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Montepaschi: Ricerca Credito al Consumo


Montepaschi: Ricerca Credito al Consumo
10/11/2009, 11:11


SIENA - Dopo tre trimestri di cali a doppia cifra, il quarto trimestre 2009 dovrebbe segnare una parziale tenuta per il mercato del credito al consumo italiano con un graduale ritorno a segni positivi nel 2010 grazie anche al possibile rinnovo degli incentivi auto. Sono queste le principali previsioni dell’Area Research di BMPS (in collaborazione con Consum.it) contenute nel report “Analisi e previsioni sul mercato del credito al consumo in Italia”. Se l’erogato 2009 si chiuderà inevitabilmente con un segno meno (circa -10% a/a) che determinerà l’interruzione di una serie di anni di forte crescita (Cagr 2000-2008: +14,3%, +1,4% nel 2008), le attese per l’ultimo trimestre dell’anno e per il 2010 lasciano intravedere una progressiva ripresa fortemente correlata e condizionata al tanto atteso ”improvement” dell’intero quadro macro. Per le principali società del mercato del credito al consumo (un business che nonostante negli ultimi due anni abbia visto importanti concentrazioni mostra ancora spazio per ulteriori consolidamenti) le strategie d’obbligo per il prossimo futuro rimangono quindi, in attesa di una decisa ripresa del business, fortemente focalizzate sulla ricerca di una maggiore efficienza e di un miglioramento della strumentazione nella gestione e nel recupero del credito.
Il mercato italiano partito in ritardo rispetto agli altri paesi europei presenta un gap rispetto ai principali paesi UE: in termini di incidenza sul PIL il credito al consumo italiano (seppur in recupero a partire dal 2000) è ancora alle spalle di tutti i maggiori mercati (Italia al 6,9% vs UK al 18%, Spagna al 9,5%, Francia al 9%). Un gap che in termini pro capite è quantificabile in circa 530 euro rispetto ai principali paesi europei e in circa 2.300 euro rispetto alla popolazione UK e che mostra al suo interno anche molte differenziazioni regionali. Molto “sviluppato” il Centro Sud (Sicilia e Lazio risultano le regioni con la maggiore incidenza del credito al consumo), poco credito al Nord per i consumi (in Trentino nonostante i prestiti personali siano cresciuti del 37% nel 2008 si “presta” il 50% in meno rispetto alla media nazionale). Chiara simmetria inoltre tra le regioni che presentano la più alta incidenza delle rate dei mutui sui redditi medi delle famiglie e quelle con la più alta penetrazione di credito al consumo. Nei primi otto mesi del 2009 (come rileva Assofin) le erogazioni di credito al consumo sono state pari a circa 37 miliardi di euro (-11,8% a/a), ma con molte differenziazioni a seconda dei prodotti: i prestiti personali e finalizzati (80% circa delle totale consistenze) sono scesi del -16% circa, carte di credito +1%, cessione del quinto +10%; questa sarà (pur con qualche miglioramento) anche la situazione che avremo a fine anno. Il bilancio sarebbe stato ben più negativo in assenza degli incentivi auto: BMPS stima che gli incentivi abbiano già “portato” (Agosto 2009) nelle casse dei prestiti circa 600 milioni di euro e per fine anno il “contributo” potrebbe attestarsi intorno al miliardo di euro. Ecco perché gli incentivi (insieme ai consumi) restano una variabile cruciale anche per il 2010; se non venissero rinnovati le stesse previsioni sui prossimi trimestri sarebbero meno rosee. Nel modello di BMPS si evince come la tanto attesa ripresa prevista per il 2010 si rifletterà sull’intera redditività del comparto sia in termini di erogazioni (ISECC, indice sintetico erogazioni credito al consumo) che di rischiosità seppur con impatti e tempistiche diverse e tuttavia concentrate nella seconda parte dell’anno. In particolare le erogazioni dovrebbero crescere del 4%, con l’aggregato prestiti personali e finalizzati su del 3% circa, l’aggregato carte di credito e cessione del quinto ancora con tassi superiori alla media totale.
Proprio nel mercato della plastic money, sebbene a metà 2009 gli italiani mostrino ancora un forte gap rispetto ai principali paesi europei, sia in termini di “operatività” che di possesso di carte (mediamente una famiglia italiana possiede 1,6 carte, praticamente la metà di quelle possedute dai principali paesi europei), i tassi di crescita del numero e del valore delle transazioni nel 2009 sono però significativi. L’Italia è infatti l’unico tra i principali paesi a mostrare un segno positivo dopo che già nel 2008 si era assistito ad una crescita ben superiore ai principali peers: semplice chiusura del gap o maggiore affanno per le famiglie italiane?
Discorso analogo per la cessione del quinto, le cui erogazioni sono cresciute negli ultimi cinque trimestri (a partire dall’inizio della crisi) ad un tasso medio del 37%, mentre tutto il mercato del credito al consumo scendeva mediamente del 6%.
BMPS si concentra poi sull’intera rischiosità del business: su questo fronte prudenza e ottimismo appaiono obbligati a camminare di pari passo (viste le non rosee previsioni sul tasso di disoccupazione); la difficoltà a rimborsare le rate (ritardi di pagamento superiori a 180 giorni) oggi interessa il 4,6% dei crediti (era circa il 2,6% nel 2006, fonte Assofin) e solo gradualmente potrebbe ritornare nel 2010 a livelli medi del 4,3%, proprio dopo aver toccato proprio a fine 2009/inizio 2010 il picco delle difficoltà.
L’analisi effettuata infine da BMPS sui bilanci delle principali società del credito al consumo (23 società, pari a circa l’80% del settore in termini di consistenze) fotografa un business che ha chiuso il 2008 con una redditività contenuta (Redditività sugli attivi, ROA, pari a 0,25%) a seguito dalla crescita del costo del credito (pari all’ 1,70% degli impieghi) e da una struttura dei costi non troppo efficiente (cost/income medio del 53%). In previsione di un 2009 con contenzioso in forte aumento e redditività ridotta dal calo delle erogazioni, appare indispensabile da qui a fine 2010 porre molta attenzione ad alcuni temi quali il cost cutting e la gestione/recupero dei crediti. Proprio su quest’ultimo punto risulterà sempre più necessario migliorare la strumentazione per l’underwriting e per il recupero crediti, con l’adozione di approcci differenziati per cliente e per cluster di credito e l’introduzione di modelli statistici anche nel recupero. Nonostante le importanti concentrazioni degli ultimi due anni proprio queste tematiche potrebbero spingere ad un ulteriore consolidamento del settore, che ad oggi vede i primi 5 operatori controllare circa il 47% del mercato, quota che nel panorama bancario è controllata dai primi 3 players.

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di Redazione
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