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Abolizione della legge Fini-Giovanardi. Cosa cambia?


Abolizione della legge Fini-Giovanardi. Cosa cambia?
13/02/2014, 14:56

Ieri, con poca sorpresa, la Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la legge Fini-Giovanardi che modificava la precedente legge Iervolino-Vassalli. Le modifiche sostanzialmente sono due principali: innanzitutto, non esiste più il concetto di modica quantità, esistente nella legge precedente, per cui si aveva una pena sensibilmente più bassa; e poi venivano equiparate le pene indipendentemente dal fatto se si trattasse di marijuana o di cocaina. Anzi, le soglie di esenzione stabilite per poter parlare di "detenzione ai fini di spaccio" erano state tarate in modo che si restasse impuniti avendo un certo numero di dosi di cocaina, ma si venisse puniti avendo lo stesso numero di spinelli. 

Perchè la legge è incostituzionale? Sostanzialmente per come la legge è stata adottata. Infatti, si tratta di un articolo del decreto legge avente ad oggetto il finanziamento delle Olimpiadi invernali tenute a Torino nel 2006. Durante il percorso in Parlamento, l'allora maggioranza - formata da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord ed Udc - inserì come emendamento questa modifica della legge per punire lo spaccio e la detenzione di droga. Tecnicamente si chiama "estraneità di argomento" ed in pratica significa che non si possono trattare nella stessa legge pere e mele: si fanno due leggi diverse. 

Quindi cosa cambia? Che con la Giovanardi-Fini la condanna, anche per lo spaccio di uno spinello, partiva da 6 anni di reclusione per arrivare ai 20 anni per chi faceva traffico internazionale di grandi quantità di stupefacenti. Con il ritorno alla Iervolino-Vassalli, si deve valutare di che quantità parliamo e di che tipo di droga. Se si tratta di una modica quantità o di una droga "leggera" come la marijuana, la condanna va da 1 a 6 anni di reclusione; se si tratta di grandi quantità di droga, la pena va da 8 a 20 anni di reclusione. Inoltre, non c'è la punibilità per chi ha una quantità di droga per uso personale. E il concetto di "uso personale" - dopo un referendum e diverse sentenze della Corte Costituzionale - è alquanto elastico. Infatti è considerato non punibile anche il possesso di una quantità di droga sufficiente per diversi giorni, se il costo è nelle disponibilità economiche dell'individuo. Quindi dipende molto dalla situazione personale dell'imputato, se viene usata la prima o la seconda possibilità o se addirittura non c'è alcun processo. Ricordo vagamente il caso di una persona famosa (una attrice italiana, mi sembra di ricordare) sorpresa con in casa diverse decine di grammi di cocaina, che venne assolta in quanto fu ritenuto credibile il fatto che li avesse acquistati per uso personale, dato che i soldi non le mancavano. 

Ma la novità non riguarda chi è stato condannato. Per costoro, c'è da scontera l'intera pena subita con la Fini-Giovanardi. Può sembrare ingiusto, ma è il principio base del diritto: ciò che è fatto, non può essere disfatto da una legge successiva. Se c'è una condanna definitiva, passata in giudicato, non può essere rimesso in discussione dalla cancellazione della legge. Ma almeno si eviterà di continuare con pene spropositate, rispetto al reato commesso. 

Ma cambia anche un altro punto. Mentre la Fini-Giovanardi vietava categoricamente l'uso delle sostanze stupefacenti, la Jervolino-Vassalli, concede una possibilità. Infatti, all'articolo 72, secondo comma, dice: "E' consentito l'uso terapeutico di preparati medicinali a base di sostanze stupefacenti o psicotrope (...) debitamente prescritti secondo le necessità di cura in relazione alle particolari condizioni patologiche del soggetto". Tradotto, per coloro che ritengono di trarre giovamento da preparati a base di cannabis, basta avere la ricetta medica e non ci sono problemi legali. E visto che negli ultimi tempi si è diffusa la mezza favola che la cannabis fa bene in caso di chemioterapia (cosa vera, ma ci sono molti farmaci che sono più efficaci della cannabis e con meno effetti collaterali), queste persone non dovranno rischiare la galera, per ottenere questi presidi medici. 

Appare quasi superfluo aggiungere le critiche apparse sulla stampa. Sono argomentazioni deboli se non pretestuose. Il fatto che la legge possa ridurre l'uso di sostanze stupefacenti solo se estremamente severa, è una bufala smentita da tutti, persino dall'Onu. Se così fosse, negli Usa - che è il Paese occidentale dove la legge è più severa in assoluto contro la droga - non circolerebbe neanche un grammo di droga. In realtà, l'individuo che assume droga obbedisce sostanzialmente alla necessità di creare un vuoto. Può essere un vuoto di affetti, per esempio, come succede col ragazzo ricco con i genitori che pensano di aver fattio il loro dovere riempiendo il figlio di regali; può essere un vuoto di personalità, quando c'è la persona che si sente inadeguata a sostenere le sfide della vita, magari perchè ha un obiettivo irraggiungibile, come quelli che propone la Tv. Oppure altre cose del genere, poi si varia da individuo ad individuo. 

E questi vuoti vengono riempiti con la droga. Ovviamente con risultati pessimi, dato che le sostanze stupefacenti non risolvono i problemi. Quindi è giusto punire lo spaccio, ma è ancora più giusto creare una rete che eviti all'individuo di cadere in quella trappola. Una cosa che mi ha impressionato è la semplicità del problema rappresentata in uno spettacolo di Daniele Luttazzi. "Vuoi la droga?". "No". Problema finito. In fondo è semplice. Il punto è far capire a tutti i ragazzi l'importanza di dire quel no. Sia ben chiaro, non intendo fare il santarellino. Al liceo mi è capitato di vedere diversi miei coetanei che in discoteca prendevano l'ecstasy o che sparivano in bagno per tornare più "esaltati" di prima (segno che avevano sniffato cocaina), ma io quel no l'ho sempre detto. Per motivi che forse qualcuno può definire ideologici, ma io ho sempre rifiutato di sballarmi artificialmente. Sono sempre stato dell'idea che lo sballo è tale se lo vivi, non se ti imbottisci di droga ed alcool fino a non capire cosa succede intorno a te. 

Naturalmente, non voglio convincere nessuno. Sarei uno sciocco a pensare che quattro righe possano far cambiare idea alle persone. Ma una cosa è certa: con la Jervolino-Vassalli è aperta la strada, se lo Stato userà risorse e personale, per creare quella rete di cui parlavo prima, per aiutare i tossicodipenenti. Con la Fini-Giovanardi invece nulla del genere: quella era una legge solo sanzionatoria, dove non c'erano nè recupero del tossicodipendente, nè alternative alla galera. 

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di Antonio Rispoli
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