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Nuove sanzioni su conti pubblici, Italia in prima linea

UE: varate riforme contro la crisi, nuovo patto di stabilità

Entrerà in vigore al massimo all'inizio del 2012

UE: varate riforme contro la crisi, nuovo patto di stabilità
28/09/2011, 20:09

STRASBURGO - L'Europa si dota di nuovi strumenti per evitare il ripetersi di casi come quello della Grecia, prevenire altre crisi dei debiti sovrani e avanzare sulla strada della creazione di una vera unione economica. Il Parlamento Ue ha oggi dato il via libera al pacchetto di sei norme (il cosiddetto 'six pack' per la riforma della governance) che rivoluziona il sistema di controllo sullo stato di salute dei conti pubblici nazionali - in particolare il rispetto dei parametri fissati dal Patto di stabilità e crescita per i rapporti deficit-Pil (3%) e debito-Pil (60%) - e introduce nuove, pesanti sanzioni per chi non rispetterà le regole. Due i bracci operativi del pacchetto: il primo rafforza le azioni preventive e correttive destinate ad assicurare la sostenibilità dei bilanci nazionali, il secondo deve ridurre gli squilibri macroeconomici tra i singoli Paesi e promuovere la competitività. Novità che per l'Italia profilano uno scenario caratterizzato da una possibile, lunga serie di manovre pesanti. In base alle nuove regole, i Paesi con un debito superiore al 60% del Pil (l'Italia è al 120%) dovranno rientrare verso la soglia fissata dal Patto di stabilità a un ritmo annuo pari a un ventesimo dell'ammontare della quota del debito eccedente. E se nell'arco di un triennio questa media non sarà stata rispettata, potranno scattare sanzioni pecuniarie fino a una multa pari allo 0,2% del Pil. Prima di emettere la sua 'sentenza di condannà nei confronti di un Paese non in regola, la Commissione dovrà tenere conto dei cosiddetti fattori rilevanti, ad esempio il livello di indebitamento del settore privato che, nel caso italiano, è particolarmente basso e al quale il ministro dell'Economia Giulio Tremonti ha spesso fatto riferimento parlando delle condizioni di salute dei conti pubblici nazionali. L'Italia deve avere il «coraggio di fare le necessarie riforme strutturali e di varare gli interventi per sostenere la crescita», ha osservato il capo della delegazione del Pdl a Strasburgo Mario Mauro. Perchè oggi come oggi lo scenario di una lunga serie di manovre pesanti «non è lontano dalla realtà. L'approvazione del six pack a Strasburgo è arrivata a un anno di distanza dal varo, da parte della Commissione europea, delle sei proposte normative. Ed è stata resa possibili da lunghi e complessi negoziati tra Consiglio, Parlamento e la stessa Commissione che l'incalzare della crisi dei debiti sovrani ha contribuito notevolmente a sbloccare. Quella posta oggi a Strasburgo è una »pietra miliare« nella storia dell'Ue, ha commentato il commissario europeo per gli affari economici e monetari Olli Rehn. Il quale ha sottolineato che, con l'approvazione del six pack, è stata realizzata la più importante riforma istituzionale nel campo della politica economia della storia dell'Unione ed è stata aperta la strada per ulteriori passi in avanti. Sviluppi che dovrebbero portare in parallelo alla nascita di un governo economico Ue - in una forma ancora al centro del dibattito istituzionale - e al lancio degli Eurobond. La luce verde ai sei provvedimenti è stata data dall'Euroassemblea con un'ampia maggioranza. Una parziale dissociazione è giunta dal gruppo dei socialdemocratici (S&D). «Non ci rassegniamo a una fase di lunga recessione», ha detto il vicepresidente del PE Gianni Pittella (Pd). «Non si è avuto il coraggio di inserire una golden rule per gli investimenti pubblici». Il six pack sarà definitivamente adottato senza sorprese dall'Ecofin del 4 ottobre prossimo ed entrerà in vigore al massimo all'inizio del 2012.

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di Valerio Esca
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