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Crolla il mito dello Stato-mamma

Solo l'11% di laureati trova posto nelle istituzioni statali

Per Almalaurea la colpa è di chi non punta sul merito

Solo l'11% di laureati trova posto nelle istituzioni statali
21/07/2013, 19:44

Roma – I vecchi saggi erano soliti consigliare ai loro figli di trovarsi un impiego nello Stato, perché “o pane do Stato nisciuno to leva”. Forse è sulla base di questi consigli che dagli anni 60 fino ai 90, il tasso di occupati in enti e istituzioni statali ha avuto un gigantesco boom, tale da non lasciare oggi che un breve margine di possibilità per i giovani laureati di trovare posto nelle amministrazioni pubbliche. Infatti solo l'11% dei 'dottori' con laurea specialistica, oltre il triennio, a un anno dal conseguimento del titolo di studio lavorano nella pubblica amministrazione. A fronte dell'83,5% che operano nel privato, cui va aggiunto il restante 5,5% occupato nel non profit. Questi dati, presentati da Almalaurea, secondo Anief-Confedir hanno un doppio significato: "innanzitutto che non bisogna piu' illudere i giovani, spiegandogli che lavorare nello Stato e' un risultato raggiungibile da pochi eletti; in secondo luogo che la crisi economica, nazionale e internazionale, complice l'inerzia dei Governi italiani, ha svuotato le casse pubbliche". Inoltre vacilla anche il mito del posto fisso: sempre a un anno dalla laurea, sono piu' i precari dello Stato (39%) rispetto a quelli che operano nel privato (28%). Un dato, quello della lunga precarieta' cui sono condannati i nostri 'colletti bianchi', su cui pesano tanto le decine di migliaia di supplenti della scuola non immessi in ruolo malgrado la presenza di posti liberi e precisi raccomandazioni Ue sulla stabilizzazione del personale che ha prestato servizio per oltre 36 mesi. Ma non finisce qui. Perche' a cinque anni dal termine degli studi accademici il gap tra privato e Stato diventa ancora maggiore: il lavoro stabile riguarda il 71% dei laureati occupati nel privato e appena il 34% dei colleghi del pubblico impiego. Inoltre, in entrambi i casi gli stipendi sono miseri: in media attorno ai 1.200 euro lordi (con un +3% nel pubblico rispetto al privato). "Si tratta di dati lavorativamente drammatici - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir - perche' significa che i nostri governanti rinunciano alle alte professionalita'. Facendo arretrare il Paese di centinaia di anni". Continua Pacifico: "Perche' mentre al tempo di Federico II l'Universita' serviva per formare giustizieri e giudici del Regno delle due Sicilie, oggi lo Stato abbandona al loro destino i giovani che hanno puntato nell'alta formazione: invece di assumerli in base al merito, chiude la porta ai concorsi perche' non c'e' piu' posto. Anche perche' negli ultimi 10 anni proprio nella pubblica amministrazione ne sono stati cancellati ben 360mila. E chi va in pensione, quando ci riesce, non viene piu' sostituito".

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di Felice Massimo de Falco
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