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Analisi impietoso di un paese senza coraggio e ambizioni

Perché l'Italia è un paese per bamboccioni


Perché l'Italia è un paese per bamboccioni
13/06/2011, 11:06

Vorrei iniziare questo editoriale citando alcuni dati, eloquenti quanto deprimenti, che Fabio Chiusi ha ripreso sul suo blog "Il nichilista". A questi dati sulla disoccupazione giovanile, vanno aggiunti quelli dei continui aumenti di Rc Auto (specialmente al sud), benzina, autostrade, beni di prima necessità, bollette di gas, luce e acqua, canoni di locazione e via dicorrendo.
"- Nel biennio 2009-2010 il numero di occupati è diminuito di 532 mila unità, di cui il 90% (482 mila) giovani under 30.
- Tra il 2008 e il 2010 il tasso di occupazione dei giovani tra 18 e 29 anni è sceso del 6%, attestandosi al 42%. Più precisamente: per i giovani con licenza media dal 43,3% a 36%; per i diplomati, dal 48,8% al 43,9%; per i laureati dal 54,2% al 48,5%.
 - Nella fascia di età tra i 15 e i 29 anni, l’occupazione è invece scesa del 13,2% tra il 2008 e il 2010, attestandosi al 35%. In Germania è al 57%, e il calo è stato contenuto al 3,1%. In Francia al 2,7%.
- Nel 2010 i giovani Neet (Not in education, employment or training, cioè che non studiano, non lavorano e non si formano) sono 2,1 milioni, cioè il 22,1% dei ragazzi tra 15 e 29 anni. Sono 134 mila in più rispetto all’anno prima (+6,8%), quando la media europea era del 14,7%. Il maggior incremento si è avuto tra i giovani del Nord-est (+20,8%).
- Tra i 15 e i 24 non studia né lavora l’11,2% dei ragazzi. La media europea è del 3,4%.
- Il primo lavoro si trova, nel 55% dei casi, grazie alle segnalazioni di parenti e amici.
- I salari di ingresso sul mercato del lavoro sono fermi da oltre un decennio al di sotto dei livelli degli anni 80, senza che nel frattempo siano migliorati gli itinerari retributivi nel corso della carriera lavorativa» (Saccomanni, Bankitalia)
- Il tasso di disoccupazione per i giovani tra i 15 e i 29 anni è stato nel 2010 del 20,2%, di quasi quattro punti percentuali sopra la media europea.
- Nel 2009 quasi il 40% dei trentenni viveva con i genitori (negli anni 80 era il 16%).
- Nella fascia di età tra i 25 e i 34 anni è attivo in termini lavorativi il 66,9% dei laureati. La media europa è dell’84%. Trovano meno lavoro dei diplomati di pari età (69,5%) e il trend è destinato a peggiorare: il tasso di occupazione dei laureati tra 25 e 34 anni è in costante discesa. Dal 2007 al 2010 è passato dal 71,3% al 66,9%.
- Il 60,4% dei giovani tra 15 e 24 anni è impegnato in un percorso formativo, ma solo il 3,1% ha una laurea (la media europea è del 7,8%). Quanto ai 25-34enni, sono laureati nel 20,7% dei casi. La media europea è del 33%.
- I 25-34enni alla ricerca di lavoro o esclusi da qualsiasi attività sono passati, nell’ultimo decennio, dal 20 al 28%.
- La maggior parte dei giovani entrati sul mercato del lavoro a cavallo della crisi sono scivolati nell’inattività»; «Il fenomeno del sottoinquadramento è aumentato dal 15,4% nel 2004 al 21,1% nel 2010. Sono oltre 2 milioni i giovani in panchina. La cosa grave è che questa è una situazione persistente e non è una condizione di passaggio".

Orbene, la prima precisazione consiste nello "status" dello scrivente: faccio parte della categoria che, almeno in Italia, risulta palesemente la più svantaggiata e discriminata in assoluto. Parimenti, però, rientro anche in quella categoroia di "privilegiati" (le virgolette sono d'obbligo) che hanno un lavoro regolarmente retribuito e contrattualizzato dal 2007 e che versano quindi i contributi e le tasse dall'età di 19 anni. Di norma, penseranno in molti, non dovrei dunque essere molto incazzato e non dovrei augurarmi l'esplosione immediata di una rivolta sociale senza precenti. Ho il mio piccolo orto coltivato con tanta cura, il conto in banca; addirittura un'auto. Insomma: sono veramente paragonabile al vincitore del superenalotto. 
Eppure, notando l'enorme (e giusta) mobilitazione  che si è attivata per raggiungere il 51%  dei votanti al referendum che tra poco si chiuderà, ed il totale immobilismo che riguarda gli stessi giovani, sento la rabbia salire dal cuore, pomparsi nelle vene e finire agli occhi; arrendendosi a qualche lacrima. Si dice che questo paese non è (più) adatto a chi è anagraficamente poco maturo ed io sostengo che non è del tutto vero: lo stivale è il luogo perfetto per i giovani...tonti. Per le pecorelle abituate alla strumentalizzazione perenne e così "geneticamente" portate all'irregimentazione acritica o alla critica sterile. Tutti bravi scoleretti, tutti bravi manifestanti a comando, tutti grandi allocchi votati a gettarsi in isteriche e vuote operazioni di tifo da stadio per ogni emerita cazzata.
Tutti iscritti in massa alle Università non tanto per voler aumentare la propria cultura ma, quasi esclusivamente, sognando lavori che non faranno mai (vedi i cosiddetti "posti pubblici) o che potranno fare solo fuggendo via dalla terra dove sono nati. Tutti a fare i volontari perpetui e a distribuire volantini, organizzare blitz e postare su facebook per questo referendum (che, per inciso, garantirà circa un milione e mezzo di euro di rimborso ai comitati refendari). Insomma: tutti rassegnati al ruolo di manichini più o meno scordinati, spocchiosi, integralisti e patetici. Tutti pronti a fregiarsi della propria ignoranza spacciandola per "umiltà" e tutti terrorizzati dalle bruciature provocate dalla giovanile (e sacrosanta) spavalderia.
Dall'altro lato ci sono i genitori, sempre pronti a sborsare "paghette" ai propri non più pargoli trentenni e precari. Viviamo una situazione dieci volte peggiore a quella pre sessantottina ed incredibilmente nulla succede; nessuna rivoluzione esplode e nessun gruppo armato nasce. Anche i ragazzi e le ragazze che militano nelle formazioni partitiche tradizionali, i 9 casi su 10, dimostrano la cauta e disinteressata flemma degli ottuagenari disposti a donare loro qualche "presidenza" o qualche "coordinamento" come pallido contentino.
E la gente poi ti chiede "Perché ti incazzi sempre? Perchè ogni tanto non ti rilassi?". E a te viene da rispondere:"E perchè tu non t'incazzi mai. Ameba". E così poi finisce che diventi "arrogante", "maleducato", troppo "irruente"; "immaturo". Eh si: perché invece è molto più saggio attendere insieme a mamma e papà il risucchio totale della residua pozzanghera fangosa che una volta era l'oceano del futuro e delle possibilità. Io non riesco più a vivere, anzi a sopravvivere in questo paese. Io non riesco più a vedere pubblicati sulle bacheche di facebbok stati e link peripatetici che riportano frasi fatte e dichiarazioni d'intenti che si limitato al narcisistico, nevrastenico e fatuo attivismo da tastiera.
L'estrema moderazione e l'estrema cautela sono cancerogene e dannose proprio come l'integralismo e l'impazienza. Quando anche i cosiddetti "giovani italiani" lo capiranno, probabilmente, saranno diventati vecchi.

Ps e palese che il "tutti" è da leggersi come un'iperbole provocatoria e volutamente generalista che si riferisce ad una tendenza maggioritaria e, fortunatamente, non può includere ogni singolo under 40 che abita il Bel Paese.

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di Germano Milite
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