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REDDITOMETRO: QUANDO SI FINISCE NELLE MIRE DEL FISCO


REDDITOMETRO: QUANDO SI FINISCE NELLE MIRE DEL FISCO
12/03/2014, 12:15

Condizione di base perché il nuovo redditometro inneschi un’indagine fiscale è lo scostamento di almeno il 20% del reddito complessivo presunto‘sinteticamente’ rispetto a quello dichiarato.

Il contribuente, sotto il profilo pratico, nulla sa di quanto sta per accadergli. Il momento in cui si rende conto delle ‘attenzioni’ del fisco,originate dalla selezione fatta attraverso il redditometro, è quello in cui gli arriva un questionario.

Nel questionario gli vengono chiesti dati, notizie e documenti sulla sua posizione per l’anno o periodo d’imposta diventato oggetto di indagine fiscale.

Ma chi verrà sottoposto a tali attenzioni? Tutti coloro che dichiareranno un reddito inferiore del 20% a quello presunto attraverso il redditometro?

Pur senza esplicitare puntualmente i confini tra indagabili e nonindagabili, l’Agenzia delle Entrate ha escluso un’applicazione generalizzata del redditometro.

Chi  dichiara 30 mila euro annui, insomma, non sarà indagato perché il redditometro gliene imputa 38 mila.

Resta il fatto che il contribuente ha pochi mezzi per orientarsi ed evitare brutte sorprese.

Un esito poco soddisfacente è stato quello sperimentato con il redditest,un software messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate a partire dal novembre 2012.

Con questo strumento orientativo il contribuente può verificare, inserendo gli importi delle diverse spese sostenute nel periodo d’imposta, se il reddito che si prepara a dichiarare è compatibile con quello atteso dal fisco.

Il redditest, tuttavia, si limita a dichiarare se il reddito è compatibile o incompatibile, non quantifica il differenziale del disallineamento.

In pratica, il povero contribuente sa di correre un pericolo ma non può sapere come mettersi in salvo! (A cura del Centro studi Lepre Group)

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di Redazione
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