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Se il Centro-Nord è “malato”, il Sud è “in coma”


Se il Centro-Nord è “malato”, il Sud è “in coma”
19/04/2010, 17:04

Se il Centro-Nord è “malato”, il Sud è “in coma”. Una metafora per descrivere lo stato di salute dell’economia nazionale nel 2009 con particolare riferimento al Mezzogiorno.
E’ il risultato dell’ultimo Report Sud, il consueto sondaggio semestrale condotto da Diste e Fondazione Curella che sarà presentato prossimamente e di cui anticipiamo i primi risultati. Per il 2010, inoltre, le previsioni non sono migliori. Ad una crescita dell’1% del Pil al Centro Nord, corrisponderà una sostanziale stagnazione al Sud (+0,2%).
Ma andiamo nel dettaglio. Nel 2009 l’economia italiana, dopo essersi arrestata nel corso dell’estate, ha lasciato il posto ad una fase di recupero debole ed esitante. Tale dinamica ha assunto nelle regioni del Mezzogiorno una violenza maggiore e non è stata ancora rimossa: l’esercizio previsionale effettuato dal DISTE sul prodotto interno lordo nell’anno 2009 ha condotto per il Sud/Isole ad una flessione dell’5,5% e per il Centro/Nord ad una riduzione del 4,9%.

I consumi nel Mezzogiorno si sono deteriorati a causa della contrazione dell’occupazione e del reddito disponibile, delle aumentate apprensioni sulla tenuta dei posti di lavoro, nonostante gli effetti positivi sul bilancio familiare determinati dal calo dell’inflazione (-3,2%). Il contenimento dei profitti, le più onerose condizioni di finanziamento, le profonde incertezze che permangono sui tempi e l’intensità dei recuperi attesi sulla domanda di consumo, hanno contribuito a frenare gli investimenti fissi. La spesa in conto capitale sia per la componente delle attrezzature e dei macchinari che per quella delle costruzione ha registrato un andamento decisamente regressivo (rispettivamente -17,8% e
-9,3%).
Gli effetti della fase recessiva sul mercato del lavoro meridionale hanno cominciato a manifestarsi con sempre maggiore asprezza dalla metà del 2008, riflettendosi in progressivi cedimenti dell’occupazione e contestuali peggioramenti della disoccupazione. Nel 2009 il numero degli occupati nel Mezzogiorno si è posizionato a quota 6 milioni 288 mila unità corrispondenti ad un tasso di variazione negativo pari al 3,0% rispetto all’anno precedente (-1,6% il dato dell’Italia). Il numero delle persone alla ricerca di lavoro nel Sud/Isole, sempre nel 2009, è salito a 899 mila unità con un aumento dell’ 1,4%: di riflesso, il tasso di disoccupazione è tornato a crescere passando al 12,3%, con un aumento di un punto rispetto al corrispondente periodo dell’anno precedente.
Note altrettanto negative vengono dall’andamento delle esportazioni che nel 2009 rispetto al 2008, al netto dei prodotti petroliferi, sono diminuite in termini monetari del 26,2% a fronte di una flessione del 20,8% dell’analogo aggregato nazionale.
A livello settoriale, con riferimento all’economia delle regioni meridionali, per il 2009 sono da evidenziare una leggera contrazione dell’agricoltura (-2,8%). Il ramo di attività maggiormente martellato dalla crisi è senza dubbio quello dell’industria manifatturiera, la cui produzione ha registrato nell’ultimo semestre un crollo di inusitata gravità, chiudendo il 2009 con una discesa del valore aggiunto del 17,0% nel Mezzogiorno. Nel ramo delle costruzioni, la flessione del valore aggiunto segnalata per il 2009 (-8,0%) conferma il perdurare della fase recessiva che ha investito tutti i comparti, compreso quello delle abitazioni, risultato in deciso ripiegamento dopo la prolungata fase positiva degli anni passati.

Il ramo dei servizi resta caratterizzato da segnali di decelerazione in alcuni settori e di cedimenti in altri, collegati ai differenti impulsi provenienti dalla domanda finale e intermedia registrando una flessione del 3,8%.
Per quanto riguarda le variabili creditizie va rilevata la continua dinamica positiva degli impieghi, ma a ritmi sempre più lenti. In particolare la variazione tendenziale a settembre 2009, nell’Italia Meridionale e Insulare, è stata pari al 3,1%, contro un incremento nel resto del Paese pari allo 0,7%. Per quanto riguarda il turismo nelle regioni meridionali il 2009 è stato caratterizzato da un incremento degli arrivi dell’11,2%, conseguenza dell’incremento del 10,9% degli arrivi della componente italiana e del 13,2% della componente straniera. La rilevazione condotta dall’Istat nel periodo compreso fra Natale e l’Epifania, ha evidenziato un aumento delle presenze complessive del 2,7% (-1,3% la crescita in tutta Italia), risultante da un aumento sia della componente nazionale che di quella estera (rispettivamente +1,4% e +10,8%).
Per quanto riguarda il 2010, le previsioni, condizionate dalla pesante eredità del 2009, indicano modesti segnali di schiarita della congiuntura che si rifletteranno sull’andamento annuo del Pil stimato in crescita dell’ 1,0% nell’Italia nel suo complesso, risultante di una pressoché totale stagnazione dell’economia del Mezzogiorno (+0,2%) sui bassissimi livelli dell’anno passato, e di un recupero dell’1,2% nel Centro-Nord. Dal lato della domanda interna, si registrerebbe in pratica un interruzione della tendenza discendente di tutte le componenti dell’economia meridionale. I consumi delle famiglie meridionali dovrebbero stabilizzarsi sui livelli dello scorso anno, mentre nell’altra area del Paese si prevede l’emergere di una fase di rilancio sia pure molto modesto (+0,7%). Per gli investimenti in macchinari e mezzi di trasporto si prospettano cauti miglioramenti in entrambe le aree (+0,5% per l’area Sud, + 3,5% per il Centro –Nord), mentre per gli investimenti in costruzioni l’intensità della flessione rallenta nettamente (-2,0%).
Sul versante della produzione, le previsioni DISTE segnalano con riferimento al Mezzogiorno un lieve recupero di valore aggiunto del settore dell’agricoltura e dell’industria in senso stretto (rispettivamente +1,0% e +2,5%), una battuta d’arresto della fase critica nel settore dei servizi e una tangibile decelerazione del trend discendente nel settore delle costruzioni (-2,5%).

Sul mercato del lavoro, infine, l’occupazione registrerà una flessione del 2,3%, mentre il tasso di disoccupazione subirà un ulteriore aumento (da 12,5% a 13,5%).

“In questa situazione difficile – dice Pietro Busetta presidente della Fondazione Curella-. Il Paese ha deciso di risolvere la questione meridionale con l’emigrazione. Il ritardo si accumula in tutte le branche, dal manifatturiero alla logistica. Mentre ormai il Mezzogiorno è superato da tutti i territori mediterranei ed ha un reddito procapite che lo avvicina alla Romania. Quale possa essere il colpo di reni che lo faccia uscire dalla crisi è difficile da dirsi, certamente il federalismo non potrà che peggiorare la situazione, una scarica da 2 mila volt forse come diceva Ceronetti, che vuol dire camminare con i propri piedi a rischio di perdersi”.

“Oggi ci si chiede – dice Alessandro La Monica presidente del Diste Consulting- se l’opera di Garibaldi è stata positiva per il Mezzogiorno. Sta di certo che, come emerge pesantemente anche da quest’ultimo rapporto sull’economia meridionale, a 150 anni dall’unione d’Italia quella meridionale continua a essere una questione che deve essere affrontata in maniera adeguata. L’economia del Mezzogiorno nel periodo 2002/2009 è arretrata ad un ritmo annuo dello 0,5% mentre nell’area centro settentrionale si è registrata una crescita media dello 0,1%. Il tasso di disoccupazione nello stesso arco temporale è stato nel Mezzogiorno circa il doppio di quello del centro nord. La mancanza d’infrastrutture, l’incapacità di attrarre investimenti dall’esterno dell’area una politica economica incapace di incidere sulle reali esigenze del territorio hanno portato il Mezzogiorno ad un gap di sviluppo che sembra ormai strutturale e inimmaginabile da colmare.”

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di Redazione
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