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Per la misura previsti 3,8 miliardi di risparmio

Manovra: 19.000 statali vedranno slittare il proprio Tfr

Le rendite produrranno 1,9 miliardi

Manovra: 19.000 statali vedranno slittare il proprio Tfr
16/08/2011, 20:08

Le chiamano "misure lacrime e sangue" e, in effetti, le manovre anticrisi suggerite dall'economicamente plurifallimentare Washington Consesus, prevedono dei veri e propri salassi socio-economici perpretati ai danni dei ceti medio-bassi e somme di denaro non trascurabili prelevate dalle tasche dei non (abbastanza) ricchi. Con la manovra bis tanto desiderata dalla Bce, i primi a dover stringere (ulteriormente) una cinghia che già toglieva il respiro saranno i dipendenti pubblici: 19.000 impiegati statali che cessarano di lavorare tra la fine del 2011 e l'inizio del 2012, infatti, vedranno  slittare di due anni la corresponsione del proprio Tfr. Il numero dei dipendenti che subiranno lo stesso trattamento "anticrisi" (degli speculatori) scenderà sensibilmente nel 2013 per poi risalire a quota 21-22.000 entro la fine del 2014.
Tassati o meglio tartassati anche i piccoli e medi risparmiatori, con il nuovo obolo aggiuntivo sulle rendite finanziarie (in alcuni casi sul serio trascurabili) che dovrebbe portare alle casse dello stato 1,942 miliardi di euro a partire dal 2014. Il provvedimento che l'esecutivo si avvia ad approvare, prevederà  l'adeguamento di entrambe le aliquote (al momento del 12,5 e  del 27%) al 20%. Dal prelievo fiscale aggiuntivo sono eslcusi, come più volte ribadito, i Bot e i Btp.
Colpiti anche i benestanti: il contributo di solidarietà previsto per i lavoratori dipendenti con stipendi annui superiori ai 90.000 sarà pari al 5%. Si sale al 10%, invece, nel caso in cui si dichiareranno più di 150.000 euro di introiti l'anno. Il provvedimento sarà vigente già dal 2011 e durerà tre anni e non soltanto due come assicurato in un primo momento. La cifra raccolta dall'erario, nel corso del triennio, sfiorera i 4 miliardi di euro (al netto della prevedibilissima evasione fiscale di massa).  
Dulcis in fundo, entro il 2021, nelle casse dello Stato arriveranno altri 1,825 miliardi di euro grazie al graduale slittamento (a 65 anni) dell'età pensionabile delle donne . A parte aumento della tasse e tagli alla spesa pubblica, però, nella manvora tanto applaudita da Ocse ed organisimi internazionali di più che dubbia credibilità, non sembra esserci spazio per azioni rivolte allo sviluppo ed alla crescita del paese.

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di Germano Milite
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