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Arresto per stupro o non arresto? Dipende...


Arresto per stupro o non arresto? Dipende...
25/07/2013, 18:24

Nelle ultime 48 ore una sentenza della Corte Costituzionale ha fatto molto discutere, grazie anche all'insipienza della Tv e dei giornali che hanno presentato visioni distorte della sentenza. 
Ripercorriamo i fatti. Nel 2009, con una delle tante manovre demagogiche che hanno caratterizzato il governo Berlusconi,  si cominciò a puntare l'attenzione dei mass media sugli stupri contro le donne e il governo fece un decreto legge nel quale stabiliva che, in caso di stupro, il giudice dovesse per forza concedere gli arresti cauterali in carcere. 
Fermiamoci un attimo: che significa? Quando si commette un reato, se è un reato grave (e ovviamente lo stupro lo è) e ci sono gravi indizi di colpevolezza, si valuta l'opportunità di tenere sotto controllo l'indiziato. QUesto si può avere se si verifica una delle seguenti tre condizioni: rischio di fuga, rischio di inquinamento delle prove, rischio di reiterazione (cioè di ripetere) il reato. Per esempio, se uno commette uno stupro ed è già sotto processo per un altro stupro, si deciderà di metterlo in galera. E' un periodo breve, che, a seconda del reato, va da 6 mesi a due anni, rinnovabile una sola volta. Ma non è detto che il giudice debba decidere per la galera. Infatti, bisogna ricordarsi che in questa fase parliamo di una persona che non è stata nè processata nè condannata. Quindi la legge impone di scegliere la misura meno afflittiva possibile. CHe possono essere gli arresti domiciliari; oppure la semplice firma in un apposito registro presso la stazione dei Carabinieri o della Polizia, firma che può essere apposta da 3-4 volte al giorno ad una volta la settimana, a seconda della valutazione che fa il giudice. 
Questo è il quadro generale. All'interno di questo quadro, si inserisce la legge del Pdl, che stabilisce che, in sostanza, gli stupratori vanno trattati differentemente dagli altri: o il carcere o niente. Qualcuno dirà: beh, almeno così tutti gli stupratori vengono messi in carcere prima del processo. E invece no. Chi, prima della legge del Pdl sarebbe finito in galera, ci è finito anche dopo la legge; chi invece avrebbe meritato le pene alternative (arresti domiciliari, firma, ecc.), è stato invece rimesso in libertà. Ma chiaramente la legge violava la Costituzione dato che stabiliva regole speciali per chi era sospettato di stupro, ma non per esempio di omicidio, che pure è un reato più grave. Per questo, nel corso degli anni, ci sono stati diversi ricorsi alla Corte Costituzionale e alla Cassazione. La prima ha stabilito nel 2010 che era incostituzionale l'obbligo di carcerazione in caso di stupro; e in questi giorni ha stabilito la stessa cosa per lo stupro di gruppo (che è un reato diverso dallo stupro del singolo). La Cassazione stabilì che doveva essere sempre rispettato il principio dell'autonomia del giudice nell'applicare la legge e che quindi poteva ignorare l'obbligo di carcerazione solo per i reati di stupro. In pratica questo cosa significa? Che chi commette stupro di gruppo non  va in galera, come hanno titolato molti giornali? No. Semplicemente che, nelc aso vengano stabilite misure cautelari prima del processo, possono essere il carcere ma anche no. 
Diverso è quello che succede dopo la condanna. A quel punto, salvo casi assolutamente eccezionali, quando c'è la violenza sessuale, si aprono le porte del carcere. Per quanto tempo? Beh, qui c'è il punto debole. Per lo stupro, si va da 6 a 12 anni, più eventuali aggravanti; la pena aumenta se si tratta di pedofilia o di stupro di gruppo. Ma già solitamente la pena viene ridotta perchè vengono concesse le attenuanti generiche (che vengono concesse praticamente per ogni processo e nel caso degli incensurati sono obbligatorie), che riducono la pena di un terzo. Per esempio, uno che venga condannato a 6 anni di reclusione, con le attenuanti generiche scende a 4; se viene condannato a 9 anni, scende a 6.
Poi ci sono i benefici del carcere. Il primo è che, ogni 2 giorni passati dietro le sbarre, se ne contano 3. Per cui, se uno passa 6 mesi in carcere, gliene contano 9. Poi c'è la legge che prevede che, scontato un terzo della pena, si possono chiedere benefici come la semilibertà, cioè si esce dal carcere di giorno per lavorare e si rientra la sera. E dopo 5 anni di semilibertà, qualsiasi pena si stia scontando, essa sarà cancellata; fosse anche un ergastolo o due. Ed infine, l'affidamento ai servizi sociali: quando restano da scontare meno di 3 anni, si può richiedere questo, che significa uscire dal carcere e lavorare all'esterno. Per questo la pena scontata è effettivamente molto più bassa di quella nominale. Solitamente una condanna a 6 anni significa un anno o due al massimo di carcere. Ma questo prevede la legge, i giudici possono solo applicarla. 

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di Antonio Rispoli
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