Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Brexit: 10 giorni al No Deal. Si può evitare?


Brexit: 10 giorni al No Deal. Si può evitare?
02/04/2019, 15:47

C'è un romanzo di fantapolitica di Tom Clancy in cui si immagina la Cina che attacca e invade col proprio esercito la Russia, perchè è senza risorse economiche e punta ad una miniera d'oro e un immenso giacimento di petrolio scoperti in Siberia. Leggendo quel romanzo, si vede la Cina che ha difficoltà economiche e vuole risolverli attraverso un trattato economico con gli Usa. Trattato che non vede mai la luce perchè la Cina inizia sin dall'inizio a pretendere, mentre le sue risorse finanziarie sono debolissime. In più, a trattativa in corso, viene ucciso il nunzio apostolico del Vaticano (l'equivalente di un ambasciatore) in circostanze che isolano politicamente e diplomaticamente la Cina a livello mondiale. E questo porta alla decisione di attaccare la Russia. 

Mi viene in mente quel romanzo, e in particolare le trattative economiche, nel pensare alla discussione sulla Brexit. Perchè anche la May, come i protagonisti del governo cinese di quel romanzo, ha iniziato le trattative con delle pretese. Col risultato di trovarsi tra le mani un accordo decisamente debole. Nonostante l'Unione Europea sia stata accomodante al massimo, oltre certi limiti non poteva andare e non poteva accettare incondizionatamente tutte le pretese della Gran Bretagna. Alla fine, l'accordo è stato estremamente favorevole per la Gran Bretagna ma è rimasta in sospeso una questione sin dall'inizio. La questione è quella dell'Irlanda del Nord. Chi mi legge, sa che ne ho parlato più volte, ma è necessario ripetermi, perchè è un fattore centrale. 

L'Irlanda del Nord, come è noto, fa parte del Regno Unito, mentre la Repubblica di Irlanda (che comprende la maggior parte dell'isola) è uno Stato autonomo. Finchè entrambi fanno parte dell'Unione Europea, nessun problema. Ma se il Regno Unito esce dall'Unione Europea, c'è bisogno di creare una barriera doganale, dato che viene a mancare quella libera circolazione delle merci previste dal Trattato di Schengen. Ma l'Irlanda del Nord è stato in passato anche teatro di violenti scontri tra cattolici e protestanti per l'indipendenza del Paese da Londra. Scontri che terminarono con i cosiddetti "Accordi del Buon Venerdì" o "Accordi del Venerdì Santo", stipulati nel 1998. E una delle clausole prevede l'assenza di barriere di qualsiasi tipo tra Irlanda del Nord e Repubblica d'Irlanda. Anche in questo caso l'Unione Europea è andata incontro alla Gran Bretagna, proponendo di lasciare la questione in sospeso finchè non verrà trovato un accordo. Teniamo presente che in teoria questo rappresenta un problema economico non da poco, perchè in teoria tutte le importazioni britanniche potrebbero finire col passare per l'Irlanda per evitare dazi e barriere doganali. Ma nonostante questo, l'Unione Europea ha proposto questa soluzione per ora. 

Ma il Parlamento inglese non accetta questo accordo. Perchè una parte della maggioranza è formata dal primo partito dell'Irlanda del Nord che dice di no a qualsiasi accordo sull'Irlanda del Nord. Un'altra parte della maggioranza è formata dai cosiddetti "brexiters", cioè coloro che vogliono l'uscita dalla Ue senza nessun accordo e sono "l'ala destra" (per usare una terminologia calcistica) del partito Tory che è al governo. Se sommiamo insieme i due gruppi, abbiamo quasi un terzo della maggioranza. Poichè la May non ha mai cercato l'appoggio dell'opposizione, adesso che la maggioranza è divisa su quel punto, non è possibile approvare alcun accordo. Infatti, non solo il Parlamento ha respinto l'accordo, ma ha respinto tutte le mozioni alternative: quella per il No Deal (cioè l'uscita dalla Ue senza accordo), quella su un secondo referendum, quella sul chiedere alla Ue di stabilire solo una unione doganale, quella di restare nel mercato unico europeo, quella di chiedere un rinvio. Perchè il Parlamento è troppo frazionato per approvare qualsiasi cosa. 

Il risultato però è che, allo stato, la conclusione più probabile è quella del No Deal. Ma il No Deal rischia di procurare danni enormi - economicamente parlando - alla Gran Bretagna. Per capire il perchè bisogna esaminare la struttura dell'economia. E si vede che la Gran Bretagna deve gran parte della propria ricchezza all'esportazione, come succede anche per l'Italia. Ma se l'Unione Europea comincerà ad applicare dei dazi alla Gran Bretagna, cosa che succederà con il No Deal, le esportazioni caleranno di parecchio. E caleranno ancora di più quando la Gran Bretagna dovrà procurarsi le materie prime pagando un dazio sugli acquisti fatti in Ue. L'altro settore trainante dell'economia britannica è la finanza, dato che Londra è il centro finanziario più importante dell'Europa. Ma con l'uscita dalla Ue, questo ruolo centrale passerà alla Germania. e quindi anche i ricavi dell'attività finanziaria subiranno un crollo. Ovviamente questo si ripercuoterà sull'occupazione. Negli ultimi due anni sono stati fatti ahnnunci di spostamenti di sedi di grandi società che costeranno almeno 400 mila posti di lavoro, secondo alcune stime che ho letto. Il governatore della Bank of Englad è stato ancora più pessimista, parlando di un aumento della disoccupazione del 50% (parliamo di circa un milione di nuovi disoccupati, dato che per loro fortuna la disoccupazione è al 4%). In entrambi i casi, un simile aumento della disoccupazione in tempi così rapidi genera una serie di problemi a catena che portano alla chiusura di negozi e piccole aziende, moltiplicando quindi il calo del Pil e l'aumento dell'occupazione. 

E' chiaro che è una situazione transitoria, è come se fosse una crisi economica limitata alla Gran Bretagna. Quindi, se verrà superata bene o male, dipenderà dalle misure che il governo prenderà. La Bank of England ha già preso provvedimenti da tempo, stanziando già nel 2016 una operazione di Quantitative Easing (cioè l'acquisto di titoli di Stato e bond delle maggiori aziende nazionali, per 105 miliardi di sterline in cinque anni) per sostenere l'economia britannica. Mentre tra gli effetti negativi attesi c'è da contare anche la svalutazione della sterlina (che però dovrebbe essere contenuta) e il declassamento del rating. Già all'indomani del referendum le agenzie di rating declassarono la Gran Bretagna da AAA a AA; ora potrebbero declassarla ad A. Anche questi effetti negativi dovrebbero essere contenuti. Ma se questi effetti si cumulano possono creare seri problemi all'economia. Anche se, ripeto, dipende da come reagirà il governo britannico; quindi è impossibile fare previsioni. 

Quello che è certo è che nell'immediato si combineranno diversi effetti, nessuno dei quali positivo. La svalutazione della sterlina, l'eventuale declassamento del rating, l'aumento della disoccupazione, la diminuzione delle entrate fiscali ed un probabile aumentodell'inflazione potrebbero creare una situazione economicamente instabile. Se ci aggiungiamo la delusione e la rabbia per una Brexit che era stata promessa in maniera differente da come poi è stata realizzata, il rischio è che possano esplodere proteste violente per le strade. Non è un caso che il governo abbia previsto anche la possibilità di adottare misure estreme come il coprifuoco e l'utilizzo dell'esercito in supporto delle forze di polizia. E ha anche ammassato cibo e medicinali su una nave che resta al largo delle coste inglesi, in modo da calmierare i prezzi dei beni se la paura avesse il sopravvento sul buon senso e la gente cominciasse a fare incetta di beni alimentari a lunga conservazione (come il cibo in scatola). 

Insomma, il No Deal è sempre più vicino (doveva scattare il 30 marzo, ma la Ue ha dato altre due settimane alla Gran Bretagna, fino al 12 aprile), ma è territorio sconosciuto. Si possono fare ipotesi, ma non c'è alcuna certezza. Ed è proprioquesto il problema. Cioè la Gran Bretagna sta andando verso il caos perchè un pugno di politici hanno deciso di fare i propri interessi anzichè quelli del Parese. E questo non vale solo per la May, vale per tutti. Perchè non è che per esempio il leader dell'opposizione Jeremy Corbyn ha presentato, anche solo alla stampa, un piano alternativo su cui provare a raggiungere un accordo con la Ue. L'unica cosa che sta provando ad ottenere sono le dimissioni della May e le elezioni anticipate nella speranza poi di conquistare la maggioranza facendo propaganda sul fallimento della Brexit. Il che è normale, sia ben chiaro. Ma visto che c'è un percorso per uscire dalla Ue, meglio occuparsi prima di quello, no? 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©