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PROTEZIONISMO O LIBERO SCAMBIO?


PROTEZIONISMO O LIBERO SCAMBIO?
13/10/2008, 08:10

Sul crollo delle Borse v’è chi ama chiedersi se esso non stia a indicare il crollo del capitalismo.

Si nascondono, probabilmente, dietro questo interrogativo, un malcelato sentimento di rivincita e il rispuntare di un mai sopito sogno: il superamento del capitalismo. Temo che anche questa volta, sia pure tra inevitabili e dolorosissime convulsioni, l’attesa resterà delusa.

Qualcuno, più modestamente, si accontenta di criminalizzare il lato finanziario del capitalismo e di auspicarne l’espunzione dal sistema. Riappare, anche qui, una mai sopita polemica contro il diavolo denaro, contro la plutocrazia. E’ sperabile che essa non si accompagni a un riaccendersi dell’antisemitismo.

Rispetto a questi fantasmi che si riaffacciano, è opportuno formulare un semplice quesito: cosa si vorrebbe superare o purgare e con cosa.

Se con capitalismo si intende, ed altro non può intendersi, economia di mercato accompagnata ad un rapporto di lavoro basato sul lavoro salariato, chi s'esprime per un oltre il capitalismo deve dire con che cosa si sostituisce questa coppia, da cui deriva il ruolo del denaro e la sua funzione.

Con cosa si vuole sostituire l’economia di mercato, ossia un modo di calcolare i bisogni sociali e il costo di produzione per soddisfarli, quindi la distribuzione ottimale delle risorse? Con il Piano ovvero con un'Autorità che a monte stabilisce, non si sa per quale investitura, i bisogni fondamentali dell’uomo, strappandolo al gioco degli scambi e della domanda degli individui? E’, questa, cosa già vista e sperimentata.

Il mercato rimane un luogo della razionalità ove uomini, di ogni razza e nazione, s'incontrano, scambiano e verificano la propria utilità sociale confrontandola con i bisogni sociali. Luogo di dialogo, più si allarga più crescono le probabilità di pace e libertà.

Con cosa si vuole sostituire il rapporto di lavoro salariato ove proprietà dei mezzi di produzione e proprietà della forza lavoro si scindono? Con un ritorno a mestieri e caste, con le cooperative, con l’autogestione o, di nuovo, con lo Stato? Ritorno al feudalesimo, queste forme annientano due molle fondamentali, insieme alla scienza, dello sviluppo umano: lo spirito imprenditivo e la mobilità della forza lavoro, che, libera dall’occupazione fissa e dallo spirito corporativo, fluisce come sangue ristoratore nel ricambio del corpo sociale dell’uomo consentendone la riproduzione e spingendo verso mete di sviluppo e di potenziamento sempre più avanzate.

Mercato e modo di produzione capitalistico si potenziano a vicenda aumentando le chance di pace e libertà. Quando si è tentato di bloccare questo motore, con protezionismi e nazionalismi, l’umanità è stata avviata all’olocausto.

Infine, se con denaro s'intende l’equivalente generale che, consentendo di tenere in moto questo motore, attiva, come catalizzatore, lo scambio universale tra gli uomini, si deve dire con quale altra forma è ipotizzabile attivare questo scambio. Con il baratto, o, in termini moderni, con gli accordi bilaterali, forma in cui precipita ogni protezionismo e nazionalismo, creando i focolai degli “spazi vitali” e dell’odio? La polemica contro finanza e banche spesso non tiene conto del fatto che queste sono momenti intrinseci al capitalismo ove è necessità che il risparmio si concentri e che il denaro non ozi sotto i materassi, ma lavori assiduamente finanziando, per l’appunto, consumi e investimenti.

Non sarà saldo come la parola di Dio, ma il denaro e la sua libera circolazione permettono di combattere la povertà e di eliminare i monti di pietà.

Il capitalismo, come ogni alveare laborioso, ha i suoi fuchi. Con essi non va confuso, ma da essi difeso. Man mano che produzione e ricchezza aumentano crescono anche tentazioni e occasioni per approfittarne, non solo di lecito e legittimo profitto.

Bisogna, però, stare attenti contro chi propone riedizioni di mercantilismo e protezionismo. Sono queste le tossine più pericolose di ogni crisi capitalistica, molto più dei derivati tossici. E’ sport prediletto da alcuni quello di gettare, con l’acqua sporca, il bimbo.

 

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di Giuseppe Corona
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