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Il welfare sulle spalle delle donne, i giovani senza lavoro

Rapporto Istat: l'Italia non cresce ed è sempre più povera

Il nostro Paese avvitato nei suoi problemi

Rapporto Istat: l'Italia non cresce ed è sempre più povera
23/05/2011, 13:05

ROMA - E' un rapporto a tinte fosche, quello che viene presentato dal Presidente dell'istat Enrico Giovannini a Montecitorio, alla presentza del Presidente della Camera Gianfranco Fini. Un rapporto della nostra Italia che dice solo come il nostro Paese vada sempre più a fondo.
Si comincia dalla situazione economica, praticamente ferma: nel decennio 2001-2010, la crescita nazionale è stata dello 0,2% all'anno, contro una media europea annua dell'1,1%. Ma non basta: attualmente il livello di produzione industriale è inferiore del 19% ai livelli precrisi (il cui inizio viene fissato al luglio 2007, mentre più correttamente andrebbe fissato un anno dopo). Ad aggravare le cose, la continua perdita di potere di acquisto, che costriunge ad erodere i risparmi fatti in precedenza, per chi li ha ancora. La dimostrazione è nel fatto che la propensione al risparmio è scesa al 9,1%, il livello più basso da 20 anni a questa parte. Ma c'è un quarto della popolazione (per l'esattezza il 24,7%) che non ha nulla da parte e quindi sperimenta quello che viene definito "rischio di povertà o sclusione sociale". E questo dato è più alto della media europea, che si ferma al 23,9%.
Il tutto senza che ci siano prospettive nell'immediato futuro, Infatti, gli unici settori che vanno bene sono quelli a basso contenuto professionale; detto in altri termini, quelli di operai, muratori, e così via. Ma sono anche quelli dove c'è più concorrenza e quindi dove gli stipendi sono più bassi. Il tutto senza alcuna prospettiva di miglioramenti futuri. Quindi non deve stupire che poi ci siano oltre 2 milioni di NEET (acronimo inglese che si può tradurre con "non impegnati nel lavoro, nello studio o nell'aggiornamento professionale"; insomma nullafacenti), di cui il 22% nella fascia compresa tra i 15 e i 29 anni. Questo richiederebbe la creazione di un robusto welfare, mentre nella realtà italiana, il governo lo sta smantellando pezzo dopo pezzo. E così l'aiuto arriva dalle famiglie, quando possibile; in particolar modo dalle donne che hanno sempre maggiori difficoltà a trovare un lavoro all'altezza delle loro qualifiche. E quando lo trovano, possono mantenerlo solo se non fanno figli. Altrimenti scattano i problemi: mobbing, quando va bene; ma nella maggior parte dei casi il datore di lavoro apre il cassetto per estrarre quella lettera di dimissioni firmata in bianco, che molti si fanno rilasciare al momento dell'assunzione. E anche se non succede tutto questo, la realtà è fatta di lavoro sottoinquadrato e sottopagato (il 20% in meno, in media), rispetto ai loro colleghi maschi, a parità di mansioni espletate.
Insomma, in vista dell'obiettivo della Strategia Europa 2020 (quella che ha sostituito l'obittivo Lisbona) siamo in alto mare: l'occupazione dovrebbe essere al 75% e siamo sotto il 60% (solo Spagna e Grecia peggio di noi); i laureati dovrebbero essere almeno il 40% e noi siamo sotto il 20%, mentre Francia, Inghilterra ed altri 8 paesi europei già hanno raggiunto l'obiettivo; l'abbandono scolastico dovrebbe essere sotto il 10% e noi siamo al 18%. E così via. E la cosa più grave è che non ci stiamo avvicinando a questi obiettivi, ma ce ne stiamo allontanando.
Per non parlare poi di Internet: solo il 59% della popolazione italiana lo usa, contro una media europea del 70%; e meno del 50% degli italiani ha l'Adsl, mentre la media europea è del 61% e ci sono alcuni Paesi del nostro continente dove è d'obbligo per tutti la connessione a fibre ottiche.

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di Antonio Rispoli
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