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Osservazioni all'articolo del Corriere della sera sul Mezzogiorno


Osservazioni all'articolo del Corriere della sera sul Mezzogiorno
25/10/2009, 11:10

 

UN COMMENTO ALL’ARTICOLO DI PANEBIANCO APPARSO SUL CORRIERE DELLA SERA

di Raffaele Pirozzi e Giuseppe Biasco


 

Con il titolo di “Emergenza Meridionale”, il professore Angelo Panebianco , il 22 Ottobbre scorso, ha affrontato il problema della corruzione e del degrado in cui stanno affondando le Regioni del Sud ed in particolare la Campania. Il sessantunenne Professore di Bologna, è il più significativo riferimento di quell’elittismo liberale, che sembra avere sempre tutte le soluzioni giuste ai problemi sociali e politici del paese, ma che, purtroppo, nessuno è interessato a praticare. Nel suo articolo ci sono delle riflessioni giuste, che condividiamo sul piano dell’analisi. Denunciamo da tempo il decadimento della società napoletana e della Campania. Nessuna politica, ne di destra, ne di sinistra sembra in grado di scalfire il ventre molle di quella borghesia meridionale che vive di clientelismo, che lucra con gli incarichi professionali, improduttiva ed incapace di esprimere una cultura di governo che non sia legata al privilegio ed alla assistenza. Non è un caso che coloro che sono coinvolti negli scandali, nelle inchieste, oltre ai politici di turno, sono alti funzionari dello Stato, professionisti, professori universitari ed imprenditori. Purtroppo, a dispetto del titolo dell’articolo, questa non è una emergenza. La stessa classe dirigente che si era aggregata attorno a Lauro, è quella che ha sostenuto Gava e Pomicino, negli anni della Democrazia Cristiana. Dopo un breve momento di confusione, dovuto a Tangentopoli, la nuova generazione della classe dirigente napoletana, i figli di quella borghesia senza cultura di impresa, si sono raccolti attorno a Bassolino e ne hanno provocato, prima l’allontanamento dalla elaborazione politica, poi hanno favorito il suo isolamento dai cittadini ed infine, lo hanno abbandonato ad una solitudine politica alla quale lui ha tentato di rispondere mantenendo il potere a tutti i costi, sia nelle istituzioni che nel partito. Tutto questo non poteva che produrre un fallimento ed un degrado morale e politico che nessun risultato sul piano della realizzazione dei programmi potrà mai ribaltare. Non è una emergenza quella che viviamo, ma la continua riproduzione di un male antico che non siamo, ancora, capaci di curare.

Concordiamo con Panebianco quindi, quando afferma: “ Il problema (che sta mettendo a rischio l' unità stessa del Paese) della Campania, come di vaste zone del Sud, è che non c' è più da decenni un progetto plausibile per lo sviluppo nel Mezzogiorno. Non ce l' ha la destra come non ce l' ha la sinistra.”

Purtroppo, tutti i progetti di sviluppo che sono stati avviati negli anni passati, avevano il difetto di essere calati dall’alto, non erano maturati nella società meridionale, ma venivano imposti insieme ad una cultura che ci era estranea e che spesso abbiamo rifiutato nei fatti, pur accettandola come un nale necessario. Questa pratica ha consolidato i comportamenti parassitari e corrotti che oggi ritornano come mali endemici.

Non abbiamo bisogno di commissari, abbiamo bisogno che il paese abbia fiducia in noi! Sin da quando ho avuto uso di ragione, ricordo che nel Sud sono state attivate leggi speciali, che consentivano deroghe alle leggi ordinarie per superare le emergenze in atto. Queste leggi prevedevano quasi sempre dei commissari, che sistematicamente hanno fallito il loro compito, travolti da scandali e da critiche.Zamberletti fu uno dei casi più emblematici di commissario che doveva evitare tutto quello, che invece successe, nel dopo terremoto dell’Irpinia del 1980.

Non abbiamo più bisogno di commissari che si arrendono, perché non capiscono, oppure si adeguano al sistema della corruzione. L’esempio di Morando, commissario del PD e la sua resa di fronte all’evidente fallimento di quel partito in Campania, è l’ultima rappresentazione di quanto sia sbagliato pensare che i mali del Sud siano semplici e che un mediocre politico sia in grado di risolverli velocemente. Tra non molto, anche il Presidente del Consiglio Berlusconi, dovrà fare i conti con un insuccesso sulla raccolta dei rifiuti. Quando anche l’efficientismo del premier si sarà scontrato con il coacervo delle contraddizioni della Campania, allora avremo veramente toccato il fondo.

Che fare? Avere pazienza e ricominciare da capo, Dopo ogni caduta, la vera qualità del nostro popolo è proprio la pazienza. Questa virtù, che non significa rassegnazione, rappresenta una cultura millenaria di chi ha il coraggio di guardare in faccia i problemi e che sa che non esistono scorciatoie per risolverli, ma occorre il tempo necessario per rialzarsi dalle cadute e ritornare a sperare. Questa virtù deve produrre come primo effetto, la riaggregazione sociale dei cittadini, che devono sentirsi, tutti, senza nessuna esclusione, parte di uno stesso progetto. Solo in questo modo si potrà ottenere una nuova selezione della classe dirigente in grado di elaborare un progetto di sviluppo che parta dalle esigenze dei cittadini e che riesce ad interessare tutto il Sud. Dobbiamo avere fiducia in noi stessi, non esiste nessuno, tanto disinteressato, che possa risolvere i nostri problemi, sappiamo che la camorra, la corruzione e la mala politica possono essere sconfitte, lo abbiamo già fatto nel passato, possiamo farlo ancora. Ci deve sorreggere in questo nostro lavoro, il ricordo dei tanti che hanno contribuito in maniera disinteressata e competente alla immagine ed allo sviluppo di Napoli e della Regione, il nostro pensiero va a Maurizio Valenzi, sindaco di Napoli tra i più amati e ricordati, il nostro esempio deve essere Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica, che per onestà e rettitudine, ricorda il compianto primo presidente Enrico De Nicola. Quanti altri nomi e quante altre splendide figure mi vengono alla mente mentre scrivo queste note: Francesco De Martino, Drancesco Casavola e l’avvocato Marotta dell’Istituto Filosofico. I nomi sono tanti, non esiste solo il male a Napoli, ma anche il giusto ed il bene. Dobbiamo fare in modo che i meridionali ritornino ad essere protagonisti del loro futuro. Questa è la politica che dobbiamo sollecitare nei giovani che dovranno ereditare un passato tanto gravoso di errori, ma a cui non mancheranno gli esempi per costruire un mondo diverso e migliore.


 

 

L’articolo di Panebianco

IL SUD TRAVOLTO DALLE INCHIESTE

L' EMERGENZA MERIDIONALE

L' inchiesta che coinvolge l' ex ministro della giustizia Clemente Mastella, alcuni suoi familiari ed esponenti dell' Udeur è l' ultimo tassello che si aggiunge alle affollatissime cronache politico-giudiziarie campane. Ha scioccato tutti il caso di Castellammare di Stabia: il camorrista con tessera del Pd che ha ammazzato un consigliere comunale del suo stesso partito. Poi c' è stata la sconsolata intervista (Corriere, 20 ottobre), di fatto una dichiarazione di impotenza, di Enrico Morando, commissario straordinario del Partito democratico in Campania. Mentre, a pochi giorni ormai dalle primarie del Pd, si discute se sospenderle o no in Campania, date le condizioni in cui versa il partito (come dimostrano i tesseramenti gonfiati dalle lotte di corrente). Una débâcle per il Pd in una regione nella quale la sinistra è dominante da decenni. Si aggiunga, per completare il quadro campano, che anche a destra, nelle fila dell' opposizione, non se la passano bene. Come mostra il conflitto, interno al Pdl, sulla candidatura alle regionali di Nicola Cosentino, a sua volta coinvolto in un' indagine per presunte relazioni con la camorra. Premesso che l' unico modo per salvaguardare un minimo di civiltà è tenersi abbarbicati alla presunzione di non colpevolezza per qualunque indagato, resta che i discorsi che si sentono fare sanno di vecchio. Si può continuare a guardare il dito anziché la luna e raccontarsi che il problema sono le «infiltrazioni» criminali nei partiti o il clientelismo dei politici. Ma significa prendersi in giro. I partiti, organizzati o no, pesanti o leggeri, sono strutture che si adattano all' ambiente. L' ambiente è il Paradiso? I partiti saranno composti da angeli. L' ambiente è l' inferno? Prevarranno i diavoli. L' ambiente chiede sostegno al mercato? E' ciò che i partiti daranno. L' ambiente chiede spesa pubblica e clientelismo? I partiti soddisferanno la richiesta. Non è dai partiti ma dalla società che dovrebbe partire la bonifica. Il problema (che sta mettendo a rischio l' unità stessa del Paese) della Campania, come di vaste zone del Sud, è che non c' è più da decenni un progetto plausibile per lo sviluppo nel Mezzogiorno. Non ce l' ha la destra come non ce l' ha la sinistra. A meno che non si dica che il progetto per il Mezzogiorno sia il federalismo fiscale (si può immaginare l' effetto catartico del federalismo fiscale su Castellammare di Stabia). O la banca del Sud. O i piani per una «Lega Sud» (che sarebbe anche una buona idea ma solo se il suo slogan fosse «mettiamoci a fare denaro», ossia impegnamoci per lo sviluppo, anziché «dateci i denari»). Forse sarebbe il caso di convenire che in ampie zone del Sud (non in tutte, certo) mancano attualmente le condizioni minime che rendono praticabile la democrazia locale (comunale, provinciale, forse anche regionale) e che un commissariamento centrale si rende, per quelle zone, e per molti anni, indispensabile. In modo da coordinare interamente dal centro sia la guerra alle organizzazioni criminali sia l' imposizione (per lo più, contro le classi dirigenti locali) di progetti di sviluppo. Occorrerebbe un accordo di ferro fra maggioranza e opposizione. Siccome quell' accordo non si può fare, continueremo ad ascoltare impotenti le notizie che arrivano dalla Campania e da altre zone del Sud lamentando le solite infiltrazioni, la solita corruzione, il solito clientelismo.

 

 

 

 

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di Raffaele Pirozzi
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