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Baby prostituzione: che succede quando le vittime sono carnefici di se stesse?


Baby prostituzione: che succede quando le vittime sono carnefici di se stesse?
06/11/2013, 16:15

Un paio di giorni fa il Vescovo di L'Aquila ha lanciato l'allarme sul fatto che aveva ricevuto da un medico una segnalazione che in città molte ragazze, anche sotto i 14 anni, si prostituivano in cambio di piccole somme, versate per lo più attraverso ricariche telefoniche. Una realtà che purtroppo non è l'unico caso in Italia, dato che notizie del genere già si sono lette in passato.
Teniamo presente che il punto che voglio esaminare non è la prostituzione minorile in generale, un fenomeno purtroppo sempre più esteso. Nè voglio creare giustificazioni per coloro che se ne approfittano di queste ragazze, con quelli che sono veri e propri stupri ai danni di chi è debole ed indifeso; soprattutto quando la vittima non è consenziente. Il punto da esaminare è quel settore - ristretto ma sempre più in espansione - formato da ragazze, spesso anche under 14, che decidono di prostituirsi in cambio di qualche decina di euro, magari pagati attraverso una ricarica telefonica.
Come fenomeno, non è una novità. In Giappone per esempio è diffuso sin dagli anni '90. Basta farsi un giro per alcuni quartieri di Tokyo (come Shibuya), quelli più ricchi di locali e di alberghetti ad ore, per vedere adulti in giacca e cravatta che camminano in auto o a piedi insieme a ragazzine (spesso anche delle medie, che in Giappone arriva ai 16 anni) palesemente molto più giovani. Ragazze che si fanno pagare la cena e poi magari vanno a letto in cambio di un vestito firmato o di un cellulare ultimo modello. Oppure ragazze che accettano a pagamento di farsi guardare mentre si spogliano o che ancora vendono agli uomini le proprie mutandine appena tolte (molti giapponesi sono dei feticisti dell'intimo femminile). Una situazione che viene tollerata dalle autorità, finchè è tutto consensuale; anche se secondo molti è preoccupante.
In Italia sta avvenendo lo stesso: non siamo ancora alle ragazzine che vanno in giro con gli adulti, ma a quelle che si prostituiscono sì. Ma come mai avviene questo? Secondo molti è a causa della crisi economica, ma la risposta è poco soddisfacente: quanto mai possono raccogliere queste ragazzine? Qua non si tratta di prostitute da strada, che hanno un cliente dietro l'altro, al ritmo di uno ogni 10 minuti o ogni quarto d'ora. Parliamo di ragazze che hanno uno o due clienti al giorno, al più una mezza dozzina. E neanche tutti i giorni. Difficile quindi immaginare che possano essere il sostegno economico della famiglia, con cifre così basse. Molto più probabile che, come per le ragazze giapponesi, l'obiettivo sia solo avere quel qualcosa in più rispetto alle amiche. Un obiettivo per il quale evidentemente non c'è problema a sacrificare il proprio corpo.
Ma allora quindi cosa accomuna Italia e Giappone, tali da far sviluppare fenomeni simili? Essenzialmente uno: l'importanza dell'apparenza. In Giappone l'aspetto pubblico è tutto: i vestiti regolamentari tanto a scuola quanto al lavoro, i capelli perfettamente acconciati, un comportamento inappuntabile... tutto deve essere perfetto. Addirittura, una ragazza che in treno o in autobus subisca molestie sessuali e gridi alla ricerca di aiuto, viene vista male (lei, non il molestatore). Tanto è vero che da diversi anni in Giappone le linee più affollate hanno vagoni riservati alle donne, con poliziotte a vigilare all'ingresso che non entrino uomini.
In Italia non ci sono le stesse motivazioni, ma c'è lo stesso amore (definiamolo così, per ora) per l'apparenza. Ma è un amore per l'apparenza basato sulla competizione: la necessità non è apparire perfetti, come in Giappone, ma apparire migliori degli altri: quindi non conta avere il vestito firmato, conta avere il vestito con la firma più prestigiosa; non conta avere il cellulare ultimo modello, ma il cellulare più costoso. E così via.
Ma non è solo questo. C'è anche un di più, che riguarda il sesso e come viene visto oggi. Una volta, la cosa più importante era arrivare vergini al matrimonio (almeno in teoria) e quindi molte donne conservavano quel pezzettino di membrana all'interno dell'utero come una reliquia. Poi venne il 1968 e la parola d'ordine (anche qua in teoria) fu che la verginità non contava nulla e quindi non importava con chi, bastava farlo. Successivamente vennero meno le parole d'ordine, ma cominciò a diffondersi, negli anni '80, una certa dose di buon senso. Perchè dopo tutto è vero che la verginità non è una reliquia, ma l'atto sessuale è comunque importante, soprattutto quando è la prima volta. Avere un rapporto sessuale con la persona sbagliata per la donna può essere un trauma, tanto quanto è benefico farlo con la persona giusta. Ma poi negli anni '90 e negli anni successivi, la Tv ha mostrato un'altra tipologia di donna, quella che io chiamo la "donna parato". Cioè la donna che serve solamente a decorare la parete (o il centro) di uno studio televisivo. Ragazze ovviamente in abiti succinti (eufemismo per dire che adesso le vedi praticamente in mutande e reggiseno) che sculettano e si agitano provocanti, che lanciano solo un messaggio erotico; e per questo conquistano le prime pagine di giornali e settimanali. Iniziò Drive In, ma allora il sedere di Tinì Cansino in primo piano o le tette delle Bombers non lasciavano prevedere la deriva che la faccenda avrebbe preso. E sono quelli i modelli che attirano le ragazze di oggi. Le quali in media non hanno abbastanza maturità per distinguere tra usare il corpo per trasmettere un messaggio erotico o sessuale ed usare il corpo per fare sesso. E così il passo diventa breve.
Anche perchè c'è un altro aspetto, difficile da trattare: il lato sessuale del complesso di Elettra (cioè il complesso di Edipo per le donne). Vediamo di spiegarci. Probabilmente tutti conoscono il complesso di Edipo: si tratta del sogno - tipico degli adolescenti - di avere rapporti sessuali con la propria madre e quindi l'odio e la gelosia che si prova per questo nei confronti del proprio padre. Sono i primi segni di maturità sessuale che urtano con una sfera sessuale ancora non delineata; è un periodo che tutti i ragazzi attraversano, quasi sempre senza problemi. La stessa cosa avviene per le ragazze: amore fisico verso il proprio padre e rivalità con la madre. E se il primo viene nascosto perchè questi sono gli insegnamenti sociali, la seconda di solito esplode con continui litigi tra la madre e la figlia. Ma la prima parte spesso rimane più a lungo di quanto dovrebbe. Sicchè non è raro che le ragazze tra i 13 e i 18 anni abbiano il desiderio di fare sesso con persone molto più grandi di loro. Lessi una statistica, diversi anni fa, che diceva che in Italia quasi il 12 delle ragazze hanno fatto sesso la prima volta da minorenni con una persona di almeno 10 anni più grande. E' chiaro che se uniamo questo fatto alla voglia di apparire (e quindi alla necessità di fare soldi) e alla crisi economica in corso, che ha ridotto drasticamente le risorse economiche disponibili per le cose superflue, otteniamo elevate possibilità che una quattordicenne decida di fare la puttana con un cinquantenne.
Eppure, c'è un modo molto semplice per ridurre questo fenomeno: l'educazione sessuale a scuola. Una educazione sessuale laica, chiara, affidata ad esperti che spieghino ai giovani cosa è il sesso e quanto sia importante avere le persone giuste con cui farlo e magari un partner stabile. Dopo tutto, si dice sempre che i ragazzi di oggi sono molto più maturi, a parità di età, rispetto a quelli di un paio di generazioni fa. E allora gli si dia l'opportunità di dimostrarlo. E' chiaro che questa è solo utopia: la scuola è nelle mani del Vaticano, e quindi non si farà mai nulla del genere. Ma sarebbe bello pensare che i nostri figli potranno avere le direttive giuste per decidere cosa fare della loro vita, prima che qualcuno si trovi la figlia impegnata in un gang-bang su youporn

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di Antonio Rispoli
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