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Berlusconi e la sentenza di Strasburgo: pronti per le elezioni?


Berlusconi e la sentenza di Strasburgo: pronti per le elezioni?
22/11/2017, 15:43

Oggi la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo di Strasburgo dovrà decidere sul ricorso di Silvio Berlusconi che chiede la non applicazione nei suoi confronti della legge Severino, nella parte in cui prevede cinque anni di incandidabilità a cariche politiche per coloro che vengono condannati a pene superiori ai 2 anni (superiori ad un anno se il reato è contro la Pubblica Amministrazione). Ma è un ricorso che ha senso? 

Dal punto di vista temporale, ne ha poco. I cinque anni di incandidabilità per Berlusconi scadono il 31 luglio 2019, quindi tra meno di due anni. Abbiamo superato il giro di boa, quindi. Ma è chiaro che Berlusconi vuole entrare in Parlamento alle elezioni della prossima primavera. Lui si ritiene l'unico degno di poter guidare il Paese e quindi non accetta che sia scattata questa incandidabilità. Che, lo ricordo, è causata dalla condanna a 4 anni di reclusione (di cui tre condonati) per frode fiscale di 376 milioni - in parte prescritti - avvenuta tra il 1995 e il 1998. La condanna è stata resa definitiva dalla Corte di Cassazione il primo agosto del 2014; e quindi è da allora che si cominciano a contare i cinque anni previsti dalla legge Severino. 

Vediamo allora se il ricorso ha senso dal punto di vista legale. Il primo motivo del ricorso riguarda la retroattività. Si tratta di una bufala raccontata da Berlusconi, dai suoi legali e da tutti i suoi sostenitori sin dall'inizio. Ma resta una bufala. Vediamo di spiegare perchè. E' vero che la Costituzione italiana e le convenzioni internazionali vietano di condannare una persona per una norma creata dopo che i reati sono stati commessi. Ed è una norma di puro buon senso: se io oggi butto una carta per strada, che ne so che domani fanno una legge che dice che finisco in galera per questo? Io devo essere condannato in base alle leggi che c'erano al momento in cui ho commesso il reato (a meno che la legge non diventi più favorevole all'imputato, il principio latino del "favoir rei". Ma ne parleremo in altra occasione), non di quelle fatte dopo. 

Ma questo non è il caso di Berlusconi. Perchè la legge Severino non è una legge penale, l'ex premier non è stato condannato a non poter essere eletto. E' una legge amministrativa. Spieghiamo la differenza per chi non conosce il diritto. Il giudice che ha condannato Berlusconi ha stabilito la condanna, la multa e basta. La sentenza finisce lì. Dal punto di vista penale, Berlusconi avrebbe dovuto scontare la pena con l'affidamento ai servizi sociali e basta (come in effetti ha fatto). Allora cosa dice la Severino? La Severino pone un problema diverso: la candidadbilità. Cioè dice: "Tu non puoi essere candidato se hai ricevuto la condanna". Quindi non è una condanna aggiuntiva, è una condizione di incandidabilità. Ne esistono anche altre, alcune condannate a sentenze penali (per esempio chi viene condannato all'ergastolo perde il diritto ad essere eletto), altre collegate a situazioni personali (non può essere eletto in Parlamento chi è già eletto al Parlamento europeo, per esempio). 

Come si vede quindi, non c'è retroattività. Perchè la legge Severino non si applica al processo. La data in cui la legge Severino è diventata effettiva non deve essere confrontata con quella del reato, perchè nel processo la legge Severino non entra. La legge Severino, per valutarne la retroattività, va conffrontata con la data della sentenza, cioè il primo agosto 2014. E si tratta di una data di oltre 18 mesi posteriore all'approvazione della legge Severino. Di conseguenza, l'argomentazione legale è estremamente debole. E difficilmente sarà accettata dalla Corte Europea. 

Il secondo motivo riguarda il momento in cui il Senato votò per decidere se applicare o meno la Severino. Premesso che personalmente ritengo che questo passaggio della votazione andrebbe abolito (deputati e senatori devono essere soggetti alla legge come tutti i cittadini, secondo me; l'immunità dovrebbe valere solo per ciò che dicono in Parlamento), il ricorso sostiene che c'è stata una violazione dei diritti umani perchè la votazione è stata fatta con voto palese e non con voto segreto. Ora, nel merito, già all'epoca il Presidente del Senato disse che non era una votazione sulla persona (che richiede il voto segreto) ma sulle condizioni di candidabilità. E quindi c'era il voto palese. Una questione comunque opinabile. Ma il punto è che su questo la Corte europea non può intervenire. Lo dice la nostra Costituzione: Camera e Senato fanno da soli le leggi che li riguardano; e nessun altro organo giurisdizionale può intervenire. Neanche la Corte Costituzionale. E quindi neanche la Corte Europea. 

Ma se le cose stanno così, perchè fare ricorso? Beh, c'è la convenienza politica. Se va bene, i giudici potrebbero in teoria accogliere i ricorsi e permettere a Berlusconi di partecipare da protagonista alle elezioni del 2018. Se va male (come è più probabile), Berlusconi dirà che i giudici ce l'hanno con lui, che è vittima di una persecuzione giudiziaria, che l'Europa è nemico dell'Italia e non vuole che il Presidente del Consiglio sia una persona che dà fastidio all'estabilishment europeo e tedesco e che gli italiani devono votare lui se vogliono drae una lezione all'Europa. Insomma, la solita parte vittimista che tanto gli è cara sin da quando è entrato in politica (anche da prima, a dire il vero: fece la vittima anche per giustificare Craxi che gli creò su misura la legge che gli garantiva la proprietà di tre televisioni nazionali per evitare l'oscuramento delle trasmissioni che lui stesso aveva creato) e che gli ha sempre portato un mucchio di voti. Insomma, comunque vada, per Berlusconi sarà un vantaggio elettorale. 

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di Antonio Rispoli
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