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Attentato Bengasi evitabile, la Clinton di nuovo su graticola


Nella foto Hillary Clinton
Nella foto Hillary Clinton
17/01/2014, 15:37

USA - L'ultimo rapporto sull’attentato 2012 a Bengasi, in Libia , dove l'ambasciatore J. Christopher Stevens e altri diplomatici furono uccisi durante un vero e proprio attacco militare,  offre nuovi dettagli e una linea di fondo agghiacciante. Da quanto si apprende l'indagine sull'azione terroristica dell'11 settembre di quell’anno , in Libia, condotta dall'Fbi, è stata ostacolata: 15 persone che hanno collaborato o che hanno fornito informazioni utili all’inchiesta sono state uccise. Un rapporto del comitato d’intelligence del Senato americano ha decretato che l'attacco terroristico al consolato di Bengasi era “evitabile”.  E non solo:  il rapporto evidenzia che nei mesi precedenti l'attacco, l'intelligence aveva prodotto centinaia di  avvertimenti che milizie e gruppi terroristici locali avevano la capacità e l'intenzione di colpire strutture  occidentali e il loro personale. Una settimana prima dell'attacco , l' intelligence avvertì di minacce crescenti  per gli americani " in particolare  modo  del nord-est della Libia”, ma il dipartimento di Stato non riuscì  ad aumentare la sicurezza ai due avamposti libici colpiti, nonostante gli avvertimenti. Tra le accuse la mancanza di condivisione di informazioni tra le agenzie di intelligence e l'esercito americano riguardo all'esistenza di un avamposto Cia a Bengasi: la commissione del Senato ha infatti stabilito che il comando militare statunitense in Africa non era nemmeno a conoscenza dell’esistenza di una sede Cia a Bengasi e  non aveva,  inoltre,  le risorse per difendere la sede diplomatica in caso di emergenza. La relazione contiene una decina di riscontri probatori secondo cui la strage era “prevedibile”. Si rileva come le indagini dell’Fbi sul luogo siano state “ostacolate”. La Commissione non entra nello specifico dell’annosa questione se l’amministrazione Obama abbia deliberatamente ridimensionato o meno la natura dell’attacco, cioè se sia stata un’azione preordinata da parte di Al Qaida o un moto spontaneo di rivolta popolare. Ma poco importa. Quello che conta è che la Camera Alta rimette sulla graticola Hillary Clinton, del resto già in passato oggetto di durissime critiche del Congresso per la sua condotta in quella vicenda drammatica. Da ricordare che su Bengasi perfino Mitt Romney cercò, senza successo, di mettere in difficoltà Barack Obama lungo la scorsa campagna presidenziale. Stavolta però a criticare duramente l’operato dell’ex First Lady non è solo la destra, ma tutto il Senato, visto che il rapporto diffuso  è il frutto di un lavoro bipartisan. Una grana in più per il partito dell’Asinello, se pensiamo che Hillary Clinton è secondo tutti gli osservatori la candidata numero uno alla nomination democratica per le elezioni del 2016.

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di Rosario Scavetta
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