Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Abolizione dell'Ordine dei giornalisti: perchè M5S li odia tanto?


Abolizione dell'Ordine dei giornalisti: perchè M5S li odia tanto?
26/09/2018, 15:51

Sin dalla sua nascita, il Movimento 5 Stelle ha mostrato un odio notevole verso i giornalisti. Una delle prime raccolte firme che fecero fu per l'abolizione dell'Ordine. E Beppe Grillo ha sempre riempito di insulti i giornalisti. Ora che è al governo, il Movimento 5 Stelle ripresenta la legge per abolire l'Ordine dei Giornalisti. Ma come mai tanto odio verso i giornalisti? 

Premettiamo una cosa: da giornalista, sono il primo a ritenere che l'Ordine dovrebbe essere modificato. Ormai siamo nell'epoca delle fake news e quindi - anche se l'Ordine non può intervenire sul taglio che ogni giornalista dà ai suoi articoli - bisognerebbe trovare qualcosa che permetta all'Ordine di sanzionare quanto meno chi esagera. E questo è solo un esempio. Ma è chiaro che questo può essere fatto solo da esperti per fare bene. E comunque, l'Ordine serve. In caso contrario, chi tutela le fonti di un giornalista? Se io scrivo un articolo perchè c'è stato qualcuno che si è fidato di me e mi ha confidato i segreti che conosce, confidando nell'anonimato, io come posso tutelare quell'anonimato senza l'Ordine dei giornalisti che mi dà la possibilità di farlo? E' un discorso simile al segreto professionale degli avvocati e dei medici. Chi è che si sognerebbe di togliere il segreto professionale a queste categorie? Chi si sentirebbe sicuro se sapesse che il proprio medico va a dire in giro che malattia ha? O se il proprio avvocato chiacchierasse di quanti reati uno ha commesso? 

Ma allora perchè tanto odio da parte del Movimento 5 Stelle? Beh, la risposta è semplice. La loro propaganda si basa esclusivamente sulle fake news che diffondono sui social network. Fake news in cui i lettori cascano tranquillamente, dato che sono istigazioni all'odio contro il Pd in particolar modo, ma che un giornalista può smascherare molto facilmente. Basta guardare a quello che è successo nelle ultime 24 ore. Il governo ha detto che il decreto del Ponte Morandi era bloccato per colpa della Ragioneria dello Stato, perchè sono tecnici messi lì dal Pd e da Forza Italia per mettere i bastoni nelle ruote al Movimento 5 Stelle che sta agendo contro i poteri forti che vogliono sottomettere l'Italia attraverso il Pd. E invece dei giornalisti hanno smascherato la bufala, rivelando che in realtà il decreto è stato presentato in Ragioneria senza indicazione dei costi e delle coperture, lasciando in bianco tutte le voci contabili. Ed è chiaro che la Ragioneria non può dare l'OK ad un provvedimento così incompleto, dato che il suo compito è proprio di controllare che costi e coperture siano tecnicamente corrette. 

Altro esempio recente è la bufala sulla ex presidente della Camera Laura Boldrini. Hanno diffuso la bufala che ha una scorta di 27 poliziotti del costo di un milione di euro, mentre un altro milione di euro costa la scorta per il compagno e il figlio. Inoltre hanno detto che avrebbe costretto un disabile a cambiare posto, per averlo lei, sul volo Roma-Genova dello scorso 16 settembre. Tutte bufale smontate perchè ci sono stati giornalisti che hanno verificato che la Boldrini ha usufruito della normale scorta che spetta ai Presidenti della Camera e del Senato dopo la fine del loro mandato, giornalisti che hanno intervistato la Boldrini, giornalisti che hanno raccolto il comunicato stampa di Alitalia che ha smentito la bufala. Ma senza i giornalisti, chi ci avrebbe pensato? 

In realtà, il Movimento 5 Stelle punta su un concetto di "democrazia diretta" che in realtà è una dittatura: cioè sul contatto "diretto" tra la base e i vertici. "Diretto" è tra virgolette perchè in realtà c'è una squadra di bufalari, di persone che pubblicano storie false sapendo che sono false, in mezzo. Ma il punto è che alla base deve arrivare solo quello che i vertici dicono, senza verifiche e senza intermediazioni. Cioè non ci deve essere il giornalista che fa presente che quella certa cosa è un falso. Luigi Di Maio dice che loro vogliono fare il reddito di cittadinanza e che al Ministero delle Finanze gli stanno mettendo i bastoni tra le ruote? Basta, è finita lì. Non ci deve essere quello che fa presente che i soldi non ci sono. Ha parlato l'esponente del Movimento 5 Stelle e la base deve solo ripetere quella bufala. Ovviamente è anche vietata ogni verifica e ogni ragionamento. 

Per questo una delle prima cose che Gianroberto Casaleggio ha fatto è stato garantirsi "l'amicizia" (definiamola così, ma solo perchè non voglio impelogarmi in una lunga spiegazione con fonti e controfonti su come stiano realmente le cose) sia del Fatto Quotidiano, sia del Corriere della Sera, sia de La7. Ma sono giornali e Tv, quindi ci sono giornalisti. Sì, ma sono giornalisti schierati acriticamente dalla parte del Movimento 5 Stelle. E quindi agiscono nell'interesse del Movimento 5 Stelle. E lo vediamo: tutti i giorni su La7 ci sono esponenti del Movimento 5 Stelle che vanno là e fanno un monologo di mezz'ora o più, con il conduttore (o la conduttrice) che si limita a leggere le domande che gli sono state mandate dalla Casaleggio oppure da Rocco Casalino. E vogliamo parlare dell'ossessione con cui il Fatto Quotidiano ha insistito sull'affare Consip? Era evidente sin dall'inizio che le accuse contro Tiziano Renzi erano meno che evanescenti; e che quelle contro Luca Lotti erano basate su un bel mucchio di aria. Eppure il Fatto Quotidiano ha continuato ad insistere, sempre con l'insinuazione che Matteo Renzi ci potesse entrare in qualche modo, anche solo per la parentela o l'amicizia. 

Ed è su questo doppio binario che funziona la propaganda di M5S: giornalisti "amici" e una struttura di influencers e di haters dal basso, pronti a diffondere qualsiasi bufala. Ma è chiaro che se si eliminano tutti i giornalisti, restano solo influencers ed haters. E la struttura creata nel tempo dalla Casaleggio ha pochi rivali, come "potenza di fuoco" sui social network e come pervasività. Lo si vede guardando i trend topic di Twitter: quasi ogni giorno il Movimento dei 5 Stelle lancia un hashtag e finisce nei TT. Certo, naturalmente usano una serie di trucchetti, sfruttando le caratteristiche di Twitter, ma quelli li usano tutti i professionisti del web. Non è difficile impararli (ci sono società specializzate che fanno corsi per chi vuole imparare) quindi rientrano nella norma. Ma il Movimento 5 Stelle gestisce - direttamente o indirettamente - migliaia o decine di migliaia di profili fake a cui si aggiungono i seguaci che retwittano qualsiasi cosa arrivi dall'alto. Il risultato è la creazione di decine di migliaia di tweet con lo stesso hashtag che il sistema registra come messaggi veri. E quindi porta quel hashtag nel TT. 

Del resto, come ho detto, M5S è una dittatura. Ci sono Davide Casaleggio e Beppe Grillo ai vertici e tutti gli altri in basso. O meglio, sembrano esserci Casaleggio e Grillo ai vertici, perchè non è una diarchia. E le dittature non hanno mai amato i giornalisti. Il nazismo e il fascismo per prima cosa chiusero tutti i giornali ed eliminarono tutti i giornalisti non asserviti. E lo stesso fanno due dittatori moderni come il presidente turco Erdogan e il presidente ungherese Victor Orban: entrambi hanno attaccato per prima cosa i mass media, assoggettandoli al loro controllo. Stessa cosa durante il comunsimo: anche lì i mass media erano assoggettati al controllo del potere politico. E quindi i giornalisti vanno eliminati. 

In realtà, il problema del giornalismo oggi è un altro. Ed è su quello che un governo intelligente dovrebbe intervenire. Il problema è che con i social network tutti sono giornalisti, in un certo senso. Ogni volta che qualcuno posta una notizia, un blog o un post, sta facendo il giornalista, se parla di politica o di cronaca. E ogni volta che condivide una notizia, un blog o un post è come se stampasse e vendesse un giornale con quella notizia. E questo significa che ciascun individuo che apra un account su Twitter o su Facebook o su qualsiasi social network dovrebbe attenersi alle stesse regole di noi giornalisti, a cominciare dalla verifica delle fonti. E' chiaro, non parlo di chi sulle menzogne propagandate via internet ci campa. Quello andrebbe solo processato e poi messo in galera, dal mio punto di vista. Ma per gli altri andrebbe fatto sin dalla scuola un corso per imparare l'uso onesto e corretto dei social network. E questo solo per ridurre la diffusione delle fake news.

E non pensiate che le fake news siano innocue. Non lo sono. Mai. Una serie di fake news sulla Clinton hanno spinto un tizio ad entrare in una pizzera (le fake news dicevano che era un pedofilo amico della Clinton e la CLinton l'aveva salvato dal carcere) e a fare fuoco sui presenti. Per fortuna nessun morto, ma sette persone sono state ferite. E in Italia una serie di fake news che descrivevano un tizio come un pericoloso delinquente gli hanno fatto perdere il posto di lavoro e l'hanno portato in estrema povertà. E questo perchè? Perchè la gente non controlla. E se dopo che ha postato una bufala gli fai notare che è un falso, hanno quella presunzione, quella arroganza, quell'assoluto disprezzo verso tutte le persone di dire: "Io l'ho solo condiviso. Non sono responsabile se è vero o no". Oppure: "Anche se non è vero, è possibile, quindi la lascio". O frasi di questo genere. Un atteggiamento che definire irritante è un eufemismo. 

E invece tutti quanti, ogni singolo utente di Facebook o di Twitter dovrebbe verificare. Cosa del resto facilissima, tramite Google. Basta inserire le parole chiave e vedere quella notizia da dove arriva. Se arriva da un blog del tipo "sotuttoio.com", direi che è il caso di soprassedere. Oppure se è su un sito del tipo "seiunatestadicazzo.com", meglio andare altrove. Sia ben chiaro, qualche volta si trova una notizia vera anche su un blog o un sito sconosciuto, ma è raro. Ed è questo il problema dell'informazione oggi: non c'è più distinzione tra il professionista serio, che fa il proprio lavoro, e il blogger da due soldi che racconta bufale. E il Movimento 5 Stelle vuole aumentare questa confusione eliminando il professionista. Sicchè l'attendibilità di una persona dipende solo dal suo seguito sui social network. E che ci vuole a creare qualche migliaio o decine di migliaia di profili fake che rendano il primo che passa la fonte più attendibile del mondo?

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©