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"Bambina di 8 anni muore dopo prima notte di nozze", una tragica realtà


'Bambina di 8 anni muore dopo prima notte di nozze', una tragica realtà
11/09/2013, 11:15

C'è una notizia, che sta circolando in questi giorni, su Rawan, bambina yemenita morta ad 8 anni dopo la prima notte di nozze. Nella notizia si specifica che la bambina è stata venduta dai familiari (più esattamente dal patrigno) ad un quarantenne per l'equivalente di 2000 euro. La polizia locale ha negato che questi fatti siano accaduti e ha affermato ad un quotidiano che la bambina è sana, salva e non sposata. 
Personalmente, non ho modo di verificare, dall'Italia, se sia vero il matrimonio o se sia vera la smentita della Polizia, ma conta poco. Quello che conta è il dramma di queste bambine che però merita qualche spiegazione, per capirne i motivi. 
C'è un episodio della vita di Maometto, che viene preso ad esempio, quello in cui, in età già avanzata, sposa la sua ultima moglie, una bambina di 9 anni. Il fatto è vero, ma incompleto. Infatti all'epoca non era così strano tra le tribù dei deserti o in Medioriente che avvenissero questi matrimoni. Ma c'era una clausola implicita: la bambina restava in famiglia fino al raggiungimento della maggiore età sessuale (di solito compresa tra i 14 e i 16 anni). E' la stessa cosa che - è storicamente accertato - successe tra San Giuseppe e la Madonna: i due si sposano quando lui ha 40 anni e lei 12. Ma lei rimane altri due o tre anni con i propri parenti, prima di andare con il marito.
Oggi questo rimane ancora un uso nelle zone più povere ed arretrate di alcuni Paesi: Arabia Saudita, Yemen, Pakistan, Afghanistan, ecc. L'uomo sceglie la futura moglie, la compra (si può definire in vario modo, ma la sostanza è questa) dal padre e la sposa. La prima notte di nozze per la bambina è un incubo. Non stiamo qui a parlare di verginità, ma di quello che a tutti gli effetti è uno stupro, fatto ai danni di chi non capisce. E l'atto violento non di rado crea molti danni interni alla bambina: innanzitutto l'utero è pieno di vasi sanguigni, e quindi la penetrazione forzata può creare lesioni estese; e poi, dietro il fondo dell'utero, c'è la zona dell'intestino. E anche quella è una zona piena di vasi sanguigni, dato che devono assorbire le sostanze nutritive del cibo quando passa in quella zona. E' chiaro che una ferita in quella zona causa enormi perdite di sangue già nelle migliori condizioni; e uno stupro subito non è una "migliore condizione". Se a questo aggiungiamo che il sangue nel corpo di una bambina è molto inferiore come volume a quello che è nel corpo di un adulto, si capisce molto velocemente quanto sia pericoloso per la loro vita, una cosa del genere. Ma anche quando sopravvivono, le ragazze sono "menomate": non tanto fisicamente, dato che a quell'età il corpo riesce a rimarginare le ferite con relativa velocità; ma psicologicamente. La violenza subita rimane e ogni rapporto sessuale subito non farà altro che aggiungere violenza a violenza.
Purtroppo qui si sovrappone una ideologia maschilista, che è tipica non solo dell'Islam, ma anche dell'Occidente più arretrato: quella che vede la donna come un oggetto di proprietà dell'uomo. E di cui quindi l'uomo può disporre a proprio piacimento. Senza andare troppo lontano, basti ricordare che in Italia 40 anni fa l'uomo che uccideva la moglie aveva una condanna simbolica (fino ad un anno) e usciva dal carcere. E lo stupro, fino al 1996, era un reato contro la morale, punito con una pena massima di 5-6 anni. Proprio per questa visione maschilista, lo stupro in quei Paesi è considerata una cosa praticamente normale (quando non è considerata responsabilità della donna, che in questi Paesi arretrati viene spesso condannata per adulterio); così come è normale che ci sia questa compravendita di bambine. 
Ma si farebbe un errore a pensare che questa sia una caratteristica dell'Islam. Fino a prima della Seconda Guerra Mondiale cose del genere accadevano anche in Italia, anche se erano contro la legge. Purtroppo è solo un simbolo di arretratezza culturale e di prevaricazione rispetto a principi che non sono seguiti. Dopo tutto, come si fa a rispettare il "la legge è uguale per tutti" se c'è chi si muore di fame? Una famiglia che non può crescere una figlia, sarà felice di venderla ad uno ricco: almeno lei potrà vivere nell'agiatezza anzichè morire di fame. Infatti questo è un destino che non riguarda mai le bambine figlie di famiglie ricche. Loro vengono educate di solito all'estero, in collegi privati esclusivi, senza obblighi di nessun genere, nè di velo nè di altro tipo. E non di rado finiscono per sposare qualche occidentale altrettanto ricco, senza che i genitori protestino. Invece le famiglie povere (che spesso sono numerose) trovano più economico vendere una figlia - che può contribuire ben poco al reddito familiare, dato che raramente in questi Paesi è permesso loro di lavorare - che non crescerla e trovarle poi una dote per farla sposare "regolarmente". Una scelta dura, criticabile, ma non così sbagliata, se giudicata oggettivamente. Prendiamo il caso con cui ho aperto l'editoriale, quello di Rawan: i genitori hanno avuto 100 mila rial, lo stipendio di un impiegato per 5 o 6 anni. Per loro è stata una somma che non avrebbero mai potuto guadagnare col lavoro. 
Lo so, questo è un discorso davanti a cui molti inorridiranno, ma è un discorso che in molti fanno. C'è un episodio tratto da un famoso cartone animato, che mi impressionò molto, quando lo vidi. Il cartone animato era Lady Oscar, e l'episodio è quello in cui Oscar va a visitare un villaggio di contadini compreso nelle sue terre. La famiglia da cui va ha un figlio malato e si trova nella necessità di scegliere se vendere l'unica mucca loro rimasta (e quindi rinunciare all'unica fonte di reddito della famiglia) per pagare il medico o lasciare che il figlio muoia. Ed è lo stesso figlio che dice di non vendere la mucca, perchè è necessaria alla famiglia. E' questo principio che viene rispettato: si sacrifica una persona della famiglia per garantire la sopravvivenza degli altri. Ovviamente, nel cartone animato finisce tutto bene: Oscar prende il bambino e lo porta dal medico; nella realtà non c'è qualcuno che aiuti quella famiglia a sopravvivere. E quindi si devono arrangiare da soli.  

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di Antonio Rispoli
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