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Berlusconi e Lega corrono a precipizio verso la disfatta?


Berlusconi e Lega corrono a precipizio verso la disfatta?
08/01/2013, 13:41

Ieri Silvio Berlusconi ha dato personalmente l'annuncio dell'accordo, raggiunto a tarda notte, con la Lega Nord per presentarsi insieme alle prossime elezioni. 
Ma su che basi? Non si sa. A giudicare dalle prime dichiarazioni, su nessuna base, semplicemente sulla volontà di sopravvivere a qualsiasi costo, anche di continuare a distruggere il Paese. Infatti, poche ore prima della firma, Matteo Salvini della Lega, intervistato dal Tg de La7, aveva detto che non c'era nessun accordo in vista. Mentre Berlusconi dava l'annuncio, ha detto anche che il loro candidato premier sarebbe stato Angelino Alfano, ritagliando per sè il ruolo di Ministro dell'Economia. Poche ore dopo Maroni diceva che il candidato premier sarebbe stato Giulio Tremonti, non Alfano; e Tremonti diceva che Berlusconi sarebbe potuto andare al massimo al Ministero della Programmazione Economica. Insomma, nelle prime 24 ore è stato detto tutto e il contrario di tutto. Figuriamci il seguito. 
Ma la solidità dell'accordo sta in altri dati, di cui nessuno ha parlato.
1) La maggioranza al Senato. Se Pdl e Lega fossero andati alle elezioni separatamente, niente avrebbe potuto impedire al Pd di vincere le elezioni in Lombardia. E questo avrebbe significato non solo perdere il governo della regione dopo 20 anni di predominio formigoniano, ma anche rischiare di perdere la possibilità di creare ostacoli al Senato. Infatti, con il Porcellum, è fissato un certo numero di senatori per regione, in proporzione alla popolazione. Si va dai 47 della Lombardia all'unico rappresentante della Valle d'Aosta. In 17 delle 20 regioni italiane, il 55% dei seggi va al partito vincitore (fanno eccezione Molise, Valle d'Aosta e Trentino Alto Adige). Immaginando che il Pd (insieme a Sel) vinca in tutte le 17 regioni ed ottenga metà dei restanti seggi nelle altre tre regioni e nella circoscrizione estero, otterrebbe 180 seggi su 315 al Senato. E non è una ipotesi campata in aria, visto il crollo nei sondaggi sia del Pdl che della Lega. Per cui l'unica speranza di togliere all'alleanza Pd+Sel il comando al Senato è vincere almeno in Lombardia e Veneto. In questa maniera il Pd perderebbe una quindicina di seggi in Lombardia (non più i 26 che spettano al partito vincente, ma tra i 10 e i 12 seggi che sono più o meno la metà di quelli che si dovranno dividere i perdenti) e una decina in Veneto (non i 14 del vincitore, ma 5o 6, cioè la metà di quelli che si dividono i perdenti). In questa maniera Pd e Sel non avrebbero più di 155 seggi nella Camera altam nettamente inferiori ai 162 necessari per avere la maggioranza. A quel punto il Pd dovrebbe allearsi ai montiani, ottenendo due risultati: un governo che può reggersi solo su politiche montiane, che farebbero crollare i consensi dei partitio che lo sostengono; la scusa per campagne stampa denigratorie per scaricare sul Pd le responsabilità della crisi. 
2) Il governo della Lombardia e del Veneto. SI tratta di due regioni cardine per la Lega; ma anche per il Pdl, che nei sondaggi appare debole in Lazio e Piemonte. Perderle entrambe rischia di porre una pietra tombale sulle speranze di rinascita della Lega.
3) Il simbolo e il nome del partito. Un dettaglio di cui nessuno parla riguarda la proprietà del simbolo e del nome del partito. Come pubblicato a suo tempo, SIlvio Berlusconi acquistò per 70 miliardi di lire il nome e il simbolo della Lega Nord. E' lui (o meglio, un suo procuratore) che deve firmare per poter presentare le liste. Quindi la Lega può fare la voce grossa quanto vuole sui giornali, ma in realtà alla fine deve chinare la testa. Certo, anche il Pdl, dal canto suo, non può esagerare. Se preme troppo, la Lega può anche decidere di cambiare nome e lasciare Berlusconi con in mano un guscio vuoto e senza significato. Per cui è il solito tira e molla a cui abbiamo assistito dal 1998 ad oggi. 
Ma se certe cose hanno un peso relativo quando - come nel 2008 - prendi il 38% dei voti, ne hanno uno molto maggiore quando, sondaggi alla mano, Pdl e Lega dovranno fare miracoli per arrivare insieme al 25%. 
A questo si aggiunge la ciliegina sulla torta: una certa insofferenza della base della Lega verso il Pdl. Secondo un sondaggio, la Lega perderebbe più di un terzo dei consensi in Veneto, alleandosi col Pdl. Laddove questa tendenza dovesse confermarsi nel corso delle elezioni, i due partiuti rischiano di trovarsi in braghe di tela all'inizio di marzo. Con la certezza (non più la possibilità) che a quel punto esplodano tutti i malumori prima tra Lega e Pdl e poi all'interno del Pdl, condannando alla disintegrazione entrambi i partiti. 

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di Antonio Rispoli
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