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19 aprile 1943: l'inizio della fine del ghetto di Varsavia


Alcuni ebrei catturati vengono portati via dal ghetto
Alcuni ebrei catturati vengono portati via dal ghetto
19/04/2013, 19:42

Il 19 aprile di 70 anni fa, truppe delle SS, dotate di cannoncini e di un carro armato francese di preda bellica entrano nel ghetto ebraico di Varsavia. Davanti, lo spettacolo è già abbastanza desolante: edifici danneggiati e semidistrutti, senza porte e finestre (le prime utilizzate nelle stufe negli anni precedenti, le seconde distrutte dai bombardamenti russi); molti oggetti vecchi e inutilizzabili in giro, ma nessuna persona in vista. Ma loro si apprestavano a fare di peggio: il loro comandante in capo, Heinrich Himmler, aveva deciso di fare un regalo ad Adolf Hitler, eliminando gli ultimi rimasti in quel ghetto. 
Un ghetto che venne creato nel 1939, subito dopo la conquista della Polonia da parte della Germania. Non era altro che il quartiere ebraico dove, come consuetudine, si era concentrata la comunità ebraica. Bastò chiudere con muri e filo spinato i 14 accessi al quartiere per creare il ghetto ebraico. E una volta entrati, non c'era modo di uscire, se non quando si veniva prelevati per essere portati nei campi di concentramento. Al suo massimo, nel ghetto ci furono 500 mila persone. Tuttavia il sovraffollamento, la scarsa igiene e la scarsa alimentazione (in media chi stava all'interno del ghetto riceveva cibo per meno di 1000 calorie al giorno) provocarono epidemie di tifo ed altre malattie. A questo si aggiunsero i morti per freddo, dato che non arrivava dall'esterno niente da poter bruciare per riscaldarsi.
Nel 1943 erano rimaste meno di 100 mila persone. Quando i 2000 soldati tedeschi entrarono nel ghetto, però, trovarono una parte degli ebrei che si erano muniti di fucili, mitragliatrici e qualche cannoncino. Per cui l'operazione di "pulizia" del ghetto non durò i tre giorni programmati, ma due settimane. I tedeschi dovettero impegnarsi a fondo ed usare gas asfissianti, lanciafiamme e anche i Goliath, piccoli carri armati telecomandati e imbottiti di esplosivo, da far esplodere vicino ai nemici trincerati nei palazzi o dietro le macerie. Alla fine, le cifre ufficiali fuono di 56 mila morti e il resto deportati nei campi di concentramento; ma solo 750 combattenti. Come al solito, però, i dati hanno fonti molto incerte e di affidabilità limitata. 
Quello che è certo sono invece due dati storici. Il primo è che si è trattato del primo caso in cui si è creata una città-prigione (anche se in questo caso era solo un quartiere di una città). Mentre normalmente si portavano (e si portano) le persone in carcere, in quel caso si trasformò il luogo dove loro vivevano in un carcere. Un esempio che poi è stato adottato in seguito da altri Paesi. A cominciare da Israele, che ha fatto lo stesso con i palestinesi a Gaza, chiusi in una immensa prigione di 320 Km. quadrati. Ma anche a Gaza, come a Varsavia, la zona è delimitata da un muro e- una curiosa coincidenza - entrambi i ghetti (quello di Varsavia e Gaza) hanno 14 accessi. Tutti chiusi. La differenza è che gli ebrei a Varsavia erano chiusi senza possibilità di uscita, mentre i palestiensi, sia pure a fatica, riescono ad avere cibo e acqua tramite Hamas, che se li procura in Egitto e li fa passare nelle gallerie scavate sotto il confine con l'Egitto, l'unico accesso scarsamente controllato.
La seconda cosa interessante, almeno per chi ama la storia bellica, è che si è confermata anche in questo caso la regola che, quando si attacca un nemico fortificato, c'è bisogno di uno spiegamento di forze nettamente superiore. Non è come nei film, dove si spara una cannonata e crolla un edificio. Anzi, gli edifici possono resistere anche a parecchie bombe, se costruiti in cemento. E in questi casi l'attaccante deve mandare i soldati a combattere quasi corpo a corpo con i difensori, una situazione che favorisce chi sta in difesa. 
Questo episodio non è da confondere con la cosiddetta "rivolta di Varsavia", che avvenne nel 1944. Ma in quel caso furono i combattenti polacchi, armati dai russi, che attaccarono l'esercito tedesco ormai quasi in rotta, per cercare di liberare la Polonia prima che arrivassero i russi. L'azione andò avanti dal primo agosto al 2 ottobre del 1944, ma fallì miseramente. Stalin non condivideva le idee dei polacchi e quindi smise di rifornirli, lasciando i polacchi con i mitra a combattere contro i carri armati. 

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di Antonio Rispoli
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