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Turismo congressuale in crisi, Rimini batte Napoli


Turismo congressuale in crisi, Rimini batte Napoli
03/12/2009, 16:12


NAPOLI - La crisi economica colpisce anche il settore della Meeting industry campana e provoca, per la prima volta, negli ultimi anni, la fuoriuscita a sorpresa di Napoli dalla classifica dell’Osservatorio congressuale italiano, realizzata dall’Università di Bologna, in favore della new-entry: Rimini. Un risultato che rischia di penalizzare fortemente le aziende e i lavoratori del comparto, costretti a pagare in termini di fatturato e di performance l’immagine negativa del capoluogo legata all’emergenza rifiuti e al dilagare della criminalità, organizzata e non. Il motivo, secondo Roberta Siciliano, professoressa ordinaria all'Università di Napoli Federico II è da rintracciare "nella miopia delle istituzioni. Rimini – dice - è diventata un punto di riferimento per il turismo congressuale, nonostante sia un territorio che non ha molto da offrire rispetto a Napoli. La domanda congressuale - prosegue Siciliano - dipende in maniera più che proporzionale dal Pil, pertanto se avessimo a disposizione un osservatorio regionale, potremmo prevedere quando ci sarà la ripresa economica e la conseguente ripresa della meeting industry. Al momento tutti gli studi che ci erano stati commissionati sono fermi al palo, per via dell’inoperosità delle istituzioni e dei passaggi di poltrone di comando".
“In occasione della Borsa del turismo congressuale di Roma il ministro del Turismo, Michela Vittoria Brambilla, ha annunciato l’istituzione del Convention Bureau nazionale, che sarà realizzato entro la fine dell’anno.
Si tratta di un progetto che non vogliamo perdere e che, soprattutto, intendiamo importare a livello regionale, per creare una piattaforma di confronto e di promozione delle realtà locali. Il nostro intento è cementare tutte le forze in campo per uscire dalla crisi. La prima iniziativa che organizzeremo, infatti, sarà quella di raccogliere tutti i dati che potrebbero fornirci le associazioni di settore come Confturismo, Federturismo, Federalberghi, gli Enti, le Università e affini per fornire una visione più omogenea per la regione Campania”, hanno dichiarato i delegati di Federcongressi Campania, Sergio Moscati di Concerto Srl; Gian Mario Russo della S.E.A. Spa Hilton Sorrento Palace; Mario Alovisi di Royal Group Hotels & Resorts; Alessandra Saioni di Effe Erre congressi e Antonino Russo del Crowne Plaza Stabiae Sorrento Coast.
Al Convention bureau campano stava già pensando anche Raffaele Cercola, presidente della Mostra d’Oltremare, e il panel tecnico organizzato dalla delegazione campana di Federcongressi presso l’hotel Cronw Plaza di Caserta è risultato essere utile proprio per il confronto tra tutte le forze in campo. "Stiamo portando avanti il progetto che prevede di allestire all'interno della Mostra un parco congressi composto da due alberghi, due centri congressi, una struttura espositiva, un'area sportiva, due teatri e un ristorante - spiega Cercola - Ci auguriamo che tutto sia pronto per il Forum delle Culture del 2013”. Per quanto riguarda il centro congressi, uno di 1400 posti è già in costruzione e insieme al ristorante sono finanziati al 50 per cento dalla Regione e per l'altro 50 dalla Mostra. Invece, la struttura di 5000 posti, è inserita nei progetti da realizzare con i fondi Fes ed è ancora bloccato. La zona espositiva, detta la Torre delle Nazioni, è finanziata totalmente dalla Regione, invece l'albergo di 108 posti sarà realizzato grazie alla Mostra. Per Mario Raffa, assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli – impegnatosi per l’assegnazione alla città partenopea del più importante congresso dell’industria aerospaziale del 2012 - è necessario “mettere in rete le competenze, creare una discontinuità organizzativa e gestionale partendo dalla legalità sostenibile e valorizzare l'artigianato e il commercio di qualità. Solo attraverso un nuovo ed equilibrato rapporto tra questi elementi il turismo può tornare davvero a essere un'industria".
Quanto al rapporto dell’Oci, lo studio rivela che nel primo semestre del
2009 tutti gli indicatori nazionali sono negativi: il numero di eventi si ferma sotto quota 45mila (-3,52%); i partecipanti sono meno di 13 milioni (-9,68%); le giornate di presenza circa 16,5 milioni (-13,58%). Il vertice della classifica dei promotori continua a essere saldamente in mano alle aziende medico-scientifiche. Le più penalizzate sono le associazioni a carattere culturale, sportivo e religioso che in previsione perdono il 47,5% della quota di mercato.

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di Redazione
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