Economia e finanza / Economia

Commenta Stampa

Anche in Europa

Tremonti sulla crisi:"Responsabilità di banche e finanza privata"

Il ministro: basta con demonizzazione del debito pubblico

Tremonti sulla crisi:'Responsabilità di banche e finanza privata'
18/01/2011, 18:01

Considerando i precedenti e la posizione ufficiale della BCE, le dichiarazioni di Giulio Tremonti riguardo le reali e più profonde ragioni della crisi, possono essere definite senza troppe remore come quasi rivoluzionarie.
Il ministro dell'economia italiano, infatti, per la prima volta parla chiaramente delle responsabilità considerevoli che le banche e la finanza privata hanno avuto nella nascita e nello sviluppo endemico della crisi globale. Non più solo la "demonizzazione del debito pubblico", dunque, caratterizza il dibattito sugli squilibri sempre più evidenti e sempre meno negabili del sistema capitalista.
"L’attuale crisi - sottolinea infatti il ministro al termine della riunione dell’Ecofin - non è solo una crisi dei debiti pubblici ma anche della finanza privata, delle banche. Pensare che sia solo una questione di debiti pubblici sarebbe un errore. Per l'Italia la disciplina fiscale è fondamentale - osserva - ma vogliamo anche più controlli sulla solidità della finanza privata e delle banche. Questo è l'approccio giusto, la via maestra".
Per il ministro, quindi, la sofferenza economico-finanziaria mondiale "ha una doppia natura, pubblica e privata" e, per tale non trascurabile ragione, "negare che la crisi derivi anche dalla finanza privata è negare un pezzo della realtà. E proprio non considerare questo lato oscuro ci ha portato alla situazione che stiamo vivendo".
Subito dopo, inoltre, arriva il riferimento preciso al tracollo dell'Irlanda ed alle pesanti ed inconfutabili responsabilità delle speculazioni messe in atto dalla finanza privata. Non c'è alcuna citazione diretta del signoraggio bancario, certo, ma che un ministro dell'Economia si dica stanco di veder addossata "tutta la colpa ai governi" ed ammetta pubblicamente la necessità di regolamentare in maniera più stringente il mercato finanziario privato, è un passo avanti importante che lascia un barlume di speranza riguardo la modifica di alcune leggi di mercato che regalano decisamente troppo spazio a speculatori senza scrupoli ed usurali legalizzati.
La portata potenzialmente epocale dell'ammissione-denuncia tremontiana, dunque, può sintetizzarsi nel seguente concetto: nel 2011 è inaccettabile continuare a farsi ossessionare dal debito pubblico come unica causa della crisi economica. Al contrario, infatti, i primi responsabili della povertà dilagante e del crollo economico di stati come l'Irlanda e la Grecia, sono le banche e l'usuraia legalizzata conosciuta con il nome di finanza privata.
Ora però occorre fare in modo che dalla consapevolezza "ufficializzata" si passi ad un'azione rapida, capillare, coraggiosa e decisa per correggere squilibri e reati non più sopportabili.

Commenta Stampa
di Germano Milite
Riproduzione riservata ©