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Il presidente di Confindustria all'assemblea di industriali

Squinzi: "Bisogna dare subito credito alle imprese"

"Stop all'emorragia. Oltre 2,5 milioni di senza lavoro"

Squinzi: 'Bisogna dare subito credito alle imprese'
24/05/2012, 12:05

ROMA - Il nuovo presidente di Confindustria Giorgio Squinzi approva la riforma del mercato del lavoro, ma è tiepido nel giudizio. "E' una riforma che modifica il sistema in più punti, ma, a nostro giudizio, non sempre in modo convincente - osserva Squinzi nella sua prima assemblea annuale degli industriali -. Occorre un impegno serio, determinato, continuo per ridurre la spesa pubblica. Non possiamo accontentarci di una spending review che sia solo una bella analisi dei tagli possibili. Servono tagli veri". Il neopresidente di Confindustria rileva che la riforma "appare meno utile alla competitività del Paese e delle imprese di quanto avremmo voluto", ma avverte che non è tempo di tergiversare, occorre dare "subito credito alle imprese. La carenza e i costi del credito sono il nodo più urgente da sciogliere perché sta soffocando il tessuto produttivo". E qui Squinzi si rivolge direttamente al ministro per lo Sviluppo Corrado Passera e al viceministro Vittorio Grilli sottolineando che "sono stati da poco portati a conclusione importanti provvedimenti di legge e accordi con il sistema bancario. Ora vanno attuati, con convinzione e determinazione. Bisogna far sì che le banche diano attuazione concreta alla moratoria concordata nel febbraio scorso, non ché al protocollo sottoscritto martedì. I fondi ottenuti a tassi di favore dalla Bce devono finanziare gli investimenti e dare liquidità alle imprese a fronte dei ritardati pagamenti della pubblica amministrazione".
Ripartire dalle imprese per accendere il motore dello sviluppo e arrestare la crisi occupazionale sono due facce della stessa medaglia per il presidente di Confindustria. "Lo sgomento attraversa il Paese - spiega Squinzi -, dobbiamo ridare speranza alla gente. Il nostro primo compito è arrestare l'emorragia e restituire fiducia, un'emorragia che si misura con oltre 2,5 milioni di persone che non trovano lavoro. Se non apriamo ai giovani nuove possibilità di occupazione e di vita dignitosa, nuove opportunità di affermazione sociale, la partita del futuro è persa non solo per loro, ma per tutti, per l'Italia. La bassa crescita nel nostro Paese è determinata soprattutto dalla difficoltà di fare impresa. Dobbiamo rimuovere questa difficoltà e risolvere il problema dell'eccesso di finanza e del suo distacco dall'economia reale. La finanza deve tornare a supportare l'impresa nello sviluppo economico. Il fisco invece in Italia diventa una zavorra intollerabile che si aggiunge ad altre zavorre con una pressione fiscale reale complessiva al 68,5% contro il 52,8% in Svezia, il 46,7% in Germania, il 37,3% nel Regno Unito".

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di Emanuele De Lucia
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