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Quando tutti si credono economisti...


Quando tutti si credono economisti...
13/06/2012, 17:06

Sempre più spesso mi capita di leggere su Internet articoli o blog fatti da qualcuno che suggerisce le migliori misure per uscire dalla crisi che attanaglia l'Italia. Si va dall'applicazione della Modern Monethary Theory proposta dall'economista Krugman (cioè uscire dall'euro per tornare alla lira e stampare banconote a volontà, per ripagare il debito pubblico) alle teorie del signoraggio inventate dal defunto professor Auriti (basta avere una banca centrale di proprietà pubblica che stampi la cartamoneta e dia i dividendi del signoraggio allo Stato per azzerare il debito pubblico in pochi anni), ad altre più fantasiose.
Il punto è che nessuno bada al contenuto di quello che scrive. Spesso, chi scrive queste cose non ha le basi conoscitive per capire cosa sta scrivendo. Prendiamo la MMT di Krugman: nel momento in cui l'Italia uscisse dall'euro, la nuova moneta nazionale non varrebbe un duemillesimo dell'euro (cioè lo stesso cambio con cui entrammo nell'euro nel 2001), ma molto di meno. La metà, se non di meno. Questo significa che tutto quello che importiamo costerebbe il doppio. A cominciare dal petrolio. Ovviamente, raddoppierebbe anche il prezzo di benzina e gasolio. Qualcuno vuol provare a pensare cosa succederebbe con la benzina a 4 euro al litro? Succederebbe esattamente lo stesso: metà delle macchine attualmente in circolazione (e anche di più) verrebbe svenduta; i prezzi di tutto quello che acquistiamo avrebbero costi di trasporto raddoppiati, cosa che genererebbe una pesantissima inflazione; anche i costi di gas ed elettricità raddoppierebbero; tutto quello che importiamo anche. Qualche furbone obietterà: ma dimezzeranno anche i prezzi dei beni che esportiamo, quindi vendiamo di più. Ragionamento sbagliato. Infatti, noi non abbiamo risorse naturali in quantità interessante. Quasi tutto quello che esportiamo (se si escludono i prodotti alimentari) è prodotto grazie a beni che importiamo. Quindi, raddoppiando i prezzi delle importazioni, gli industriali ovranno raddoppiare o quasi anche il prezzo delprodotto, col risultato che le esportazioni migliorerebbero solo in maniera minima. In compenso, oltre ad aumentare l'inflazione, aumenterebbero i tassi di interesse sul debito pubblico. Una stima ottimistica parladi arrivare al 15-20%. Quindi, non l'equivalente di 80 miliardi di euro,come oggi, ma almeno il triplo, 240 miliardi di euro. Anzi, 480 miliardi, perchè gran parte degli investitori sono esteri. E quindi li si dovrà pagare in moneta forte. Questo significa che il debito pubblico aumenterà del 25% all'anno, a meno che non verranno messe tasse pari al 50% della spesa pubblica attuale. Inutile dire che la cosa è improponibile. Anche perchè è la teoria di Krugman che fa acqua da tutte le parti. Lui dice che se si stampa una moneta da una banca centrale sovrana (cioè una banca centrale che sia di uno Stato, sia pubblica e che stampi una banconota non legata ad un'altra valuta) si possono stampare tutte le banconote che si vogliono senza problemi, ed usarle per acquistare i titoli di debito pubblico. Il che potrebbe essere vero se la valuta in questione fosse una moneta "forte" oppure se si trattasse di un Paese autarchico, cioè che non importa nulla e produce da sè tutto quello che gli serve.
Ma i Paesi che nelmondo hanno una moneta forte sono solo tre, di fatto, se escludiamo l'euro: il dollaro americano, lo yen giapponese e la sterlina inglese. Sono le uniche tre monete sovrane, secondo la definizione di Krugman, e che siano abbastanza forti da essere accettate come moneta per gli scambi internazionali. Altre monete sovrane sono considerate deboli, sui mercati internazionali. Il Giappone, tuttavia non è un modello da prendere in considerazione. Infatti, non ha un mercato primario di titoli di Stato, i quali infatti viaggiano dalla Banca centrale alle varie banche del Paese. Le quali a loro volta, le possono vendere ai privati per monetizzarle. Un sistema che è possibile solo per un sistema come quello giapponese, dove le banche, i grandi gruppi industriali e il governo sono interconnessi ad un livello che è difficilmente esportabile in un Paese con una diversa cultura.
Allora gli Usa? Ma gli Usa sono decisamente nei guai, dal punto di vista economico. Hanno un debito pubblico di 15 mila miliardi di dollari, pari al 100% del Pil. Hanno un deficit che cresce di anno in anno, una crescita alquanto bassa, e un livello di disoccupazione ai limiti massimi della loro storia recente. Al di là delle lotte propagandistiche in corso, l'economia americana è in una fase di debolezza. Qualcuno dirà: ma allora perchè non subisce un attacco speculativo come hanno fatto con la Grecia, l'Italia o altri Paesi europei? Per due motivi. Il primo è proprio nell'entità del debito pubblico. Per fare un attacco speculativo c'è bisogno di acquistare o vendere al momento giusto grandi quantità di titoli, in modo da innescare una tendenza e cavalcarla. Il concetto di "grande quantità" è in proporzione al totale del debito pubblico. Con 20 miliardi di euro io posso sferrare un pesante attacco alla Grecia, perchè il debito pubblico è ora di 300 miliardi; quindi 20 miliardi è una percentuale cospicua. Con la stessa cifra posso sferrare un attacco all'Italia molto più debole, perchè il debito pubblico è 2000 miliardi. Ma con un debito pubblico di 15 mila miliardi, 20 miliardi sono bazzecole. Probabilmente anche 200 miliardi non otterrebbero un gran che. Ma con quella cifra si può scatenare un attacco speculativo in grande stile contro metà dei Paesi europei. Quindi, perchè rischiarli contro un solo Paese? I rischi sono maggiori e i guadagni minori.
Ma c'è un altro motivo che scoraggia un attacco speculativo. E' che, secondo la legge statunitense, un attacco speculativo equivale ad un attacco terroristico. Questo permetterebbe al Presidente di scatenare la Cia, l'Fbi e ogni altro organo governativo contro i colpevoli dell'attacco. Inoltre potrebbe congelare i loro beni presenti sul suolo statunitense e ottenere la collaborazione di altri Paesi perchè facciano lo stesso. Chi è che si sente di rischiare questo? Anche scappare in qualche paradiso fiscale servirebbe a poco, dato che non c'è confine che possa impedire un incidente, di tipo automobilistico per esempio. Oppure di andare a sbattere accidentamente contro una pallottola.
Allora puntiamo sulla sterlina inglese? E' più debole del dollaro e l'economia inglese sta balbettando da diversi anni. Inoltre il deficit negli ultimi anni è salito di parecchio e ora è all'8% del Pil, quasi il triplo di quello dell'Italia. Inoltre, a causa della crisi economica, politicamente è molto incerta. Negl giro di pochi anni è passata da Tony Blair a Gordon Brown a David Cameron; il quale, secondo i sondaggi, è pronto per essere sonoramente battuto alle prossime elezioni. E allora perchè non viene colpita da attacchi speculativi? Anche qui per motivi simili a quelli statunitensi: Pil molto elevato e seri rischi di trovarsi i servizi segreti che mordono alle calcagna. Insomma, per essere una panacea, questa teoria di Krugman fa piangere, una volta applicata nella realtà.
Però in molti condividono la sua idea. Ma quando si fa presente a queste persone cosa succederebbe o non ti rispondono proprio, troppo sicuri della propria superiorità oppure ti insultano. Ovviamente, non hanno le competenze per rispondere nel merito, e quindi gli insulti si sprecano. A me viene in mente solo un proverbio napoletano: se non sai sistemare le "semmenzelle" (i chiodi piccolini che usano i calzolai per fissare la suola della scarpa), come fai a fare il calzolaio?

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di Antonio Rispoli
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