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Quanto stiamo pagando per le guerre?


Quanto stiamo pagando per le guerre?
25/11/2011, 15:11

C'è una cosa su cui ci si sofferma poco: quanto i cittadini italiani stanno pagando per la guerra? In teoria la risposta dovrebbe essere vicina allo zero. Abbiamo una Costituzione che all'articolo 11 dice che l'Italia ripudia la guerra; inoltre, anche se pochi lo sanno, su di noi pesano ancora le limitazioni stabilite all'indomani della Seconda Guerra Mondiale, a proposito di numero di soldati, di armamenti, ecc. Non è una caso se non esistono "divisioni" nell'esercito italiano, ma solo "brigate". E per chi ha buona memoria, non sarà difficile ricordare la lunghissima battaglia diplomatica che l'Italia combattè affinchè venisse accettato il varo della Garibaldi, con la denominazione di "incrociatore porta-elicotteri".
Quindi le spese dovrebbero essere ridotte al minimo. Ok, ogni tanto qualche aereo militare e qualche nave, ma si tratta di mezzi che durano decenni. Oppure pistole, fucili d'assalto ed altre armi individuali, ma si tratta di costi relativamente esigui. Ma è così?
Decisamente no. Innanzitutto perchè negli ultimi anni si sono moltiplicate le missioni militari all'estero. Alcune sono motivate: quella in Kosovo, per esempio; oppure quella al confine tra Libano ed Israele, per impedire a questi ultimi di conquistare pezzi del "Paese dei cedri". Altre sono completamente inutili come per esempio quella in Afghanistan, dove ormai il potere, al di fuori di Kabul, è saldamente nelle mani dei talebani.
Inoltre, i governi Berlusconi hanno provveduto a spendere veri e propri patrimoni in armamenti: 200 milioni di euro nel 2001 per l'acquisto di 40 caccia F-16 (velivoli antiquati, che risalgano agli anni '70), 14 miliardi di euro per l'acquisto di 135 caccia F-35 (80 dei quali già consegnati; ma si tratta di un aereo inefficace e pieno di problemi meccanici, l'ultimo dei quali - potenzialmente letale per il pilota - ha tenuto a terra tutti i velivoli per 15 giorni lo scorso agosto), altri 9 miliardi per l'acquisto di 120 caccia JSF, di costruzione europea e costruiti da una joint-venture della quale fa parte anche Finmeccanica. A questo va aggiunta la costruzione di una nuova nave portaelicotteri, la Cavour (come la gemella Garibaldi, può trasportare anche aerei a decollo verticale) e di altre navi militari. Insomma, per essere un Paese che "ripudia la guerra", come insegna la nostra Costituzione, ne spendiamo di soldi. Non per niente nel 2010 siamno stata l'ottava potenza mondiale in termoini di riarmo militare. Persino la Russia ha speso - rispetto al Pil - meno di noi.
Ma non sono le uniche spese che i cittadini italiani affrontano, a causa della guerra. Ci sono anche quelle indirette. Per esempio si avvicina l'inverno, ci sarà bisogno di gas per il riscaldamento. Peccato che la quantità di gas che arriva dalla Libia attraverso i gasdotti è nettamente inferiore a quella che arrivava l'anno scorso. E le contrattatazioni sulle royalties che l'Eni deve pagare sono in discussione con il Cnt libico. Oppure possiamo prendere in esame il petrolio siriano, a cui abbiamo rinunciato nell'ambito delle sanzioni che l'Europa ha imposto a quel Paese. Ma se al petrolio siriano si è potuto rinunciare abbastanz a cuor leggero (copriva solo il 3% del bisogno nazionale), più difficile e costoso sarà obbedire agli ordini degli Usa e rinunciare al petrolio iraniano. Infatti, pochi giorni fa l'amministrazione Obama ha deciso di aumentare le sanzioni contro l'Iran, accusato di stare creando una bomba atomica. E tra queste sanzioni c'è il divieto per tutte le società che intendono fare affari con gli Usa di avere rapporti economici con l'Iran, con le imprese o le banche iraniane. Dato che il nostro governo si è immediatamente allineato, questo significa che dobbiamo dire addio al 13% delle nostre importazioni petrolifere. Chiaramente non sarà difficile sostiturlo con altre fonti; ma nel breve periodo c'è il rischio di un assottigliamento delle riserve nazionali o di un aumento dei prezzi.
Perchè sia ben chiaro una cosa: anche l'imporre sanzioni è una guerra dichiarata. Ma non contro il governo di un Paese, come si dice spesso, bensì contro la popolazione civile. Per esempio, prendiamo le sanzioni contro l'Iran, che colpiscono i rapporti internazionali con banche ed imprese iraniane. E' forse Ahamdinejad a soffrirne? Sono forse gli imam del Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione? Assolutamente no. Quello che si otterrà è che il governo iraniano dovrà spendere soldi per costruire nuove raffinerie, e che nel frattempo è facile prevedere un calo dell'occupazione in tutte quelle imprese che commerciano con l'Occidente. Oltre al fatto che ci potrà essere in alcune zone del Paese una ridotta disponibilità di benzina. Infatti l'Iran estrae molto petrolio, ma ha pochissime raffinerie. Per fortuna il livello di welfare dell'Iran è robusto, e probabilmente sopporterà agevolmente anche questo shock.
Tuttavia non è lo stesso per l'Italia, che ha un pessimo welfare, sia perchè completamente sbilanciato nella tutela dei privilegi di pochi, sia perchè molto di quello che funzionava è stato fatto a pezzi dal governo Berlusconi negli ultimi 10 anni.
Quindi, se vedremo la benzina salire di 10 o 20 centesimi al litro, chi ci ricompenserà per queste spese supplementari che dobbiamo sostenere? E chi ci rimborserà per l'acquisto di 300 aerei da caccia (completamente inutili, a meno che non dobbiamo dichiarare guerra a qualcuno) fatti negli ultimi 10 anni dal governo Berlusconi? E si può continuare, volendo.

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di Antonio Rispoli
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