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Aumentare la produttività dei lavoratori? Facile, se...


Aumentare la produttività dei lavoratori? Facile, se...
09/10/2013, 15:32

Quando si parla dei temi economici e delle soluzioni per uscire dalla crisi, uno degli argomenti che viene tirato fuori è il cosiddetto "aumento di produttività dei lavoratori". Di solito, l'argomento viene inserito nel discorso di creare quella che viene chiamata "contrattualità di secondo livello", cioè accordi fatti tra una singola azienda e i lavoratori di quella azienda. Tutto fumo per indicare che gli orari di lavoro vanno aumentati a parità di salario, per far arricchire gli imprenditori. Chiaramente nessuno lo dice in maniera così esplicita, si usano altri eufemismi, ma la sostanza è quella. 
Tuttavia, spesso poi compaiono tabelle, nelle quali si può leggere che c'è questo o quel Paese (di solito la Germania in primis) i cui lavoratori hanno una produttività maggiore della nostra. Si tratta comunque di tabelle stilate con criteri che non possono essere oggettivi. Se una fabbrica usa sistemi antiquati, ovviamente la produttività sarà inferiore rispetto ad una che usa sistemi più moderni; ma questo non dipende dagli operai. Inoltre dipende anche dal settore scelto: come si fa a comparare una fabbrica che produce profilati con uno studio di informatica? 
Tuttavia, si possono stabilire, in linea di massima, dei fattori che, se applicati possono oggettivamente aiutare la produttività. Per esempio, uno stipendio più alto, contribuisce in positivo, così come uno stipendio più basso contribuisce in negativo; la precarietà contribuisce in negativo, mentre la sicurezza sul posto di lavoro contribuisce in positivo. Il sapere di avere a disposizione una mensa o un asilo nido sul luogo di lavoro (ovviamente questo vale per le grandi aziende)  contribuisce in senso positivo. E così via. In generale, è positiva qualunque cosa contribuisca a rasserenare il lavoratore; è negativa qualsiasi cosa lo turbi e lo preoccupi. 
E non è certo una novità. Il primo a capirlo fu oltre un secolo fa John T. Ford. Per chi conosce la biografia di quell'imprenditore, sa che era solito dare ai suoi operai paghe pari ad almeno il doppio del minimo sindacale, creò le mense nelle sue aziende, gli asili nido, ecc. Questo creava una platea di dipendenti che lavorava con alacrità, perchè sapeva di trovarsi in una posizione privilegiata rispetto a tanti lavoratori che invece lavoravano con meno comodità e per salari notevolmente inferiori. Inoltre - e anche questo non guasta, dato che è uno dei capisaldi per capire l'economia - aumentava il proprio mercato, dato che gli operai avevano abbastanza soldi da potersi comprare l'auto; ed ovviamente sceglievano una Ford, dato che sapevano come venivano prodotte. 
Senza voler andare troppo indietro, basti pensare che la Volkswagen nel 2011, oltre a pagare ai propri dipendenti uno stipendio superiore ai 2000 euro al mese, ha dato loro un bonus di 7500 euro. A queste condizioni, se la società ha bisogno di qualche sacrificio (per esempio un sabato o una domenica di lavoro extra), vuoi che gli operai facciano storie? Ovvio quindi che la loro produttività sia altissima. Anche perchè non lavorano 15 ore al giorno, per raggiungere questi stipendi. 
Insomma, gira e rigira, torniamo sempre al solito discorso: si pensa sempre a come diminuire gli stipendi dei lavoratori e ad arricchire gli imprenditori, mai a come riequilibrare le ricchezze tra le varie classi del Paese.
Oggi è uscita una statistica che dice che gli italiani in media sono più ricchi dei tedeschi. Sicuramente è vero, ma quello che cambia è la distribuzione di quella ricchezza. Se si vuole fare il nome di un italiano ricchissimo, c'è solo l'imbarazzo della scelta: Berlusconi, Briatore, Montezemolo, ecc. Ma provate a chiedere ad un tedesco un elenco di tedeschi molto ricchi. Non sarà per lui tanto facile farne un elenco, perchè sono pochissimi. E' questo uno dei problemi fondamentali. Finchè le tasse saranno caricate quasi esclusivamente sui lavoratori (che pagano il 97% delle imposte dirette, è bene ricordarlo) mentre gli imprenditori saranno incentivati dalle leggi ad evadere il fisco, a taglieggiare i propri dipendenti e a fare, in sostanza, quello che vogliono, questo squilibrio economico non cesserà e dalla crisi non potremo uscire. Un discorso semplice, ma di nessun interesse per i politici, che chiaramente sono più interessati a ricevere i finanziamenti delle aziende private che al benessere dei cittadini o a quello del Paese. 

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di Antonio Rispoli
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