stenti, è un "sacrificio" troppo grande da dover sostenere. A causa di questo blocco capitalista previsto, dunque, in tanti non nutrono particolari speranze riguardo al buon esito della conferenza d'apertura che si terrà oggi all'Onu per rilanciare il claudicante "Progetto Millennio". Su Repubblica si parla di una grande sfilata e di  una percussiva "tre giorni di lavori al Palazzo di vetro di New York, 140 capi di Stato e di governo, un’affluenza di leader ancora più numerosi di quelli che a fine settimana interverranno all’Assemblea generale delle Nazioni Unite". Poi si precisa che "
parteciperà personalmente Barack Obama, in segno di attenzione di questa Amministrazione.
La popolarità del presidente Usa in Africa è altissima ma, come gli esperti del settore e le ong umanitarie sanno bene, anche l'America, proprio come tutti gli altri paesi che compongono i G8 e i G20, utilizza uno stratagemma piuttosto squallido per palesare una generosità che in realtà non possiede. In pratica, infatti, la "tradizione" degli aiuti umanitari vuole che gli stati donatori presentino come "nuovi stanziamenti" dei fondi che in realtà erano stati già preventivati nei piani d'aiuto precedentemente approvati senza però essere erogati entro i termini fissati.
Un gioco delle tre carte che, ongi volta, getta tanta disillusione ed amarezza sugli addetti ai lavori che sono seriamente intensionati ad aiutare le popolazioni meno fortunate o, per meglio dire, più sfruttate.

PIU SOLDI PER LE GUERRE, MENO PER GLI AIUTI
A tal proposito, l'economista  e consulente di Ban Ki-Moon, Jeffrey Sachs, osserva argutamente che "è un serio errore di politica estera che l’America quest’anno spenda 100 miliardi per la guerra in Afghanistan, contro soli 10 miliardi per gli aiuti all’Africa che conta 800 milioni di abitanti". Non a caso, lo stesso Sachs, è molto scettico riguardo i 63 miliardi di aiuti annunciati da Obama visto che, di questi, 32 miliardi in realtà sono già stati spesi dal 2008.
Il problema principale, inoltre, è che ’Obiettivo Millennio non è giuridicamente vincolante, non prevede sanzioni, nè alcun tipo di ripercussione per chi non riesce a mantenere gli impegni presi. Insomma: un piano multimiliardario di aiuti che si basa sulla "buona volontà" e sulla  "generosità" dei paesi che annegano nell'opulenza e nel superfluo. Tutti i presupposti per l'ennesima messa in scena ci sono, dunque; con buona pace dei vari capi di stato che prenderanno parte alla sfilata d'ipocrisia e buonismo gratuito organizzata dall'Onu e dalla Nazioni Unite.

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di Germano Milite
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