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120 morti e 15 mila feriti: la strage senza fine a Gaza


120 morti e 15 mila feriti: la strage senza fine a Gaza
15/05/2018, 15:58

Ennesimo massacro ieri a Gaza, oltre 50 morti e 2500 feriti. Una enormità per una manifestazione pacifica di gente disarmata. E, come nelle settimane scorse, i giornali hanno cercato di minimizzare: "scontri", "guerra", "palestinesi armati", ecc. Ora, che certe balle le raccontino i giornali israeliani è normale; ma lo è molto meno che le raccontino quelli italiani. Naturalmente, in contemporanea si è lanciata l'offensiva anche su Facebook della "hasbara", la propaganda pro Israele. Del resto, se un governo spende decine di milioni di euro l'anno per una propaganda massiccia su Facebook, qualcosa dovrà pur ottenere, no? 

E così si legge per esempio che i palestinesi erano armati, che vengono pagati da Hamas (o anche da Abu Mazen) per farsi ammazzare perchè entrambi i partiti sono alla ricerca di consenso (come se esistesse una nazione palestinese in cui si svolgono elezioni), che Israele non fa altro che difendere i propri confini dai nemici e via di questo passo. Ovviamente, non ci sarebbe neanche bisogno di smentirle con i fatti, basta usare il cervello. Lasciando stare il fatto delle armi (che comunque nessun Tg o nessun giornale ha mostrato, a parte le fionde, segno che di armi non ce n'erano), il resto sono balel evidenti. Quanti di voi accetterebbero di farsi sparare per diciamo 5000 euro? O anche 10 mila? E quanti di voi apprezzerebbero una persona che ha fatto morire i vostri genitori, i vostri figli o il vostro partner? In quanto ai confini israeliani, è noto che dal 1967, anno in cui l'esercito israeliano invase l'Egitto, arrivando fino al canale di Suez, la zona di Gaza fa parte del territorio israeliano. Se così non fosse, non avrebbero potuto costruire un muro tutto intorno, trasformando quella zona nel più grande campo di concentramento del mondo, con 2 milioni di persone imprigionate lì dentro. 

La realtà è molto più semplice. Abbiamo un Paese, Israele, che sta facendo pulizia etnica. Ma ha deciso di farlo lentamente. Qualche decina di persone uccise qui, qualche decina là, molti feriti, in modo che muoiano lentamente e a distanza l'uno dall'altro. In modo che possono nasconderlo. Facciamo un esempio banale. Ieri a Gaza ci sono stati 52 morti. Oggi però è morta una bambina intossicata dai gas usati dagli israeliani che usano qualcosa di diverso dai gas lacrimogeni per disperdere la folla. Il gas lacrimogeno irrita gli occhi e il naso, per costringere la gente ad andare via. Ma gli israeliani usano un gas tossico, che rende difficile la respirazione. Chi lo inspira, si sente soffocare, perchè il gas impedisce che l'ossigeno venga assorbito dai polmoni. Questo fa sì che si può anche sopravvivere per il momento e morire nei giorni successivi per anossia, cioè mancanza di ossigeno nel sangue. Soprattutto se parliamo di una bambina in una zona dove gli ospedali sono completamente sforniti di medicine, dato che Israele non consente che i camion dell'Onu portino le medicine. Formalmente, i camion dell'Onu scaricano le loro merci (non solo medicinali, ma anche cibo ed altri supporti di prima necessità) all'esterno della striscia di Gaza, in apposite piazzole; poi toccherebbe agli israeliani distribuire quelle merci. Ma gli israeliani si limitano ad aspettare qualche giorno, raccogliere il tutto e buttarlo in qualche discarica nel deserto del Negev. Quindi, come si vede, i morti sono stati 53. E magari domani saranno 54. E magari 60 alla fine della settimana. Ma la notizia è che sono morte 52 persone. 

Naturalmente poi ci sono i feriti. Una parte, come ho detto, sono stati intossicati. Ma molti sono feriti dai soldati israeliani che sparano da lontano con i fucili di precisione. E sono ferite sempre molto gravi. Perchè i soldati usano proiettili "autoespansivi" (qualche volta chiamati anche "proiettili esplosivi"). Sono proiettili che sono sagomati in modo che, al momento dell'impatto, si aprono come i petali di un fiore di metallo e tranciano muscoli, nervi e anche ossa. E non di rado si rompono, spargendo schegge ovunque. Si può ben capire come un proiettile di questo tipo (peraltro proibito dalla Convenzione di Ginevra) faccia sempre danni gravissimi. Se colpisce al petto, trasforma gli organi interni in una specie di carne tritata. E se colpiscono una gamba, l'osso finisce in mille pezzi e il muscolo viene tranciato insieme a tutti i vasi sanguigni. Tradotto: se va bene, chi viene ferito deve essere portato in ospedale per l'amputazione; in caso contrario, lo shock, il dolore e l'emorragia possono uccidere. E in nessuno di questi casi la morte è dolce o piacevole. 

Questa è la realtà dei palestinesi. Si svegliano, non sapendo se una pallottola o la bomba di un aereo o la cannonata di un carro armato li ucciderà. E vanno a dormire non sapendo se si sveglieranno oppure se gli israeliani decideranno di sganciare una bomba sulla loro casa durante la notte. E vivono così da 51 anni, cioè da quando Israele ha invaso la Cisgiordania e l'Egitto nel 1967 durante la Guerra dei Sei Giorni. Noi non siamo in grado di capirlo, nessuno di noi ha mai vissuto una situazione del genere. Ma si sviluppa una sorta di nichilismo, alle persone non importa nulla della propria vita. Per questo non hanno paura di andare davanti a decine di soldati armati di fucili di precisione. In un certo senso, si snetono già morti. Hanno avuto talmente tante volte paura di morire, che ormai si sono abituati. E' quello che succede anche agli africani che vengono in Italia affidandosi ad imbarcazioni sovraffollate e dalla navigazione precaria. Lo fanno perchè tanto nel loro Paese sono già morti. Quindi cosa hanno da perdere?

Del resto, la lotta è impari. Nonostante le incredibili cretinate che scrivono i giornali, sugli arsenali palestinesi con mitra, bombe e missili che non vengono mai usati, la realtà è che i palestinesi hanno ben poche armi. Certo, qualche Kalashnikov (è una delle armi più economiche al mondo, costa meno di una pistola Beretta) ma neanche molti. Anche i razzi Qassam, che i giornali hanno sempre cercato di far passare per armi terribili sono praticamente dei petardi fatti in casa. Come esplosivo usano l'Anfo, una miscela di gasolio e certi fertilizzanti. Ora, l'Anfo è pericoloso quando è usato in decine di chili o centinaia di chili. Per esempio, venne usato per un attentato al World Trade Center (parecchi anni prima dell'11 settembre 2001): usarono oltre 500 Kg. di Anfo nel garage e distrussero praticamente solo un po' di auto e un pezzo di soffitto e poco altro. Ma quando ne usi 2 o 300 grammi, come sulla testata di un Qassam, ci fai ben poco. A meno che non te lo fai esplodere mentre ce l'hai sulla mano, non è in grado di produrre danni. Per questo mettevano una manciata di biglie o anelli di ferro nell'esplosivo, in modo da creare schegge che dessero un minimo di pericolosità. Ma parliamo di qualcosa di molto relativo: una di quelle shegge poteva non superare la "protezione" offerta da un maglione a cinque metri di distanza.

Come si vede, non c'è una pericolosità effettiva dei palestinesi, intesi come popolazione. E' chiaro, ci può essere il singolo o il gruppetto di fanatici, come ci può essere il singolo o il gruppetto di criminali. Ma quello è fisiologico. Il problema è che non si può fare una strage solo per un singolo che sbaglia. Perchè noi qui non abbiamo poliziotti e delinquenti, ma una situazione molto diversa. Che è ignota alla maggioranza delle persone, perchè i giornali non ne parlano mai. Per esempio quanti sanno che il premier Benjamin Netanyahu ha fatto passare una legge che stabilisce che Israele è un Paese ad etnia ebraica? Certo, è solo una affermazione di principio, ma è una affermazione che dice molto. Cioè afferma che ci sono cittadini di serie A che sono gli ebrei; e poi ci sono gli altri che sono cittadini di serie Z. E ci sono realmente leggi di questo genere. Si va dagli autobus di trasporto pubblico riservati agli ebrei alle licenze edilizie negate a chi non è ebreo (e una licenza edilizia serve anche per dare una pittata ai muri in casa), e così via. Insomma, un apartheid in piena regola. Ma non se ne parla. 

Così come non si parla di certe richieste di Netanyahu. Come per esempio la richiesta fatta all'Onu (e respinta) di annettersi le alture del Golan, un altro territorio al confine della Siria conquistato nel 1967. Richiesta che era stata rivolta anche a Barack Obama quando era presidente e che venne respinta. Così come Netanyahu ha chiesto all'Onu che venisse riconosciuta l'annessione della Cisgiordania, a causa della prevalenza di abitanti israeliani; anche questa richiesta è stata respinta. Così come è stata respinta la richiesta di considerare Gerusalemme come città interamente israeliana e capitale di Israele. Infatti è bene ricordare che Gerusalemme non è una città israeliana. Nel 1948 l'Onu decise che la città venisse divisa in due: un terzo della città agli ebrei; i due terzi (che comprendevano anche la Città Vecchia e i luoghi sacri alla cristianità e all'Islam) alla Giordania. Nel 1967 anche Gerusalemme venen conquistata, ma resta una città occupata. Per intenderci, sarebbe come se nel 1944 la Germania avesse spostato la propria capitale a Roma, solo perchè la nostra Capitale era sotto il controllo dell'esercito tedesco. Certo, la differenza è che anche Gerusalemme (come il resto dei territori conquistati) è stata sottoposta a pulizia etnica, per cui oggi i non ebrei sono una minoranza; cosa che a Roma non venne fatto. Ma comunque Gerusalemme resta una città occupata e non una città israeliana. 

Qualcuno obietterà che non è vero, che Israele vuole la pace. In realtà, queste sono solo le dichiarazioni. I fatti dicono una cosa diversa. E la dimostrazione che i fatti dicono una cosa diversa è proprio la cura che Israele mette nel nasconderli. Quale Stato infatti ha un servizio di censura preventiva? Israele lo ha. Quale Stato investe milioni di euro nel creare una super equpe di influencers che sta su Internet per controllare chiunque posti link sfavorevoli ad Israele e controbatterli e segnalarli? E guardate che non lo dico a vanvera. Provate a cercare il mio nome su Google. I primi link che trovate non riguardano miei articoli, ma blog creati per screditarmi in quanto "antisemita". E si sa che "antisemita" è la principale accusa che viene rivolta a chi racconta la verità su Israele. Devo dire la verità: la prima volta che me ne sono accorto, mi sono sentito offeso e risentito. Soprattutto perchè così veniva sminuito il mio lavoro di giornalista, che poi è esattamente quello che vogliono questi signori. Ma poi ho capito che non potevo farci niente: io non sono uno Stato. Non ho milioni di euro da investire per propagandare siti e blog su Facebook con sponsorizzazioni continue. Ho solo me stesso, e quindi mi limito a fare il mio lavoro, che è informare. Poi, chi mi vorrà leggere, sa dove trovarmi...

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di Antonio Rispoli
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