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Bisogna aiutare prima le imprese o prima i lavoratori?


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Bisogna aiutare prima le imprese o prima i lavoratori?
09/02/2013, 13:57

Guardando la trasmissione VOTO SPINTO, su Julie Italia, venerdì, ho assistito ad una domanda di un telespettatore, con relativa risposta da parte di uno degli ospiti. La domanda era più o meno del seguente tenore: "Tutti i partiti in campagna elettorale stanno proponendo misure a favore delle aziende. Ma a che serve aprire aziende se la gente non ha i soldi e quindi non può spendere?". Uno degli  ospiti, esponente di  "Fratelli d'Italia", ha risposto dicendo che per creare disponibilità di denaro da spendere, bisogna creare nuove aziende, le quali creano occupazione e quindi maggior denaro in circolazione nel circuito economico. 
Una risposta classica, la stessa che potrebbe dare un Monti, un Draghi, una Lagarde. Ma è anche una risposta che denota una totale ignoranza di come funziona l'economia o di totale malafede. Infatti, se il problema fosse solo la disoccupazione, le soluzioni migliori sono altre. Per esempio introdurre la schiavitù, oppure dichiarare la mobilitazione e far indossare la divisa a tutte le persone di età compresa tra i 18 e i 40 anni. Non c'è da scandalizzarsi: si tratta di metodi come gli altri, che però danno un effetto certo sull'occupazione. Ma non sulla crescita economica. Infatti, nell'economia non conta l'occupazione, ma quanto denaro l'occupazione fa girare. Per spiegare bene la faccenda, facciamo un passo indietro. 
Fino all'inizio degli anni '50, l'economia era basata su un collegamento diretto: l'industriale produceva e poi cercava un mercato dove piazzare le sue merci. Quindi doveva avere contemporaneamente una produzione alta, un magazzino per accumularle e una certa flessibilità per i momenti in cui non riusciva a vendere. 
Oggi non è più così. E non lo è da dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il boom economico che seguì il 1945 - cosa noto - provocò due fenomeni collegati tra loro: il consumismo e la produzione di massa. Con il consumismo, servivano più prodotti da consumare; la produzione di massa forniva i prodotti. Ma questo cambiamento ha provocato una serie di trasformazioni, su cui nessun economista si è soffermato a sufficienza. Il primo riguarda l'inversione di uno degli assiomi fondamentali dell'economia. L'assioma recita: devi produrre ricchezza, per distribuirla. Con ovvio riferimento alle politiche economiche di un Paese. Oggi le cose sono rovesciate: devi distribuire la ricchezza per produrla. Infatti oggi la ricchezza non è più prodotta dalle merci, ma dalla vendita delle merci e dei servizi. Basta guardarsi intorno: agenzie di viaggi, servizi di posta (anche privata), parrucchieri, barbieri, estetisti, ecc.. Tutte società di servizi, che non vendono beni materiali. Inoltre c'è da considerare che anche questi ultimi, prima di finire nei negozi, fanno una bella trafila tra i vari passaggi della grande distribuzione. Insomma, in teoria uno Stato, oggi come oggi, potrebbe non pordurre niente e vivere lo stesso con tranquillità, basandosi solo sui servizi.
La seconda trasformazione è legata alla precedente. E cioè che per vendere diventa necessario creare un mercato. Un mercato che - attenzione ai dettagli - sia fornito di denaro e il più diffuso possibile. Insomma, per una crescita economica seria e duratura, non serve un Berlusconi, un Briatore, un Montezemolo. Servono milioni di Mario Rossi, ognuno dei quali disposto a spendere centinaia di euro al mese, se non migliaia. E per farlo non è indispensabile che la gente lavori, mentre è essenziale che la gente guadagni, e tanto. 
Quindi, per rispondere al politico di "Fratelli d'Italia", non serve a niente creare nuove imprese, dove i lavoratori sono assunti come precari a 500 euro al mese o meno. Per carità, l'imprenditore si arricchisce tranquillamente; ma a livello di macroeconomia, una azienda del genere non serve a nulla. Molto più utile invece è un netto aumento degli stipendi, che forniscono quel mercato che può comprare i prodotti, spingendo le aziende ad assumere per aumentare la produzione e i profitti. Ma tutto parte da un rialzo degli stipendi; solo dopo arriva la maggiore occupazione. 
 Invece sono aiutate sempre prima le imprese. Il che è ovvio: non sono i Mario Rossi, che finanziano i partiti. Sono gli imprenditori. Per fare un esempio (che è solo un esempio, e quindi non da prendere a titolo conclusivo), l'Ilva ha versato contributi elettorali tanto per Bersani che per il Pdl. Quindi perchè il Pd e il Pdl dovevano spendersi per gli operai di Taranto? A loro premeva beccarsi i 100 mila euro o i 250 mila euro deilla famiglia Riva. Ma un Riva aiuta il mercato quanto un Mario Rossi; mentre sottrae al mercato molte più risorse. Ecco perchè va benissimo la patrimoniale ed è necessario lottare contro l'evasione fiscale, ed usare quei soldi per aumentare gli stipendi. Si chiama redistribuzione della ricchezza

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di Antonio Rispoli
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