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L'Antitrust: semaforo verde ad alcune condizioni

Universal-Emi, sì alla fusione. Ma addio a Coldplay e Vasco

Il dubbio è che venga a mancare concorrenza

Universal-Emi, sì alla fusione. Ma addio a Coldplay e Vasco
21/09/2012, 21:47

 

Se due colossi si incontrano e scoppia l'amore (per il business), l'ultima parola spetta sempre all'Antitrust. Che benedice l'unione tra Universal ed Emi. A patto che la casa discografica di Abbey Road, in brutte acque da almeno tre anni a questa parte, si impegni a vendere la Emi Recording Limited. Ossia la sezione cui fanno capo Pink Floyd e Coldplay. 
Si tratta di un permesso condizionato: Universal dovrà infatti procedere a svariate cessioni nell'appopriarsi della rivale. Lo rende noto il comunicato della Commissione europea che entra nel dettaglio: "Questa autorizzazione - si legge nel testo - è subordinata alla vendita del marchio Parlophone e di numerosi attivi sulla musica posseduti da Emi in tutto il mondo". 


PERICOLO POSIZIONE DOMINANTE - La preoccupazione di Bruxelles è evitare che si configuri un abuso di posizione dominante in un mercato che fino a oggi era in mano a quattro sigle (Sony e Warner gli altri due giganti di settore) che da dopodomani – a fusione avvenuta - saranno tre. Non è un caso se l'attenzione di Bruxelles si è concentrata proprio sulle cassaforti di casa Emi: la Parlohone è infatti l'etichetta che nel 1962 lanciò i Beatles – non citati espressamente dal piano dismissioni richiesto da Bruxelles - e che oggi ha in catalogo i dischi dei vari Coldplay, Gorillaz, Sigur Ros e Norah Jones. Sarebbe molto difficile garantire la concorrenza se finissero nel portafogli della società (la Universal) che, direttamente o attraverso le proprie controllate, pubblica gente come Rolling Stones, U2, Bob Marley. Tra gli artisti i cui cataloghi dovranno essere ceduti figurano anche i Pink Floyd e i Duran Duran.
A guardare il local market italiano, chi acquista si ritroverà in mano bestsellers come Vasco Rossi e Tiziano Ferro. E non è roba da poco. La quota di mercato che Universal deterrà in Europa dopo la fusione dovrebbe comunque essere "inferiore al 40% in media", ha assicurato il presidente Almunia. Ma il dubbio posizione dominante resta, nelle fette di mercato e nella finanza. 

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