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Ritardi nei pagamenti: l'eterna tela di Penelope


Ritardi nei pagamenti: l'eterna tela di Penelope
05/10/2013, 12:54

I tempi di pagamento nelle transazioni tra i privati e la pubblica amministrazione non possono superare i sessanta giorni. Lo stabilisce il Dlgs n. 192 del 2012, che harecepito la direttiva comunitaria 2011/7. I fatti dicono purtroppo altro. L’Ance, l’Associazione dei costruttori, ha di recente denunciato che, nei primi sei mesi del 2013, l’attesa media è stata di 235 giorni, addirittura 50 in più di quelli che servivano nel 2010. La segnalazione della grave inadempienza da parte dei pubblici poteri viene anche da altre sigle. Confartigianato, ad esempio, segnala che da un sondaggio tra gli iscritti emerge che solo nel 13% dei casi i tempi di pagamentorisultano diminuiti. Assobiomedica, al contrario, ammette qualche miglioramento per quanto riguarda i fornitori di dispositivi medici. Ma si tratta di 279 giorni di attesa, anziché i 309 del primo semestre 2012. Siamo, insomma, lontanissimi dall’obiettivo dei 60 giorni.
Naturalmente, se si guarda al territorio, esce fuori la maggiore gravità del fenomeno al Sud. In particolar modo nel comparto più segnato dal drammatico problema, quello sanitario. Qui la Calabria sta peggio di tutti, con 960 giorni medi di attesa, quasi tre anni! Il Molise è poco distante, con 886 giorni. La Campania si colloca al terzo posto di questa triste graduatoria, con 570 giorni. Perfino la più virtuosa delle regioni, la Valle d’Aosta, resta inadempiente, sia pure di poco, rispetto alla direttiva comunitaria: 74 giorni di attesa anziché i 60 massimi stabiliti.
In Italia l’attuazione delle leggi ha il potere di svilirle. La macchina amministrativa disfa quel poco di buono che governo e parlamento riescono a costruire. Qualsiasi operazione di recupero, pur se avallata da Bruxelles, all’atto pratico si trasforma in una chimera, o comunquesortisce risultati nettamente inferiori aquelli auspicati. Anche la Spagna ha un problema rilevante di crediti arretrati da parte delle imprese fornitrici della Pa. In Spagna, tuttavia, l’anno scorso sono riusciti a pagare 27 miliardi di euro nello spazio di cinque mesi. Da noi, come rimarcato dall’Ance, all’allentamento del patto di stabilità per 7,2 miliardi deciso col Dl n. 35 del 2013, hanno fatto seguito provvedimenti restrittivi, con nuovo blocco di risorse per 8,3 miliardi.
Insomma, la tela di Penelope continua a essere la cifra che condanna un paese all’immobilismo e quindi al declino. Se si vuole uscire dall’impasse, occorre una meticolosa, quotidiana opera riformatrice in campo legislativo, ma anche un’azione determinata quanto innovatrice su quello amministrativo. Le ultime vicende della politica nazionale non incoraggiano questa prospettiva. (Fonte: Lepre Group)

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di Redazione
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