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Non è solo immobilismo, nel Porto di Napoli è necessario ripristinare le regole di mercato


Non è solo immobilismo, nel Porto di Napoli è necessario ripristinare le regole di mercato
27/07/2009, 09:07

 

INTERVISTA CON IL CONSIGLIERE DELEGATO DEI “CANTIERI DEL MEDITERRANEO” ING. LUIGI SALVATORI.


 

di Raffaele Pirozzi


 


 

Che succede al Porto di Napoli? E' questa la domanda che vari operatori si pongono.

Ecco qui di seguito l'intervista rilasciatami dall'Ing. Luigi Salvatori, Consigliere delegato dei Cantieri del Mezzogiorno.


 

Cominciamo:


 

Ing. qual'è l'attività dell'azienda che Lei dirige?

L'azienda negli anni passati ha fatto investimenti per 26,5 milioni di Euro; si occupa, con una organizzazione flessibile, di Riparazione navale e di infrastutture.

E' riusciuta, negli ultimi anni, a coprire alcuni segmenti di mercato ed oggi i Cantieri del Mediterraneo hanno 4 bacini e sono in grado di coprire segmenti di mercato che vanno dai piccoli (45.000) ai grandi ( 300.000) cabotaggi.


 

La concorrenza dei Paesi come Cina , India e Corea crea problemi?

Finora reggiamo perchè , malgrado i Paesi che Lei ha citato hanno un costo di manod'opera basso, non sono in grado di garantire lavori di “qualità “ come invece faccoamo noi.

Epperò fino a quando possiamo far fronte a tale situazione, soprattutto senza l'impegno fattivo delle Istituzioni e della Burocrazia , che invece dovrebbero agevolare “il nostro lavoro”?


 

Come l'azienda riesce a procurarsi le “Commesse”?

La nostra azienda ha fatto contratti con Agenzie Nazionali dei singoli Paesi e partecipamo con soddisfazione a gare internmazionali dove riusciamo ad ottenere il lavoro.

Aggiungo che la concorrenza a livello Internazionale è spietata ma noi riusciamo ad avere lo stesso commesse; questo essenzialmente perchè abbiamo:

Un'organizzazione flessibile;

Dipendenti con abilità medio- alta di lavoro;

La capacità di coprire tutti i segmenti di mercato.


 

Negli anni 2007-2008 quale è stato l'utilizzodegli impianti?

Negli anni 2007 -2008 l'utilizzo degli impianti è stato pari a circa il 98 % . Che come Lei sa è notevole.


 

Come la crisi influisce sul Vostro settore e nel 2009 quale sarà l'utilizzo degli impianti?

La crisi mondiale influisce pesantamente sul settore di cui noi ci occupiamo e nel 2009 l'utilizzo degli impianti sarà pari a circa il 50 %. Eì' dunque una situazione di evidente difficoltà, se non di vero e proprio crollo.


 

Le istituzioni pubbliche , a quello che risulta al sottoscritto, non aiutano l'espansione delle attività del Porto. E' vero?

E' vero .

Gli Enti Pubblici , le Istituzioni e la Burocrazia, non sono orientate, purtroppo, ad agevolare le problematiche che una grande realtà come il Porto di Napoli propone.

Vorrei fare il confronto con il Porto di Genova dove: Istituzioni, Imprenditori e Burocrazia di fronte ad un problema fanno sempre fronte comune per risolvere al meglio e rapidamente il “problema”

A Napoli, purtroppo, è l'opposto: si cerca di creare difficoltà nell'espletare il nostro compito.

Ecco la necessità che nel Porto di Napoli torni una sana competizione ed un libero mercato, per permettere a tutti di fare adeguatamente il proprio mestiere.

E' quello che anche i comuni cittadini chiedono alla Massima Autorità del Porto.


 

Come non essere d'accordo con l'Ing Salvatori e con le sue affermazioni!!!???

Altri operatori hanno sollevato lo stesso problema, come ad esempio il Dott. Pasquale Legora De Feo che ha scritto, in data 23 Luglio 2009, un articolo in cui sintetizza tutta la sciatteria, il menefreghismo e l'indolenza che esiste nel Porto di Napoli ; qui si fanno troppe chiacchiere pochi fatti.

Invita, l'estensore dell'articolo, a dimostrare al mondo intero cioè ai Signori del Nord e del Sud che nel Mezzogiorno esiste anche gente che non batte cassa pubblica ed è pronta a scommettere sulla propria laboriosità, lungimimiranza e capacità per rilanciare il Porto di Napoli.

Come non essere d'accordo con l'Ing Salvatori e con le sue affermazioni che ho sintetizzato all'inizio

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di Raffaele Pirozzi
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