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Il gruppo in bilico tra tedeschi,francesi e Leghisti

Unicredit: la fine dell'era Profumo e l'arrivo della Lega


Unicredit: la fine dell'era Profumo e l'arrivo della Lega
22/09/2010, 17:09

Sulla versione odierna de "La Stampa" on-line si può leggere un articolo molto prezioso e piuttosto arguto che si interroga sugli equilibri "post-Profumo" che investiranno Unicredit. La confusione al momento è innegabilmente e comprensibilmente presente; con le ipotesi di nuova gestione e nuova politica finanziaria che si intrecciano, in maniera possibilista, tra tedeschi, italiani e leghisti.
Del resto, lo stesso Umberto Bossi, ha più volte pubblicamente ribadito la sua intenzione di portare il proprio partito all'interno delle banche italiane. C'è riuscito con la Bpm e, dopo aver già assestato colpi letali all'Unicredit entrando nelle fondazioni bancarie, potrebbe ora tentare l'affondo finale coprendo il buco lasciato da Profumo con un manager dalla cravatta verde. Di certo, colui che ha lasciato, era riuscito tra alti e bassi a ricapitalizzare il gruppo dagli iniziali 1,5 miliardi di euro ad una cifra che toccava i 37. Il tutto condito dalla bella ciliegina rappresentata dalla conquista della Hypovereinsbank. Poi la crisi e risultati poco confortanti che hanno portato, insieme a pressioni politiche di ogni genere, alle dimissioni finali.
A proposito di Hypovereinsbank, l'altro successore molto papabile (e più volte sostenuto dai giornali germanici) è l'austro-tedesco Dieter Rampl; già da qualche tempo in rotta totale con Profumo e presidente proprio del gruppo tedesco. Del resto, già adesso, Rampl ha "ereditato" tutte le deleghe operative del manager italiano. Un manager che ha tentato di imporre la propria indipendenza da ogni gioco politico fin quando ha potuto. Oltre ai tedeschi, che sono presenti in Unicredit anche con quel 2% della compagnia assicurativa Allianz vicepresieduta da Enrico Cucchiani, c'è poi l'unico consigliere libico Ferhat Omar Bengdara.
Il dato di fatto è che Profumo ha provato, tra luci ed ombre, a evitare eccessive ingerenze politiche; rifiutando ad esempio i bond tremontiani e deludendo così le già poco soddisfatte fondazioni. Senza di lui è probabile che Mediobanca (di cui Unicredit è uno dei principali azionisti) potrebbe tentare una manovra di consegna totale a Generali. Manovra che potrebbe avvenire solo con il beneplacito di Silvio Berlusconi e Cesare Geronzi.
Nel trambusto, in ultimo, resta la Banca d'Italia con il suo ruolo tendenzialmente anti-tedesco che resta però ancora ondivago e non ben definito. Pensare ad un nuovo presidente vicino al Carroccio non sembra dunque un azzardo ma, l'unico aspetto che sembra se non certo molto probabile, riguarda la possibilità che Unicredit nel prossimo futuro non agirà più soltanto seguendo le spesso illogiche logiche di mercato ma, al contrario, dovendo dar conto alle sempre poco fruttifere e clientelari logiche politiche.

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di Germano Milite
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