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Il ministro:"Sull'austerity rileggere Berlinguer"

Tremonti: "Ripresa incerta, discontinua e non omogenea"


Tremonti: 'Ripresa incerta, discontinua e non omogenea'
25/08/2010, 21:08

RIMINI - "Con la globalizzazione siamo passati dall'età della certezza a quella dell'incertezza, dal G7 al G20". Sono queste le prime dichiarazioni di Giulio Tremonti a Rimini, durante il meeting di Comunione e Liberazione.
In incipit, il ministro, aveva infatti sottolinato le caratteristiche di incertezza, disomogeneità e discontinuità della ripresa. Caratteristiche che, come intuibile, sono simili a quelle della stessa crisi; rea di aver preso in contropiede moltissimi esperti "con la sua comparsa improvvisa".
Come riporta anche il Sole 24 ore, dunque, Tremonti ha precisato con convinzione come "il gong della crisi abbia segnato la fine del mondo coloniale: prima potevamo vendere le merci come volevamo, ma oggi non è così, adesso tutto è competitivo, tutto è piano, tutto è simmetrico". Un'incertezza spigolosa dei mercati, dunque, che diviene, paradossalmente e contemporaneamente, anche "piana e simmetrica".
Tremonti ha poi difeso a spada tratta praticamente ogni intervento socio-economico del governo; dalla riforma scolastico-universitaria alla politica utilizzata per la gestione delle emergenze, la sicurezza e le grandi opere. In tema di riforme, tanto per non perdere l'abitudine, anche il ministro dell'Economia ha voluto sottolineare la necessità di "riaprire il cantiere dello sviluppo" oramai utilizzato come mausoleo dell'annuncio dai politici che governano l'italia da circa 30 anni a questa parte.
Sul tema della grande riforma fiscale il numero uno dell'Economia ha precisato che l'operazione servirà ad "eliminare i vecchi regimi, semplificare le aliquote e dare spazio solo a tre agevolazioni: famiglia, lavoro e ricerca".

RILEGGETE BERLINGUER
Dopo aver ricordato che "Il politico firma l'assegno ma se è scoperto sono le famiglie che lo pagano", Tremonti ha voluto concludere ricordando l'ex segretario del Pci Enrico Berlinguer e, in particolare, il suo concetto di austerity.
Un tipo di approccio magari un po' datato ma capace "di un ragionamento sulle responsabilità nelle politiche di bilancio che può costituire una base politica di riduzione per i prossimi anni in tutta la UE". In ultimo il ministro ha parlato brevemente del lavoro e della gestione di quest'ultimo da parte del governo;  obbligato a  "continuare la politica di combinazione tra capitale e lavoro avviata, da sviluppare non con la partecipazione dei lavoratori alla gestione, ma con una remunerazione calcolata sugli utili delle imprese".
Tutto ciò perchè, semplicemente quanto pericolosamente, "troppi diritti in fabbrica, mandano via le imprese". Per tale motivo, secondo Tremonti "Non è il mondo che si può adeguare all'Europa ma è l'Europa che si deve adeguare al mondo".
Un modo nemmeno poi tanto diretto per dire che, i lavoratori italiani, dovranno rassegnarsi a vedere i loro diritti sempre più simili a quelli di cinesi, ucraini, polacchi e paesi del terzo mondo? La politica tremontiana di cosa parla? Cosa auspica? Un ritorno allo sfruttamento degli operai in cui si torna a lavorare 13 ore al giorno per 500 euro al mese (lordi?). Come mai in paesi come Germania e Francia (che pure fanno parte dell'Europa) nessuno si azzarderebbe a fare discorsi simili agli impiegati del settore pubblico e privato?
E' evidente, infatti, che tutti i più grandi gruppi industriali italiani si stiano unendo nel ricatto della delocalizzazione; pretendendo un ritorno lento ma inesorabile dei lavoratori a modalità di impiego più vicine allo sfruttamento che allo "sviluppo". E' altrettanto evidente, in ultimo, che il modello capitalista sta mostrando tutte le proprie falle visto che, prima o poi, anche gli operai del secondo e terzo mondo comprenderanno il significato della definizione "dignità del lavoratore" e cominceranno a chiedersi come mai, i loro datori di lavoro, hanno stipendi cento, mille volte più elevati dei loro.
A quel punto, non essendoci più posti disponibili dove poter "localizzare" la manopera schiavizzando le popolazioni, anche i megamiliardari che abitano il pianeta dovranno rendersi conto, nell'ostinato desiderio del tutto, finiranno con lo stringere tra le mani il resto di niente.

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di Germano Milite
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