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Una proposta per il borgo orefici e l'area del mercato


Una proposta per il borgo orefici e l'area del mercato
02/12/2013, 10:38

La tradizione orafa napoletana ha radici antichissime. Basti pensare a quello straordinario esempio che ci offrono i reperti di Pompei. Lo stesso Borgo Orefici ha una tradizione millenaria. L’arte orafa, in questo antico rione della Napoli storica, risale all'epoca del basso Medioevo e specificamente a Carlo II d'Angio. Ha unaespressione impareggiabile nei beni deltesoro di San Gennaro, una delle più ricche collezioni di gioielli del mondo.
Fu giusta a suo tempo l’intuizione di delocalizzare il comparto creando a Marcianise la cittadella del Tarì. Ma, al di là degli apprezzabili interventi di riqualificazione, da allora non è stato ancora risolto il problema di come ricreare un’identità per il Borgo. Ancora più pressante è l’urgenza di ricreare una funzione per un altro luogo simbolo di Napoli: piazza Mercato, diventata deserto e terra di nessuno, dopo la nascita del Cis di Nola.
Cosa si può fare?
Un progetto c’è ed è portato avanti dalla Cna di Napoli. L’idea è di dare origine a un"Polo dell'artigianato artistico e delle eccellenze". Possono esserne protagonisti gli orafi, i ceramisti, gli stessi pastorai, che hanno bisogno di ulteriori spazi, perché San Gregorio Armeno è troppo angusta e i visitatori non riescono a vedere e comprare.
A questi profili si possono aggiungere i liutai, i sarti, i camiciai e tutte le altre eccellenze, con  laboratori aperti al pubblico. I visitatori potrebbero vedere i maestri artigiani al lavoro, come avviene a Murano. Andrebbe sfruttata la vicinanza del porto. Per i crocieristi e i flussi turistici, in generale, il Polo dell'artigianato artistico e delle eccellenze costituirebbe un elemento di attrazione, trattandosi di un luogo storicorivitalizzato dalla maestria, visibile, a portata di mano, degli artigiani napoletani.  
Una iniziativa del genere richiede sinergia  tra le varie istituzioni. Creare i presupposti per la nascita del polo significherebbe contribuire al rilancio di una componente importante dell’economialocale. Si creerebbero opportunità dioccupazione produttiva, e non assistita, per i nostri giovani, che potrebbero vivere con un lavoro dignitoso e, in molti casi,sottrarsi alla spirale della malavita.
A Napoli vanno sicuramente riscoperte le potenzialità del turismo. Le bellezze naturali ed artistiche della nostra città sono un fattore da valorizzare, una potenziale molla di sviluppo, non adeguatamente utilizzata a tutt’oggi. Ma non va trascurato neppure il nostro artigianato, che con il turismo può integrarsi, con effetti esponenziali per la crescita dell’economia partenopea. (di Giovanni Lepre)

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di Redazione
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