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L'orchestra del Titanic accorda gli strumenti, l'Italia affonda


L'orchestra del Titanic accorda gli strumenti, l'Italia affonda
20/04/2012, 17:04

Sono ormai passati più di cinque mesi da quando Mario Monti venne incaricato di formare il nuovo governo. Cosa è cambiato da allora? Certo, in nessun caso si poteva pretendere una rivoluzione; i miracoli sono pane per il Padreterno, mentre qui ci sono solo comuni mortali.
Tuttavia si può dire con certezza non c'è stato nessun miglioramento. Non uno dei parametri che misurano l'andamento della nostra economia è migliorato. la disoccupazione sta aumentando; il Pil è sempre più in calo, tanto che a quanto pare anche nel 2013 saremo in recessione (pare totalizzeremo almeno 8-10 trimestri a crescita negativa); il debito pubblico sempre più alto (alla fine del 2012 dovremmo aver accumulato altri 40 miliardi circa); nonostante le violente mazzate inferte ai ceti medi e bassi, si avanzano anche al Ministero dell'Economia seri dubbi sul raggiungimento del pareggio di bilancio a fine 2013; la produzione industriale sta crollando; il reddito medio è uno dei più bassi d'Europa... non c'è nulla che vada bene.
E' chiaro che a questo punto, non ci vuole l'intelligenza di un genio per capire che bisogna cambiare registro. Lo stesso Ministero dell'Economia - quindi una fonte particolarmente di parte - ammette che nel prossimo triennio le misure approvate nei vari decreti da Monti faranno crescere il Pil al massimo dello 0,2-0,3% all'anno; e noi dobbiamo risalire dal -1,6% stimato dall'Fmi pochi giorni fa per l'Italia. Possiamo aspettare il 2020 per vedere la fine della crisi? Assolutamente no: tra un 15-20 anni ci sarà una fortissima crisi economica, più forte della attuale; e noi per allora dovremo aver sistemato questa crisi e creato qualche barriera per parare il colpo.
Il problema è che si vuole - in Italia ma anche all'estero - conciliare due cose che sono inconciliabili: l'uscita dalla crisi e la concentrazione delle ricchezze in un numero ridottissimo di mani. Bisogna scegliere, ma non lo si fa; anzi, sempre più spesso a fare le leggi sono persone che sono tra le più ricche (Berlusconi e Monti in Italia, Bush e i Clinton e prossimamente forse Mitt Romney negli Usa, per fare qualche esempio). Ed è chiaro che non faranno leggi che ostacolino il loro smodato arricchimento.
Ma in Italia la discussione dei politici viene deviata su altri argomenti. Di recente, a parte le discussioni legate ai rimborsi elettorali, l'argomento principale è quello delle riforme: quelle costituzionali (eventualmente collegate alla legge elettorale) e quelle economiche. E qui ci si sbizzarrisce nelle varianti più astruse. L'unica cosa che accomuna le riforme economiche è la volontà di colpire sempre di più i cittadini: si va dalla svendita ai privati delle società che offrono servizi pubblici primari (acqua, trasporti, ecc.) al taglio del welfare (scuola, sanità, ma soprattutto le pensioni).
Insomma, l'unico paragone che viene in mente per descrivere questa situazione è quello classico: l'orchestra che sul Titanic accorda gli strumenti mentre tonnellate di acqua si stanno riversando nella nave, portandola verso l'affondamento. Eppure la soluzione è semplice, basta guardarsi intorno ed usare il cervello.
Innanzitutto: quali sono i Paesi che stanno avendo meno problemi con la crisi? La Germania e i Paesi scandinavi. Basta pensare che a novembre il problema che angustiava i norvegesi era che la società monopolista del burro aveva sbagliato i calcoli sulla produzione da effettuare e rischiavano di arrivare a Natale senza il burro per i biscotti e per i dolci del periodo. La domanda successiva a questo punto è: ma cosa hanno in comune questi Paesi? Dal punto di vista economico, una cosa in comune c'è: sono tutti Paesi dove lo stipendio è alto e il welfare eccellente. Questo cosa significa? Semplice: c'è qualche miliardario in meno, ma tutti coloro che lavorano hanno un tenore di vita come minimo più che decente e riescono a mettere da parte dei risparmi. E quindi, se capita "l'incidente" di perdere il lavoro, per qualche mese o anche qualche anno si è di fatto a carico dello Stato (che però ti aiuta a trovare un altro lavoro, anche con corsi di riqualificazione); dopo di che si gode anche di un ulteriore spazio di autonomia economica grazie ai risparmi. Cose che sono proibite a noi italiani o ai greci. Inoltre c'è un diverso rapporto tra i cittadini e lo Stato. Quest'ultimo non è una vacca da mungere, ma è un termine che indica tutti i cittadini del loro Paese; quindi il comportamento deve essere irreprensibile. Non solo dal punto di vista legale, ma persino dal punto di vista etico. E' per questo che l'ex Ministro della Difesa tedesco si è dimesso per aver copiato dei pezzi per la sua tesi di dottorato senza indicare le fonti. Non c'è reato, ma una carenza di etica. Per lo stesso motivo un deputato danese non salta neanche una seduta del suo parlamento; non per la paura di dover pagare una multa (peraltro abbastanza irrisoria) ma perchè non sarebbe etico venire meno al proprio dovere.
Ora, l'etica non la possiamo importare per legge; non c'è modo di diventare etici. E' una cosa che si deve imparare da piccoli; dovrebbero insegnarla i genitori e la scuola. Ma è difficile che avvenga. Il resto invece si può importare. Per esempio si possono aumentare gli stipendi dei lavoratori sotto i 50 euro all'anno. L'obiezione immediata sarebbe che così le aziende chiudono o delocalizzano. Il punto è che se in Germania possono pagare un lavoratore 2500 euro al mese, perchè non possono in Italia? Non credo che sia perchè gli imprenditori italiani siano più incapaci; il punto è che in media sono più avidi. Perchè in Germania l'imprenditore avido finisce con il venir marginalizzato, diviene eticamente da evitare; in Italia invece praticamente gli fanno gli applausi. Semplice quindi capire perchè certi sistemi e certe leggi funzionino all'estero ma non in Italia.

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di Antonio Rispoli
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