Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

I salari italiani del 20% inferiori alla media Ue

Ocse: raggiunto il massimo della disoccupazione dal 1945


Ocse: raggiunto il massimo della disoccupazione dal 1945
07/07/2010, 14:07

ROMA - Pessimi i dati dell'occupazione italiana, presentati oggi all'Ocse: I Paesi che ne fanno parte sono riusciti in soli tre anni, dal 2007 al 2010, a passare dal livello minimo di disoccupazione dal 1945 ad oggi (5,8%) al livello massimo (8,7%, registrano sia a marzo, sia ad aprile sia a maggio 2010). 
Il dato è ancora peggiore se si incrocia con quello dei salari medi. Mentre in Italia un salario medio tocca i 31462 euro (rispetto ad un anno fa c'è una riduzione dello 0,1%), nei Paesi Ocse si raggiungono i 37172 euro in media, mentre nella Ue i 37677 euro. Una differenza del 20%, a nostro sfavore. Gli unici Paesi, tra quelli esaminati, dove i salari sono inferiori ai nostri sono: Polonia (11.786 euro), Ungheria (12.462) Repubblica Ceca (13.613), Corea (20.838), Grecia (25.177) e Spagna (28.821).
Non è un caso che siano tutti Paesi coinvolti in una fase di crisi economica molto grave, data la diretta correlazione che esiste tra la crisi e i bassi salari esistenti in un Paese.
Secondo l'Ocse in Europa è necessario creare almeno 17 milioni di nuovi posti di lavoro per uscire dalla crisi e tornare ai livelli del 2008. Situazione particolarmente critica per l'Italia, che non è stata investita direttamente dalla crisi, ma nonostante questa è quella che ha avuto le peggiori ripercussioni sull'occupazione. Anche perchè le previsioni di crescita economica, per i prossimi anni sono molto ridotte e non accompagnate da una adeguata crescita occupazionale. Invece in Spagna bisogna creare 2 milioni di posti di lavoro, in Irlanda 380 mila, pari al 20% della forza lavoro nazionale.
Nelle considerazioni finali, l'Ocse consiglia all'Italia una riforma dei contratti da lavoro, in modo da renderli più stabili e da favorire l'allocazione dei lavoratori. Alla stessa maniera andrebbe aumentato il sostegno al welfare per i disoccupati, anche se fatto senza diminuire l'attenzione sui conti pubblici e condizionare gli aiuti all'accettazione di qualunque lavoro proposto.

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©