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Un carosello da 56 milioni nel commercio di auto.

Per le Entrate di Benevento la conferma del maxi recupero in Ctr


Per le Entrate di Benevento la conferma del maxi recupero in Ctr
01/08/2012, 15:59

Successo bis per le Entrate di Benevento su una controversia da 56 milioni di euro. Dopo la Commissione provinciale, anche quella tributaria regionale conferma la tesi sostenuta nel giudizio di primo grado dalla Direzione Provinciale di Benevento dell’Agenzia delle Entrate. Le indagini del Fisco avevano evidenziato un meccanismo di interposizione commerciale tra imprese estere e nazionali (“frode carosello”) realizzato nel settore del commercio delle auto con l’emissione di fatture false per ottenere crediti Iva non dovuti. Il sì della Commissione tributaria regionale ha, di fatto, avvalorato la fondatezza dell’accertamento condotto dai funzionari dell’Agenzia e la bontà della sentenza già favorevole nel primo grado di giudizio, confermando il recupero di ben 56 milioni di euro.

 

La ricostruzione della frode - La vicenda ha inizio con controlli eseguiti dal Comando provinciale di Napoli della Guardia di Finanza nell’ambito di transazioni commerciali con fornitori esteri per l’acquisto di auto, a seguito dei quali l’Agenzia delle Entrate ha rilevato l’illegittimità di crediti Iva pari a 56 milioni di euro. I crediti derivavano da fatture false emesse da due società collegate.

La Direzione Provinciale di Benevento ha ricostruito il processo di acquisto della merce all’estero. Il meccanismo fraudolento è quello classico di interposizione di una società nei rapporti commerciali tra imprese estere (fornitori) e distributore. La ditta interposta (missing trader) acquistava dal fornitore estero e rivendeva la merce al distributore, che a sua volta cedeva ai concessionari nazionali di auto. Il missing trader, quindi, non aveva alcun ruolo effettivo, ma operava per consentire al distributore la formazione di un ingente credito Iva. In pratica, fatturava regolarmente senza applicare l’Iva e, una volta incassato il corrispettivo della vendita, scompariva senza assolvere gli obblighi fiscali. A questo punto la società distributrice detraeva l’imposta, provvedendo a richiederne il rimborso o a operare la compensazione. Grazie a queste detrazioni indebite, il passaggio dei beni tra il distributore e i concessionari di auto avveniva a un prezzo nettamente inferiore a quello praticato dall’operatore estero. Non solo evasione, quindi, ma anche concorrenza sleale.

 

La fase contenziosa - La Direzione Provinciale sannita già in primo grado ha dimostrato con successo i vantaggi economici derivanti dal comportamento fraudolento. Nell’appello il contribuente ha sollevato una serie di eccezioni, cercando di sostenere la tesi della colpevolezza tributaria della ditta “fantasma” (missing trader), fatto del tutto disatteso dalla Commissione tributaria regionale che ha, invece, ritenuto il contribuente responsabile della frode. I giudici di secondo grado, quindi, hanno confermato in pieno le motivazioni sostenute dalla Direzione Provinciale di Benevento che recupera, pertanto, 56 milioni di euro in via definitiva per mancata impugnazione da parte del contribuente.

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di Redazione
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