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"L'enfasi mediatica ha distorto i fatti"

Marchionne:"Senza un cambiamento siamo perduti"


Marchionne:'Senza un cambiamento siamo perduti'
26/08/2010, 18:08

RIMINI - E' un Sergio Marchionne pacatamente ma pervicacemente retorico e rievocativo quello che, davanti alla platea di ragazzi accorsa in occasione del meeting di Comunione e Liberazione organizzato a Rimini, comincia il proprio discorso con una premessa:"Parlare ai giovani è una delle cose più difficili da fare" poichè, troppo spesso, questi ultimi devono sopportare conferenze che non sono altro che "giornate intere di parole senza dire assolutamente nulla" .
Il numero uno del Lingotto poi continua precisando che aveva preparato un discorso molto diverso, di respiro decisamente più ampio. Avrebbe voluto partire da molto lontano; dal suo emozionante incontro con Nelson Mandela per poi "riflettere sul senso della globalizzazione quando porta benefici e sul non senso della globalizzazione  quando porta miserie e sofferenza". Il tutto per sottolineare con decisione "lo scandalo della cattiva distribuzione della ricchezza mondiale".
"La gravità delle accuse mosse contro la Fiat", però, hanno spinto Marchionne a cambiare il contenuto e lo spirito del suo discorso; trascinandolo su di un livello decisamente "più locale". "Non sono un professore, né un economista - ha precisato dopo aver ricevuto scrocianti applauzi - ma un semplice uomo d'industria". Un uomo d'industria che ha viaggiato molto fin dalla giovane età, rendendosi conto che "viaggiare aiuta a crescere" e "ti cambia nel profondo"; permettendoti di accettare il continuo, repentino e spesso profondo cambiamento imposto dal mondo moderno.
E proprio dalla necessità di una cambiamento obbligato dalle regole del mercato mondiale e non in via esclusiva da quello Italiano, Marchionne ha lanciato la prima frecciata alle organizzazioni sindacali più irriducibili; ricordando infatti che "non siamo più negli anni 60" e che, di conseguenza, è inutile arroccarsi su posizioni tutelative comlpevoli di " difendere ad oltranza il diritto di pochi ledendo quello di tanti" e di fomentare un conflitto tra "padroni e operai, capitale e lavoro" che "oramai non esiste più".
L'ad dell'azienda torinese ha ricordato che "oggi la Fiat è una multinazionale che opera in ogni parte del mondo" e che, l'espansione in tutti gli altri continenti, è stata possibile proprio grazie ad "un approccio globale senza il quale non avremmo mai colto un'opportunità dall'altra parte dell'oceano".
Di li alla gloriosa questione Chrysler il passo è molto breve e, difatti, l'imprenditore cita più volte i plausi, gli onori ed i riconoscimenti ottenuti non solo in America ma in ogni parte del mondo.
"Come mai la Fiat viene apprezata ovunque tranne che in Italia?". Si è chiesto provocatorio Marchionne, il quale, subito dopo, ha osservato:"Eppure noi adottiamo gli stessi precisi ovunque operiamo". In America, in particolare, la casa automobilistica italiana sull'orlo del fallimento nel non troppo lontano 2004, ha potuto "rinnovare il sogno originario di libertà e mobilità" e fare un balzo in avanti rispetto alla passata e devastante gestione rea di non aver "saputo ammettere la necessità del cambiamento e dellimpegno verso un mobilità sostenibile".
I risultati riscontrati negli Usa nel lancio del nuovo "New Drem Deal" del settore dell'auto, continua ancora Marchionne "ci dice che siamo sulla strada giusta" e che i complimenti ricevuti dall'amministrazione Obama sono meritati.
Ma, nel nostro paese, secondo l'Ad della Fiat, "non c'è interesse per il cambiamento" e permane una scarsa "volontà di trasformare" per rinnovare un sistema inadatto a rispondere alla globalizzazione. La stessa azienda da lui presa in gestione circa 6 anni fa, "aveva perso la voglia di competere e confrontarsi con il resto del mondo"; condannando i propri lavoratori ad un futuro poco roseo ed incerto. La crisi, infatti, aveva e continua a rendere"più evidente la debolezza della struttura industriale italiana che non sa competere" con i mercati esteri.

POMIGLIANO:"SCELTA PER LEGAMI CON L'ITALIA"
"Decidere di produrre qui la Panda e non in Polonia come è stato fatto negli anni precedenti è stata una scelta antianziande - ha poi incalzato Marchionne - ma dettata dalla necessità di mantenere un rapporto priviligiato con l'Italia...con il territorio dove la Fiat è nata". Nonostante questo, l'industriale, ha detto di avere l'"
impressione che gli sforzi non vengono compresi e non siano apprezzati in maniera intenzionale". Del resto, continua eloquente Marchionne, "l'unico paese al mondo dove la Fiat è in perdita risulta essere proprio l'Italia".

PLAUSO A CISL E UIL

"Sulla nostra azienda ho sentito cose assurde e letto polemiche infinite che non voglio alimentare", ha lamentato l'Ad ma "non posso non ringraziare la Cisl e la Uil nelle persone di Raffaele Bonanni e
Luigi Angeletti che hanno "dimostrato voglia di fare qualcosa di buono e che ci stanno accompagnando in questo processo di rifondazione del mercato italiano dell'automobile".

SU MELFI ENFASI MEDIATICA
Sul caso dei tre operai di Melfi Marchionne non usa mezzi termini e comincia riscontrando "l'enorme enfasi mediatica" creata intorno al licenziamento degli operai ed al loro conseguente reintegro. In attesa del secondo giudizio della magistratura, prosegue il leader del Lingotto, ci si augura che i giudici sappiano decidere subendo minor influenza da parte dei sindacati e degli organi di stampa. Anche perchè "ho sentito parlare molto di dignità ma dignità e diritti non sono patrimonio esclusivo di tre persone".
In ultimo l'amministratore delegato della Fiat ci ha tenuto a precisare che, il gruppo, non si farà mai coinvolgere in "in teatrini e in giochi politici e pretestuosi" dato che "tutto ciò non aiuterà in alcun modo la Fiat a diventare forte e competitiva". Ai giovani, in conclusione, Marchionne ha fatto un augurio:"Siate donne ed uomini virtuosi". 


AGGIORNAMENTO DELLE ORE  18 - "Anche in Italia si sa apprezzare lo straordinario sforzo compiuto per rilanciare l'azienda e proiettarla nel mondo di oggi, fronteggiando l'imperativo del cambiamento che nasce dalle radicali trasformazioni in atto. Su questo terreno non possono sottrarsi al confronto le istituzioni e le parti sociali, nessuna esclusa". Con queste parole il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ringrazia Marchionne, che ha dichiarato di voler accettare l'invito a trovare una soluzione alla vicenda di Melfi.
Inoltre l'amministratore delegato di Fiat ha aggiunto che non c'è alcuna intenzione di vendere l'Alfa. E riguardo le possibili nuove collaborazioni industriali allo studio, Marchionne risponde: "Mi guardo sempre intorno".

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di Germano Milite
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