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Asia Argento e la vicenda Weinstein


Asia Argento e la vicenda Weinstein
16/10/2017, 15:46

In questi giorni ha fatto molto discutere la denuncia di Asia Argento di essere stata costretta a rapporti sessuali da Harvey Weinstein, un grosso produttore cinematografico statunitense. Denuncia che è stata rafforzata da dichiarazioni di attrici come Gwineth Palthrow, anche loro costrette a sottostare al ricatto del produttore statuitense. 

Assodato che, come ha scritto un utente di Twitter, il maiale è sicuramente un maiale, resta una domanda: le vittime sono veramente vittime? Sia ben chiaro, non intendo laciare accuse contro Asia Argento, contro Gwineth Palthrow o contro nessun'altra. Solo che ho questa domanda che mi ronza da giorni in testa. Perchè da quello che ho letto, non ci sono stati episodi di violenza. Weinstein non le ha sorprese in un angolo buio di strada e le ha picchiate o gli ha puntato contro un'arma. da quello che ho letto (che è l'unica cosa dalla quale posso trarre giudizi) le attrici hanno detto che in effetti c'era una sorta di ricatto implicito: o accettavano i compromessi sessuali oppure Weinstein aveva il potere di impedire loro di farle partecipare a film di successo. Una accusa che negli ultimi giorni la Argento ha rivolto anche ad un produttore italiano e ad un regista statunitense "col complesso di Napoleone" (così lo definisce in un suo tweet). 

Perchè qui non parliamo della cameriera o della cassiera che fanno il loro lavoro per guadagnare lo stretto necessario per vivere. Qui parliamo di attrici che fanno una vita lussuosa. Siamo sicuri che era necessaria ed indispensabile la vita lussuosa? Soprattutto Asia Argento, che è figlia di un famoso regista, possibile che non abbia trovato nessun'altra strada da seguire? E comunque, se proprio c'era questo ricatto, non potevano dire di no e adattarsi a fare le cameriere o le impiegate? Sono lavori ugualmente dignitosi, anche se pagati infinitamente meno. Sia ben chiaro, io non metto in dubbio che ci sia stata la pressione, la violenza, sintetizzabile nel ricatto: "O vieni a letto con me o ti espello dal cinema". Il punto è: era così indispensabile restare nel cinema? Al punto da accettare il ricatto? 

Qualcuno potrebbe rispondere: ma era una loro aspirazione; avevano il diritto di provare a raggiungerla. Beh, io da ragazzo avevo l'aspirazione di fare il professore universitario e il Presidente del Consiglio; ma di certo di fronte a ricatti in cui si fosse messa in gioco la mia dignità (come è stato in più di un caso, nella mia vita) avrei risposto di no. Per mia fortuna nessuno mi ha fatto ricatti sessuali (non ho il fisico per questo, mi mancano le tette della misura giusta), ma anche in quel caso avrei detto di no. Al di là delle battute, vorrei capire la testa di queste persone come ragiona. Cosa impediva ad Asia Argento o a Gwineth Palthrow o a tutte le altre che hanno sottostato a ricatti del genere di dire di no? Io posso capire (fino ad un certo punto) l'aspirante attrice che prima del primo film di cartello ceda al ricatto. Per me avrebbe sempre l'alternativa di rinunciare al settore, ma diciamo che posso accettare che una ceda al ricatto la prima volta. Ma poi? Parliamoci chiaro: oggi se partecipi ad un solo film di successo guadagni abbastanza da vivere di rendita per il resto della vita. E' la voglia di successo? Quella droga particolare costituita dal red carpet e dalle telecamere? 

Teniamo presente che la domanda non si riferisce solo alla vicenda in sè. E' da quando ero piccolo che sento dire che le attrici e le modelle hanno successo solo se vanno a letto con le persone giuste. E il fatto che molte attrici abbiano un successo lampo, limitato ad uno o due film può anche far sospettare che sia vero. Così come il fatto che molti dei film di Hollywood prevedono presenze femminili con l'unico scopo di finire a letto col protagonista. Ma ripeto la domanda: per tutte loro è così indispensabile fare le attrici? Se sono sottoposte a ricatti del genere, non possono rispondere di no? Faranno altro nella loro vita, ma non muore mica nessuno. Anche senza voler scomodare parole pesanti, come ha fatto qualcuno definendola prostituzione, a me spesso questo sembra più il raggiungimento di un accordo che una violenza. 

C'è da dire che questo modo di fare non riguarda solo le donne e non riguarda solo il campo dell'arte. Riguarda un po' tutti i campi dove si può ottenere visibilità stando ai vertici. Per esempio, riguarda la mia categoria, quella dei giornalisti. Se il direttore di un giornale ordina ad un giornalista neoassunto di fare una cosa contraria alla deontologia professionale, il neoassunto può essere tentato di cedere alla violenza perchè teme che il suo posto sia a rischio, anche se il direttore non l'ha detto esplicitamente. E questa è senz'altro una violenza sul malcapitato. Ma quando un giornale importante pubblica notizie false magari nell'interesse economico o politico del proprietario, quindi con la complicità del direttore, è violenza? Solitamente il direttore di un giornale importante è una persona conosciuta. Se io parlo di Vittorio Feltri, di Ezio Mauro, di Maurizio Belpietro, di Marco Travaglio, di Paolo Mieli, ecc., tutti sanno chi sono. E sono tutte persone che come direttore di giornale guadagnavano o guadagnano decisamente più di 1000 euro al mese. Quindi, se la proprietà va da loro e gli chiede di pubblicare una notizia falsa oppure taroccata, cosa impedisce loro di dire di no? Perdono il posto? Di soldi ne hanno a sufficienza per vivere una vita modesta. Sono persone che stanno in quella fascia economica che viene definita "di agiatezza", se non di ricchezza. Quindi perchè scrivere notizie non vere? Anche qui c'è la droga delle telecamere e dell'apparire in Tv, come ospiti un giorno sì e uno pure?

In realtà io penso che sia un discorso molto più profondo, un discorso che riguarda l'individuo. C'è chi agisce per un obiettivo da raggiungere a qualsiasi costo, costi quello che costi; e c'è chi vuole raggiungere quell'obiettivo, ma non al costo di rovinarsi. Chi guarda i cartoni animati giapponesi vede spesso il protagonista che affronta avversari più forti, più potenti, contro cui apparentemente non ha speranza. Oppure compie azioni che lo danneggiano fisicamente o mentalmente. Il tutto in nome di idee o ideali che ritiene più importanti dei danni che può subire. Questo accade a volte anche nei film di Hollywood. Nella relatà questo raramente accade, di solito ci si danneggia - non solo fisicamente - solo per denaro o per potere. Ma è una scelta. Perchè poi c'è chi accetta di perdere occasioni pur di mantenere intatta la propria dignità e l'amor proprio. 

C'è un episodio, che mi venne raccontato. C'era un ragazzo che lavorava come stenotipista, cioè era quello incaricato di trascrivere quello che veniva detto nei Tribunali. In un processo di mafia, ci fu uno degli imputati che ad un certo punto fece delle dichiarazioni spontanee (cosa permessa agli imputati, si può dire quello che si vuole, col permesso del giudice, senza che vengano rivolte domande) in cui accidentalmente, si lasciò sfuggire un paio di dettagli che confermavano la tesi accusatoria. Poco dopo la fine dell'udienza, il ragazzo venne avvicinato da un avvocato che, dopo una serie di giri di parole, gli offrì in sostanza una grossa cifra di denaro a condizione che correggesse quelle parti che erano scappate. Erano correzioni di poco conto, studiate in modo che non apparissero fuori posto; e la somma era esattamente quella che serviva al ragazzo per azzerare i debiti che aveva con la banca. Ma alla fine il ragazzo disse di no; aveva troppo rispetto per se stesso e per la propria professionalità per accettare quel mercimonio. E anche se economicamente ebbe dei problemi, preferì rinunciare a quei soldi (mi raccontò che voleva anche denunciare quell'avvocato, ma poi decise di lasciar perdere perchè non aveva alcuna prova della proposta che gli era stata fatta). Io sinceramente lo apprezzai per la sua integrità morale; ma quanti avrebbero fatto lo stesso? Non tutti gli italiani, su questo ci metto la mano sul fuoco. 

Secondo me, il discorso di Asia Argento va ampliato e fatto in generale. Chi più chi meno, a tutti nella vita capita una occasione di fare una cosa illegale, ingiusta, indecente o magari solo sbagliata in cambio di soldi o di una posizione socialmente o economicamente migliore. E a quel punto ciascuno di noi deve decidere: accettare quel compromesso e convivere con le conseguenze, oppure rifiutarlo e pagarne un prezzo amaro. Non voglio fare il moralista, dicendo che bisogna sempre fare la seconda cosa. Ognuno di noi, nel momento in cui fa una scelta, ha i suoi motivi per farla; e non sempre questi motivi sono giudicabili o comprensibili da altri. Tuttavia, la Argento poi sbaglia quando dice che la trattano come una prostituta: hai reso nota la tua scelta, sei un personaggio pubblico, quindi non puoi pretendere che la gente non giudichi. Magari giudicherà male, perchè ci sono fatti che non conosce; ma un personaggio pubblico non può e non deve protestare mai quando si parla di lui; anche se si parla male. Perchè è il personaggio pubblico che ha scelto di essere tale.

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di Antonio Rispoli
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