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Berlusconi è l'unico vincitore del governo Letta


Berlusconi è l'unico vincitore del governo Letta
27/04/2013, 15:06

Mancano poche ore alla costituzione del governo Letta. Non so ancora quali saranno i nomi dei ministri che verranno nominati, ma paradossalmente non importa. Al di là di qualche dichiarazione - intelligente o cretina che possa essere - che attirerà l'attenzione dei giornali di quando in quando, la strada è già tracciata in quelli che saranno i due assi principali, che saranno i binari sul quale deraglierà il treno italiano. 
Il primo binario è quello dell'economia. E sul punto, Letta e Berlusconi hanno già stabilito la distruzione economica dell'Italia. Basta ascoltarli per sentirli parlare o di progetti inattuabili (come Berlusconi che propone di cancellare l'IMU e restituire quella dell'anno scorso tagliando ulteriormente scuola, pensioni, sanità, ecc.) oppure dannosi, come l'idea di Letta di regalare soldi alle imprese per "diminure la disoccupazione". Una cretinata madornale: in questo periodo di crisi, dove i consumi non fanno altro che diminuire e dove gli affari vanno sempre peggio e dove si produce sempre di meno, chiè che ha bisogno di assumere gente? Basta chiedere a qualcunque imprenditore che non sia uno scalzacani, per sapere che si assumono nuovi dipendenti solo quando si prevede un aumento del giro di affari tale da permettere di guadagnare (secondo le previsioni) più di quanto costerebbe quella assunzione. Quindi il parlare di sgravi fiscali per i neoassunti, di crediti di imposta per le imprese e cose del genere, sono solo nomi per giustificare nuove tasse da imporre a lavoratori dipendenti e pensionati, che sono gli unici a dover pagare le tasse per forza. Ma l'effetto positivo sull'economia sarà pari a zero. Anzi, sarà negativo, perchè per recuperare i soldi da regalare agli imprenditori, bisogna aumentare le tasse o tagliare il welfare (dato che nessun governo taglia la spesa improduttiva); e questo provoca un abbassamento del Pil. La soluzione per uscire dalla crisi è semplice: basta dare un aumento cospicuo agli stipendi dei lavoratori e alle pensioni. Questo consentirebbe di aumentare la domanda interna e quindi aumentare la quantità di denaro in circolazione; a sua volta, questo permetterebbe ai commercianti di vendere di più e poi alle imprese di produrre di più. E questo aumenterebbe il Pil e l'occupazione. Ma la base deve essere il reintegro del potere di acquisto degli stipendi. 
Ma non si farà: a pagare dovrebbero essere gli imprenditori, quegli stessi che hanno dimostrato la loro totale incapacità nel gestire le loro aziende e che campano evadendo il fisco e taglieggiando i propri dipendenti pagandoli meno di quanto prevede la legge. Ovvio che, essendo loro ad avere stretti contatti con i politici, non troveranno un Parlamento sordo alle loro pretese; e se questo va a discapito dei cittadini a chi volete che importi? 
Il secondo binario è quello della giustizia. CHe è un affare privato di Silvio Berlusconi. Questa mattina ad Omnibus ho sentito, sorridendo amaro, Martini, giornalista politico della Stampa, che ripeteva le stesse menzogne raccontate da anni da Berlusconi: che contro di lui è in corso una aggressione giudiziaria, che prima che entrasse in politica i magistrati non se ne sono mai occupati e cose del genere. E' chiaro che si tratta solo della propaganda politica pro-Pdl: non è certo colpa dei magistrati se Berlusconi commette reati a ciclo continuo. Mentre per quanto riguarda i "contatti" del Cavaliere con la magistratura, essi risalgono al 1983, quando venne indagato per traffico di droga, dati i suoi stretti rapporti con Dell'Utri e Mangano (e infatti poi le indagini sfociarono in un processo che vide la condanna di Mangano, mentre la posizione di Berlusconi venne archiviata prima del processo). E la sua prima condanna risale al 1987, quando venne condannato per falsa testimonianza ad un anno e mezzo di reclusione (la pena venne poi cancellata dall'indulto del 1990). In quel caso la situazione fu davvero ridicola: Berlusconi venne chiamato a testimoniare in una causa civile (quindi non c'era nessun rischio, neanche teorico, di avere problemi) ma ebbe la stupenda idea di dichiarare che lui non aveva mai fatto parte della P2. Anche davanti al Giudice che gli fece presente che c'erano i documenti a provare la sua appartenenza (agli atti della Commissione sulla P2 c'è anche una ricevuta, firmata anche da Berlusconi, con cui lui ha pagato due annualità arretrate di tassa di appartenenza), lui si ostinò a negare. La condanna fu praticamente dovuta; e confermata in appello. Prima della sentenza di Cassazione entrò in vigore il nuovo Codice di Procedura Penale e quindi venne deciso l'indulto, di cui Berlusconi potè godere. E questi sono fatti, non le chiacchiere propagandistiche dei berlusconiani. 
Il problema è che adesso ci sono dei processi che stanno giungendo a sentenza. Il principale è quello in appello a Milano, sui fondi neri Mediaset. Qui la cosa grave non è la condanna in sè (in primo grado Berlusconi è stato condannato a 4 anni di reclusione, ma la legge Salvapreviti del 2005, da lui stesso varata, stabilisce che chi ha più di 70 anni non può andare in galera se non per mafia o terrorismo) ma la pena aggiuntiva che prevede l'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Se il processo dovesse andare a sentenza di condanna, Berlusconi si troverebbe ad essere espulso dal Parlamento. E sarebbe difficile fare come tra il 2001 e il 2005, quando il Parlamento - a maggioranza Pdl - bloccò per 5 anni la sentenza della Corte di Cassazione che aveva confermato la condanna a due anni di reclusione e a 5 anni di sospensione dai pubblici uffici per Marcello Dell'Utri. Poi c'è il processo Ruby, dove il Cavaliere rischia una condanna che può arrivare fino a 8 anni (erano 12, ma la legge "anti-corruzione" del governo Monti ha ridotto la pena massima ad 8 anni), ma dove il rischio maggiore è di perdere la faccia, in caso di condanna, perchè è andato a letto con una minorenne. Poi c'è il processo per la pubblicazione illegale delle intercettazioni telefoniche in cui si sente anche Piero Fassino, allora segretario del Pds (il famoso "Abbiamo una banca"); ma quello è un processo che quasi sicuramente finirà in prescrizione. Infine c'è il processo a Napoli, dove c'è l'accusa di aver corrotto il senatore De Gregorio per far cadere il governo Prodi tra il 2006 e il 2008; ma quello è alle prime fasi. 
Quindi come si vede ci sono due processi da bloccare per Berlusconi, i primi due.  E il tempo non è molto: a meno di strane decisioni (tipo la Cassazione che, forse presieduta da Giorgio Santacroce - vecchia conoscenza di Cesare Previti, andò una volta a cena a casa sua - il prossimo 18 maggio sposta i processi di Berlusconi a Brescia), ci sono circa 12 mesi prima della sentenza definitiva del processo Mediaset e meno di due per la sentenza di primo grado del processo Ruby (pare che qualcuno abbia sentito Ghedini dire che è sicura la condanna). Ed è evidente che Berlusconi avrà chiesto precise garanzie in questo senso. Si parla di soluzioni parecchio estreme, come la nomina del Cavaliere a senatore a vita (facendo la stessa cosa con Prodi per rendere la cosa più accettabile al pubblico) oppure un qualche indulto o amnistia che copra tutti i reati ancora in sospeso. Insomma, soluzioni drastiche che serviranno a tenere in vita politicamente Berlusconi e soprattutto che terranno la magistratura lontano da lui. E questa è la vittoria di Berlusconi; questo è l'unico motivo per cui il Pdl partecipa al governo. Almeno finchè Berlusconi non troverà utile far cadere il governo. 

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di Antonio Rispoli
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