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Bersani, Berlusconi, Grillo: ecco come far perdere il Paese


Bersani, Berlusconi, Grillo: ecco come far perdere il Paese
05/09/2012, 15:36

In questi giorni, con la Festa del Pd in atto, una parte dell'agenda politica è riservata agli scontri interni al Pd. Abbiamo assistito ai bisticci verbali che hanno visto protagonisti Rosy Bindi, Dario Franceschini, Matteo Renzi, Pierluigi Bersani e via elencando. Ma uno dei punti discussi è stato quello delle primarie eventuali. A parte che sarebbe curioso sapere quando le vogliono fare, dato che mancano solo sei mesi alle elezioni politiche nazionali e si presume che prima di allora le primarie dovrebbero essere già state decise. Ma al di là di questo, chi le vincerebbe le primarie? 
I candidati possibili sono due o forse tre, per ora. Uno è ovviamente il leader del Pd, Bersani. Il quale rimane un tecnico di buon livello, in campo economico; ma ha dimostrato di essere un pessimo leader. Privo di carisma, senza nerbo, incapace di imporsi, Bersani manca completamente di quelle che sono le qualità minime per poter essere un leader.
L'alternativa potrebbe essere il sindaco di Firenze, Matteo Renzi. Il quale ha sempre dimostrato di avere idee più vicine alla destra e al berlusconismo, che al centrosinistra. Se le primarie fossero vinte da lui, si rischierebbe di non avere più una opposizione, ma un gigantesco pastrocchio al centro, tra Pd, Pdl e Udc, come oggi e anche peggio. 
La terza alternativa è Nicht Vendola, leader di Sel e governatore della Puglia per due mandati.  Non è certo se si presenterà o meno, ma qualora lo dovesse fare, sarebbe quello che può presentare il curriculum migliore: la Puglia è stata comunque ben amministrata in molti campi, anche se ci sono state numerose indagini sugli assessori delle giunte Vendola; è un buon affabulatore, sa come coinvolgere la gente; ed un discreto carisma. Tuttavia non è il tipo in grado di imporsi sugli altri. 
Nel caso si andasse a votare per le primarie, chio vincerebbe? Secondo un sondaggio dell'Istituto Piepoli apparso oggi, gli elettori del Pd darebbero sia a Bersani che a Renzi il 32% delle preferenze; allargando il sondaggio agli elettori del centrosinistra, vincerebbe Renzi, con un 35% contro il 27% di Bersani. 
Insomma, la scelta a questo punto è o il caos (in caso di parità), oppure la vittoria di un leader di centrosinistra estremamente debole, sia all'interno del proprio partito che nel Paese. A cui corrisponde la debolezza nel centrodestra, spaccato tra la volontà di sostituire Berlusconi, l'impossibilità di trovare un sostituto accettato da tutti e il fatto che chi ha le chiavi della cassaforte del Pdl è proprio l'ex premier. Con questi presupposti, diventa impossibile prevedere cosa succederà dopo le elezioni. 
ANche perchè le alternative sono dubbie. La Lega Nord è ormai defunta come partito, anche se sta cercando di rinascere come partito "modello democrazia cristiana" a livello delle regioni del nord. Ma è un tentativo di difficile riuscita, dato che lo zoccolo duro non è fatto di persone che agiscono di astuzie, ma di persone violente e razziste, che vogliono sia solleticato e confermato il motivo del loro odio verso gli stranieri o i meridionali. 
Italia dei Valori è l'unico, tra i partiti presenti in Parlamento, che stia mostrando lealtà verso gli elettori e coerenza. Ma è anche sotto il tiro di tutta la stampa e tutta la Tv, che stanno facendo di tutto per diffamarlo; e questo difficilmente gli garantirà più voti. Inoltre l'Idv ha due seri problemi interni. Il primo è il fatto che le decisioni sono accentrate eccessivamente nelle persone di Antonio Di Pietro e Silvana Mura. Questo non sarebbe un male se i due fossero persone in grado di risolvere ogni problema. Ma non è così: sono persone come le altre, e quindi combinano casini come tutti. Solo che non c'è un qualcosa che possa poi porvi rimedio. Il secondo problema è una sempre maggiore scontentezza che c'è a livello locale, nel partito, per i responsabili locali. ALcuni dei quali pare che siano dei ducetti che vogliono solo imporre la propria volontà. Una situazione che Di Pietro sta affrontando, ma è difficile che possa risolvere in poche settimane. E resta il problema principale: l'Idv ha mostrato una spiccata abilità nel candidare persone che poi, arrivate in Parlamento, disertano e vanno in altri schieramenti. 
Restano poi i partiti di sinistra: Rifondazione Comunista, Federazione delle Sinistre e decine di altre sigle. SI tratta di una galassia eterogenea, molto più brava a lacerarsi e a dividersi che ad unirsi. Magari qualcuno potrà anche andare in Parlamento, ma non conteranno nulla.
Infine l'incognita Beoppe Grillo. Il suo Movimento 5 Stelle ha grandi potenzialità, i sondaggi lo accreditano del 15-20% dei sondaggi, potrebbe essere il secondo partito. Ma hanno di fronte un bivio: o rimangono nel loro "splendido isolamento", dove nopn contano nulla (tipo quello che è stato l'MSI fino al 1992) oppure tradiscono gli accordi col loro elettorato alleandosi a qualcuno dei partiti attualmente presenti in Parlamento. E in questo caso rischiano di trovarsi in breve senza elettorato, dato che Grillo sta basando la propria forza nel dire: "noi siamo diversi da loro". 
Insomma, una situazione sempre più da Repubblica di Weimar: partitini e partitucoli che non riescono a creare un governo se non per i loro interessi, una crisi economica che sta schiacciando il Paese; e nessuna soluzione reale all'orizzonte, bensì solo un mucchio di menzogne e di propaganda. La Germania uscì dalla crisi quando Hitler prese il potere. Ma qui non si vede neanche un Hitler...

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di Antonio Rispoli
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