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Ma è quasi un bluff: in realtà nulla è cambiato

Nuovo decreto Brunetta: carcere per i fannulloni


Nuovo decreto Brunetta: carcere per i fannulloni
20/05/2009, 18:05

Che il ministro Renato Brunetta avesse da tempo dichiarato la sua personale guerra ai ‘fannulloni’, non è un segreto per nessuno. Così come non è un mistero che, chi aveva il vizietto di lasciare il posto di lavoro senza motivo, ha continuato a farlo contando sulla copertura di colleghi conniventi e sull’assenza di controlli duri. Adesso, però, le cose potrebbero cambiare: gli assenteisti che dichiarano il falso, facendo risultare di essere sul posto di lavoro mentre sono altrove, rischiano fino a cinque anni di galera.

Il decreto legislativo della Ministro della Pubblica amministrazione prevede sanzioni dure. “Il dipendente, - si legge, - è anche obbligato a risarcire il danno patrimoniale pari al compenso corrisposto a titolo di retribuzione nei periodi per i quali si sia accertata la mancata prestazione ma anche il danno all’immagine subiti dalla pubblica amministrazione”. In altre parole, se negli uffici del Comune un impiegato latita e col suo comportamento scredita l’istituzione, è tenuto a risponderne con un risarcimento.

Le ammende previste possono andare dai 400 ai 1600 euro ma è prevista anche la reclusione, nei casi più gravi, da uno a cinque anni. Il pugno duro di Brunetta non riguarda però soltanto i cosiddetti fannulloni: i riflettori sono puntati anche sui medici che firmano i certificati di malattia dichiarando il falso; per loro, oltre alla condanna, può prospettarsi anche la radiazione dall’albo ed il licenziamento.

Il decreto, mirato a scoraggiare i disonesti, prevede però anche dei premi per i dipendenti meritevoli, ai quali si promettono incentivi sia economici sia di carriera.

Il pericolo di finire dietro le sbarre, a dire il vero, c'era anche prima e non è stato introdotto da Brunetta. La minaccia della galera è in realtà uno spauracchio: è possibile finire in prigione se, proprio come è sempre stato, si viene condannati per "truffa ai danni dello Stato", come prevede l'articolo 640 del Codice Penale.

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di Nico Falco
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