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Mezzogiorno: Continua l'assalto alla diligenza.


Mezzogiorno: Continua l'assalto alla diligenza.
21/02/2009, 08:02

 

Il Professore Mariano Di Trolio è un valente studioso dei problemi del Mezzogiorno e , malgrado i suoi molteplici impegni di studio e lavoro, dà un contributo notevole alla crescita culturale, politica e sociale del giornale “www.notiziesindacali.com. I ringranziamenti sentiti da parte del direttore e della redazione .



 

IL MEZZOGIORNO: CONTINUA L'ASSALTO ALLA DILIGENZA.

di Mariano Di Trolio

Il Mezzogiorno è oramai del tutto scomparso dall’agenda del Governo, come tante, troppe volte rilevato. La crisi finanziaria internazionale ha ulteriormente peggiorato la situazione, innescando uno ‘strano’ invito alla responsabilità e alla solidarietà che, però, invece di agire secondo i più normali principi di equità e progressività, chiede alle aree più depresse del Mezzogiorno di ‘correre in soccorso’ di quelle più virtuose del Nord.

Può essere utile ricapitolare, brevemente, quanto già ingiustamente sottratto alle politiche di sviluppo del Mezzogiorno:

1) 17 miliardi del Fondo Aree Sottoutilizzate (FAS), con cui si è finanziato di tutto: dalla soppressione dell’Ici residuale, alla detassazione degli straordinari (misura ancora in essere nella Legge n. 2/2009 di conversione del Dl 185/08, al di là di quanto annunciato dal Ministero del Welfare e dal Governo), alla copertura del debito di Roma e Catania, alle misure ‘anti-crisi’, per finire con le grandi opere).

2) 218 milioni (è ancora una stima) necessari alla copertura del Dl “Incentivi”, di sostegno al settore dell’auto. Si tratta, infatti, di risorse revocate alla dotazione della ex Legge 488/92, misura di aiuto per gli imprenditori meridionali.

3) Dopo la soppressione della citata Legge 488, la politica industriale del Mezzogiorno fu imperniata sul meccanismo dei crediti d’imposta – fortemente voluto da Bersani – tuttavia, questo strumento è stato completamente depotenziato dalla “manovra d’estate” (Dl 112/08). Infatti, attualmente, il Ministero dell’Economia ha assoggettato l’erogazione degli incentivi a un formulario di prenotazione e ad un rigido ‘tetto’ di spesa, che deve risultare “in linea con le compatibilità macroeconomiche”. Il risultato è un’ovvia delimitazione della ‘platea’ potenziale. Il formulario va compilato anche per gli investimenti in R&S che dovrebbero – in teoria – portarci fuori dalla crisi e su cui stanno puntando i grandi Paesi europei e gli Stati Uniti.

4) Forte ridimensionamento della politica infrastrutturale relativamente al Mezzogiorno: dal 45% di spesa in conto capitale destinata al Mezzogiorno si è passati – nell’ultimo Dpef – ad uno stringato 36% (dati de Il Sole 24 Ore di oggi).

L’attacco ai fondi europei rappresenta solamente uno degli ultimi ‘assalti’del Governo alla ‘diligenza’ meridionale. Il ‘movente’ di tutti queste azioni è sempre lo stesso: la classe politica meridionale non è in grado di incanalare queste risorse in un circolo virtuoso di crescita e, dunque, meglio – si sostiene - utilizzarli per altre finalità (come per i 2,6 miliardi di euro destinati agli ammortizzatori sociali – che si aggiungono al computo – che le Regioni del Sud hanno ceduto all’esecutivo nazionale in base ad un accordo degli ultimissimi giorni).

Non si può - e non si vuole - smentire lo scarso impatto di queste ingenti risorse sul tasso di crescita del Pil della aree meridionali, tuttavia non si intende nemmeno avallare la tesi per cui ci sia, nel Mezzogiorno, un’atavica incapacità di governare per il bene comune, oltre che un’impossibilità di introdurre criteri di efficacia-efficienza nella gestione delle risorse pubbliche.

E’ certamente, necessario cambiare rotta rispetto all’ultima programmazione (Por 2000-06) con cui sono ‘piovuti’ 46 miliardi di Fondi europei a cui vanno aggiunti 59 miliardi in coofinanziamento statale, per un totale di 105 miliardi di euro. Per il periodo 2007-13 sono stanziati circa 123 miliardi di euro.

A fronte di queste ingenti risorse – corrispondenti al valore di molte finanziarie importanti - i risultati sul tasso di crescita del Pil sono, come detto, molto modesti: secondo un’indagine della Banca d’Italia – pubblicata in estratto su Il Sole 24 Ore di oggi – nel periodo considerato (2000-06) il Pil nazionale è cresciuto del 5,61%, quello del Nord-Ovest del 4,7%, del Nord-est del 5,4%. Il Centro è cresciuto dell’8,4%, mentre il Mezzogiorno – nonostante gli aiuti comunitari - solamente del 4%.

Sul piano occupazionale le cose non sono andate meglio: il tasso d’occupazione del Sud (46,5%) è inferiore di quasi 19 punti rispetto a quello del Centro-nord (65,4%). Molto indietro anche sul piano dell’occupazione femminile.

Questa indiscutibile cattiva gestione, però, non deve legittimare una serie di tagli indiscriminati alle risorse del Mezzogiorno ma deve, invece, condurre all’introduzione di criteri di trasparenza ed accountability così da ottenere una maggiore efficienza dall’utilizzo dei fondi strutturali. Il periodo 2007-13 sarà l’ultimo in cui il Sud beneficerà di queste risorse e, pertanto, si tratta dell’estrema possibilità a cui non seguirà alcun ulteriore appello.

Occorre, perciò, non ‘perdere’ queste risorse e difenderle dagli attacchi del Governo che in tutti i modi sta cercando di sottrarle indebitamente (sono, infatti, risorse che – come quelle del FAS - presentano un vincolo di “territorialità” per il loro utilizzo) alle regioni meridionali. Queste ultime, però, devono essere consapevoli dell’importanza del momento e dimostrare – finalmente – di saper utilizzare questo importante strumento come volano importante per la crescita e lo sviluppo delle aree – tristemente definite – “sotto-utilizzate” del Paese. Un ruolo importante in questa direzione dovrà essere svolto, naturalmente, dagli amministratori locali e dai parlamentari meridionali di ogni latitudine politica.

21/02/09

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di Raffaele Pirozzi
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