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Ma la Grecia è fallita o si è salvata?


Ma la Grecia è fallita o si è salvata?
10/03/2012, 18:03

Notizie apparentemente contraddittorie si sono incrociate negli ultimi giorni sulla situazione della Grecia. Ma si è salvata o no dal default? Perchè la Grecia e l'Unione Europea dicono che l'operazione per il riassetto del debito pubblico è riuscita: l'85% dei privati che hanno titoli di Stato greci hanno accettato di dimezzare il valore nominale del titolo stesso. In questa maniera, la Grecia in una sola botta ha risparmiato oltre 100 miliardi di euro. Questo, insieme ai 130 miliardi promessi da FMI e dalla BCE, dovrebbe permettere al debito pubblico grco di raggiungere il 120% del Pil e quindi una soglia da cui poter agire per tornare alla normalità economica.
Ma contemporaneamente le agenzie di rating Moody's e Finch hanno dichiarato che questa operazione di riassetto equivale ad un fallimento, e quindi vanno pagati i cds (credit default swap, una sorta di assicurazione contro il fallimento dei titoli pubblici di uno Stato) per 3 miliardi di dollari che sono stati messi sul mercato. La cifra di per sè non è significativa, per le risorse che sono in ballo (la prima tranche di 38 miliardi di euro del Fondo Monetario Internazionale è già da sola più che sufficiente a coprire la somma) però fa venire il dubbio: la Grecia è fallita o no?
Potremmo dire che in questo momento è un Paese ad amministrazione controllata. Esattamente come le società in amministrazione controllata, che da una parte rinegoziano il debito con le banche e dall'altra cercano di trasformare la passività in attività, tagliando le spese e vendendo le cose non indispensabili. Entrambe le parti sono state fatte dalla Grecia. Ha rinegoziato il debito, tagliato le spese e venduto tutto quello che poteva vendere. Anzi, da questo lato ha tagliato e venduto anche più di quello che sarebbe stato positivo fare. Infatti, i tagli alla spesa pubblica sono stati così violenti e massicci, che il Paese ormai è entrato in una fortissima recessione, con una produzione sempre più bassa, sempre meno persone che trovano lavoro e se lo trovano guadagnano di meno; i negozi chiudono e l'economia si paralizza. Una situazione estremamente negativa, la cui unica soluzione, paradossalmente, è proprio quella che viene negata: l'uso di soldi pubblici per aumentare salari e pensioni.
Ed è in questo paradosso che si vede l'idiozia delle pressioni che Fondo Monetario, Banca Centrale Europea e Germania stanno esercitando sugli altri Paesi europei. Basta un solo dato: se nel 2008 fossero stati dati alla Grecia i 130 miliardi promessi adesso, il suo debito pubblico sarebbe sceso al 50% del Pil e non sarebbe successo nulla. E' chiaro che ci sarebbero essere dovuti essere vincoli stretti, ma almeno non si sarebbe distrutta l'economia di quel Paese.
Molti partono da considerazioni di questo genere per immaginare piani occulti per costringere certi Paesi (compresa l'Italia) a svendere i propri asset strategici a favore di altri Stati o di privati, banchieri in testa. Non posso escluderlo, ovviamente, ma la cosa mi convince poco. Il problema sta nella totale ignoranza delle persone al vertice di agenzie di rating, Fondo Monetario Internazionale o Banca Centrale Europea. Detto così, può sembrare un insulto, ma non lo è (almeno non nel senso che parrebbe più evidente). Quando parlo di ignoranza uso il termine nel suo significato letterale di "mancanza di conoscenza". Infatti sono persone non valutano, non approfondiscono, non esaminano nulla. Hanno in testa una sola ricetta (taglio delle spese pubbliche e del welfare, privatizzazione di tutto il possibile, impoverimento del ceto medio e basso) e per loro quella ricetta non si discute, perchè è LA ricetta, unica e sola. Avallata da fior di premi Nobel, a cominciare da Samuelsson per poi continuare con tutti gli altri. Ed è stata l'unica ricetta di cui si potesse parlare o che si potesse sostenere. Magari con qualche variazione di dettaglio, ma non sostanziale.
Peccato che questa ricetta ovunque è stata applicata, non ha portato altro che guerre civili, proteste ed economie distrutte. Chi ha qualche anno in più ricorderà quello che successe in una regione del Messico, il Chiapas, con la rivolta dei contadini di quegli altipiani guidati dal "subcomandante Marcos". Una rivolta che l'FMI - secondo quanto raccontava nei suoi spettacoli Beppe Grillo - aveva chiesto al governo messicano di soffocare nel sangue, offrendo in cambio 500 milioni di dollari. Oppure la crisi argentina, provocata dall'attuazione delle stesse manovre, che portarono il governo di allora a scapparsene dal Paese in elicottero. Ed anche qui, come hanno fatto i presidenti eletti, i Kirchner (prima il marito e poi la moglie, che tuttora governa), ad uscire dalla crisi? Hanno rinazionalizzato tutti i servizi essenziali che erano stati dati ai privati, ha aumentato gli stipendi dei dipendenti pubblici e ha drasticamente ridotto le importazioni, sviluppando una economia quasi autarchica. Ci sono voluti più di 10 anni, ma oggi l'Argentina è in grado di camminare sulle sue gambe, per quanto ancora traballanti. Certo, non tutti i suoi problemi sono stati risolti: la disoccupazione c'è ancora, e la povertà è ancora molto diffusa, ma almeno la gente non ha bisogno di sfondare le porte dei supermercati per avere qualcosa da mangiare, nè si trova col bancomat che non eroga più un centesimo.
Ma come si suol dire, la storia è una buona maestra, ma gli uomini sono pessimi allievi e non imparano nulla. E i cosiddetti "esperti" stanno dimostrando esattamente questo: che non hanno imparato proprio niente. E soprattutto la loro presunzione di essere "esperti" gli ha fatto dimenticare quella che è la regola numero 1: l'esperto - in qualunque maniera - non è quello che non sbaglia mai ma quello che meglio ha imparato dai propri errori.
Una scelta che sta avendo un pericolosissimo effetto collaterale: dato che le risposte ufficiali sono così sbagliate, su Internet sta fiorendo un bailamme di teorie, più o meno assurde, che spiegherebbero la crisi: si va dalla teoria di Paolo Barnard, che basta uscire dall'euro per tornare alla lira e quindi spendere soldi pubblici a man bassa; a quella del signoraggio, secondo cui basta che le banconote vengano pagate il prezzo di fabbricazione e non quello nominale alla banca centrale emittente (e poi la banca centrale con quali soldi paga i propri dipendenti, le macchine e tutto il resto? Boh!); alle teorie che parlano di un complotto dei banchieri, e tirano in ballo il gruppo Bilderberg, la Commissione Trilaterale (dove lavorava Monti) e magari la massoneria e il cosiddetto "Nuovo Ordine Mondiale". Il tutto con in mezzo disinformatori di professione che prendono brandelli di verità e li utilizzano per raccontare balle. Come un link, che mi è capitato di vedere pochi giorni fa, nel quale si diceva che il 7 marzo (quindi mercoledì) sarebbe stata approvata una legge costituzionale che avrebbe permesso a Monti di decidere in materia economica senza passare per l'approvazione del Parlamento; ed un altro che diceva che stanno modificando l'articolo 138 per impedire che si possano organizzare referendum in materia economica (che nella Costituzione scritta nel 1946 sono tassativamente proibiti, come quelli in materia fiscale, penale, ecc. ecc.).
Insomma, dall'alto non ci sono risposte e dal basso c'è - perdonate il francesismo - un casino di dimensioni pazzesche. Una combinazione che potrebbe diventare esplosiva, se si trova la persona giusta che mette il fiammifero. Ma è proprio questo che vogliamo? Distruggere l'Italia?

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di Antonio Rispoli
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