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Ma alla Bce lavorano economisti o pescivendoli?


Ma alla Bce lavorano economisti o pescivendoli?
12/07/2012, 16:07

Ma alla Bce lavorano economisti o pescivendoli? La domanda non è oziosa, ma importante. Perchè se lavorano pescivendoli, è il caso di rimandarli al loro onorevolissimo lavoro, nei mercati, dietro a qualche bancarella.
Se invece vi lavorano economisti, come dovrebbe essere, dovrebbero essere licenziati su due piedi, dato che rubano il loro munifico stipendio. Almeno dopo le dichiarazioni di oggi.
E visto che c'è bisogno che qualcuno spieghi loro come funziona l'economia davvero e nessun giornale o TV lo farà, lo faccio io, da questo piccolo spazio a mia disposizione.
Le dichiarazioni di oggi sono di questo tenore: la crisi è sempre più forte, per sconfiggerla è necessario aumentare la flessibilità del lavoro e tagliare i salari. Benissimo. Esaminiamo i due aspetti.
"Aumentare la flessibilità del lavoro" è il termine che, quando è usato non a favore dei poveri cristi, va tradotto con "aumentare la precarietà del lavoro". Ed ovviamente, aumentare il numero delle persone con contratti precari significa togliere loro la possibilità di difendersi dalle prevaricazioni del datore di lavoro. E quindi, in un tempo più o meno lungo, subire un taglio degli emolumenti che spettano, attraverso un effettivo taglio dello stipendio oppure attraverso un aumento delle ore lavorate senza un pari aumento di stipendio. DI conseguenza anche precarizzare i posti di lavoro è un modo per tagliare i salari dei lavoratori dipendenti.
Chiarito questo, avrei una domanda per i geni che lavorano alla BCE: una volta che vengono tagliati i salari, chi compra i beni sul mercato? Quel quasi 11% di disoccupati (dato medio europeo) no di sicuro: o vivono in famiglia oppure cercano di far durare il più a lungo possibile i pochi soldi che hanno tagliando al massimo le spese. Quel 15-20% che ha alti redditi, neanche. Già spendono ad un certo livello, se aumentano la spesa lo fanno nel settore del lusso che ha un impatto marginale sugli altri settori; inoltre impiega poche persone, per cui non è neanche di aiuto all'occupazione. Quindi, a comprarli è proprio quella massa di salariati e di pensionati a cui la Bce vuole togliere salari e pensioni. Una volta che a queste persone vengono tagliati i salari e il loro lavoro viene precarizzato, la loro propensione all'acquisto calerà di parecchio; cioè preferiranno tenersi i soldi, se la spesa non è indispensabile. Questo diminuirà le vendite di beni e servizi, costringendo i negozi che li vendono a ridurre il proprio personale. Contemporaneamente, anche le società che producono beni venderanno di meno e saranno costretti a licenziare. I licenziamenti a loro volta diminuiranno ulteriormente il bacino di persone disposte a spendere per comprare beni e servizi. Insomma, si innescherà un circolo vizioso che condannerà alla povertà il Paese che abbia la sfortuna di dare retta a certe folli indicazioni. Esattamente come è successo in Grecia, che ha già seguito questo percorso. Ed esattamente come sta accadendo in Italia e in Spagna, i cui governi - per incapacità o malafede, poi ognuno valuterà come meglio crede - stanno adottando esattamente questa politica di impoverimento nazionale.
Un ragionamento del genere è semplice e quasi lapalissiano. Possibile che quelli della Bce, che dovrebbero essere il meglio di quanto c'è in Europa, non siano in grado di arrivarci? O c'è qualcosa sotto?

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di Antonio Rispoli
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