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Il ministro: Europa ci imiti,da noi famiglie poco indebitate

Tremonti:"All'origine della crisi ci sono le banche"

Analisi dell'economia globale al G20 di Parigi

Tremonti:'All'origine della crisi ci sono le banche'
20/02/2011, 11:02

PARIGI - Durante il primo G20 a presidenza francese, i temi affrontati dai grandi del mondo sono stati diversi ma, il più importante per il nostro paese, riguarda sicuramente quello trattato tra i paesi ricchi del blocco occidentale e la Cina.
In particolare, si è discusso sugli indicatori di squilibrio globale e sulle scelte di gestione economico-finanziaria del debito pubblico e di quello privato. In tal senso, confermando una linea di politica economica tesa a tenere in grande considerazione il debito privato più che quello pubblico, Giulio Tremonti ha osservato:"Nei mesi scorsi c’è stata la tendenza a considerare più importante la finanza pubblica che quella privata, come se tutte le colpe fossero dei governi e le virtù delle banche e della finanza".
Subito dopo, il ministro dell'Economia ha riscontrato che "è passata la linea di tenere tutto insieme: è quella che sosteniamo e che vogliamo passi anche in Europa". Non è un caso che l'Italia, tra i paesi ricchi con il più alto debito pubblico da dover sopportare, sia decisa a ribaltare il modello che vorrebbero imporre Francia e Germani. Un modello che prevede sanzioni rigorose e pesanti che considerino in prevalenza i conti pubblici dei vari stati della  zona euro; ignorando quasi del tutto i bilanci delle famiglie e degli enti privati.
Da questo punto di vista Tremonti è stato però molto chiaro: l'asse franco-tedesco deciso a punire i paesi che soffrono di alto debito pubblico, non tiene conto che "all’origine della crisi ci sono le banche" che, in innumerevoli volte, hanno trovato la salvezza scaricando i propri debiti (ed i propri ladrocini legalizzati) "sulle spalle dei bilanci pubblici". Del resto, come ricorda anche La Stampa, proprio nei giorni scorsi è stato deciso di devolvere un altro enorme prestito di emergenza alla Banca centrale europea.
L'ammontare della cifra è esorbitante ed allaramente: 16 miliardi di euro. Il sospetto di operazioni finanziarie poco trasparenti ed ancora una volta condotte ad esclusivo danno di cittadini e consumatori è dato poi dal fatto che, anche in questo caso, è difficile risalire ai nomi delle banche che hanno usufruito di tale, dispendiossisima ancora di salvataggio. Per Reuters si tratterebbe della Anglo Irish Bank e della Irish Nationwide Building Society ma a tal riguardo non ci sono conferme.
Confuso lo stesso Tremonti:"Non so bene cosa sia successo alla Bce" ma è palese il fatto che "ci troviamo ancora in terra incognita". Su un aspetto il ministro si dimostra però certo:"Quel che sta accadendo è un problema che riguarda le banche europee, non quelle italiane, e tutto questo con i bilanci pubblici ha poco a che spartire".

QUESTIONE SPECULAZIONE
Il titolare italiano dell'Economia ai G20 ha però voluto parlare anche della speculazione sui prezzi:"Due anni fa ci dissero che la speculazione non esiste. Conservo ancora un rapporto dell'epoca del Fondo monetario. - ha osservato -Benché le cause siano profonde il motore della rivolta è stato quello del pane". Il rischio, quindi, riguarda ciò che in buona parte si sta già verificando e cioè "effetti a cascata in Nord Africa" che possono portare a ripercussioni addirittura peggiori "della guerra del Kippur".
Per questa e diverse altre ragioni, sottolinea polemicamente Tremonti:"L'approccio europeo non può essere quello primitivo di esportare la democrazia come se fosse un McDonald’s". Del resto, ha osservato in conclusione d'intervento il ministro italiano, fino a qualche decade fa il mondo era retto dai G7; oggi, invece, esiste il vertice dei G20 "nel quale sono rappresentate anche forme di governo diverse dalla democrazia". La domanda da farsi a questo punto è una soltato: quanto i poveri del mondo non solo orientale ma anche occidentale saranno disposti a farsi derubare dalle banche e dall'iper speculativa finanza globale? La risposta non arriverà dai posteri visto che è già percepibile con chiarezza da Nord Africa e Medioriente. 
Anche in paesi "ricchi" come l'Italia, l'aumento perpetuo di tasse e prezzi dei beni di prima necessità allegato ad una stagnazione ed in molti casi ad un decremento degli stipendi e del potere d'acquisto, non potranno garantire la calma sociale per sempre. Tremonti lo sa, i suoi colleghi francesi e tedeschi per ora fanno finta che il problema non esista ma, molto presto, dovranno fare i conti con gli squilibri sempre più grandi di un sistema sull'orlo del collasso.  

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di Germano Milite
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