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Brexit: a 2 anni dal referendum, zero novità e molti danni


Brexit: a 2 anni dal referendum, zero novità e molti danni
09/07/2018, 15:42

Sono passati pochi giorni dal secondo anniversario del referendum sulla Brexit. Quali somme possono essere tratte? 

Il primo importante insegnamento è: mai affidare al popolo la decisione su argomenti così specifici. Perchè riflettiamoci un istante: quanti sono andati a votare avendo coscienza di cosa sarebbe successo? Quanti sapevano cosa sarebbe successo? A voler dir tanto, forse il 5%. Ma personalmente non credo più del 2%. Il restante 98% è andato a votare al referendum scegliendo solo per simpatia o antipatia verso questo o quel partito politico. E' per questo che a suo tempo, in Italia, i Padri Costituenti eliminarono alcune materie, tra cui i trattati internazionali, da quelli sottoponibili a referendum. La loro maturità politica e la loro esperienza gli permise di capire quali sarebbero state le conseguenze. E questo vale anche per tutti quegli idioti che dicono che bisognerebbe fare un referendum anche in Italia. Purtroppo non ci sono le conoscenze per capire cosa bvotare nella stragrande maggioranza delle persone. Per carità, mi si può accusare di non essere democratico; se la cosa vi piace, fate pure. Ma purtroppo è così. La democrazia non è la panacea per risolvere tutti i problemi. Del resto, nessuno vota quando un medico opera un paziente di appendicite. 

L'euro o l'Unione Europea sono materie da esperti. Sono materie per persone che conoscono gli argomenti, sanno che succede se si fa una cosa o se ne fa un'altra. Non sono alla portata di tutti. Qualche giorno fa mi è capitato di discutere con uno che su Facebook diceva: "Leggendo pillole di economia, posso dire che...". "Pillole di economia"? Non puoi capire le interazioni esistenti tra valuta, macroeconomia (cioè l'economia di uno Stato), commercio internazionale e tutto il resto leggendo qualche aforisma qua e là. Sono argomenti da studiare a fondo, su cui ragionare, perchè anche quello che è scritto nei libri non sempre basta. 

Il secondo insegnamento deriva dai dati economici della Gran Bretagna. Rendiamoci conto di una cosa: finora la Gran Bretagna, da un punto di vista strettamente formale, è nella stessa situazione del 2016. Sono ancora attivi tutti i trattati economici e commerciali con la Ue. Eppure, il solo fatto di parlare della Brexit, e le aspettative di ciò che succederà, hanno dato un fortissimo colpo all'economia inglese. Se qualcuno va a ropescare le previsioni che vennero fatte nel gennaio 2016 (cioè prima che si parlasse della Brexit) si vede che la Gran Bretagna era accreditata di una crescita intorno al 3% sia nel 2016, sia nel 2017 sia nel 2018. Invece quali sono stati i dati reali? Una crescita del 2,1% nel 2016, una crescita dell'1,7% nel 2017 e un anemico 1,5% previsto nel 2018. Significa grosso modo una perdita di circa 80 miliardi di euro in soli due anni. C'è stata anche una lieve svalutazione della sterlina (cosa che ha reso più costosi i prodotti sugli scaffali dei supermercati), aumentata dal fatto che la Bank of England, per aiutare le imprese, ha lanciato un Quantitative Easing (cioè l'acquisto di titoli di Stato e bond privati dalle banche per dare loro più liquidità) da 105 miliardi di sterline che dovrebbe durare almeno 3 anni. Ed è aumentata la disoccupazione di "alto livello" (cioè quella di posti di lavoro riservati ai laureati) a vantaggio di una maggiore occupazione di basso livello (cioè quei posti di lavoro per cui servono titoli di studio decisamente meno importanti) con conseguente riduzione ei salari medi. 

Insomma, le sole aspettative sono pessime. Figuriamoci quando la Gran Bretagna sarà uscita dalla Ue e quindi dovrà pagare dazi sulle merci che importa... Anche se su questo la premier Theresa May sembra abbia promesso alle grandi imprese di risarcirli, per le perdite causate dai dazi. Eppure nessuno ha parlato di tutto questo, durante la campagna referendaria sulla Brexit. Nessuno ha spiegato ai cittadini britannici che l'Airbus e RyanAir avrebbero trasferito la loro sede altrove. Nessuno ha spiegato che addirittura i Lloyd's di Londra avrebbero trasferito la loro sede Nessuno ha raccontato tutto questo. Eppure gli esperti lo sapevano. Ma ovviamente, durante una campagna referendaria, non passano i dati tecnici, passano gli interessi politici di Tizio e di Caio. E quindi i britannici sono andati a votare senza sapere cosa votavano. Non è un caso se oggi si parla di rifare il referendum e i sondaggi danno il "remain" (cioè rimanere nella Unione Europea) in vantaggio di 10 e più punti. Come cambiano le cose, quando si conosce la verità. Vero? 

Il terzo punto è il lato politico. Quando giochi col populismo... beh, quello è un genere di petardo che può scoppiarti facilmente in mano. E quando succede, fa male. Molti l'hanno dimenticato, ma il referendum sulla Brexit fu solo un escamotage creato da David Cameron per questioni di politica interna al partito conservatore. E infatti proprio per questo Cameron fece una campagna referendaria a dir poco tiepida: lui non era per la Brexit e non la voleva. Ma avendola indetta, non poteva fare campagna contro. Del resto, era sicuro che i "remain" avrebbero vinto: fino a poche settimane prima del voto, i "remain" erano in netto vantaggio nei sondaggi. Il colpo di coda finale fu decisamente inaspettato. Ma a quel punto, quando il 24 giugno 2016 si vide che i "leave" avevano vinto, Cameron ha deciso di lasciare perchè sapeva che non avrebbe potuto creare nulla di buono. La May, che ne prese il posto come leader dei conservatori e come premier, ha cominciato a temporeggiare, cercando da una parte di mantenere intatta la posizione della Gran Bretagna rispetto alla Unione Europea, anche senza farne parte; e dall'altra di promettere a destra e a manca di mantenere intatto il potere economico del Paese. 

Anche adesso la May è costretta a mediare all'interno del suo partito, dato che c'è una parte dei conservatori che vuole quella che viene chiamata una "hard Brexit": cancellazione di tutti i trattati con la Ue e la stipula di nuovi trattati con gli Usa. Una situazione che secondo gli analisti porterebbe ad un danno stimabile in oltre 100 miliardi di euro in tre anni, per la Gran Bretagna. Ma c'è una porzione non lieve dell'elettorato britannico che non crede a queste previsioni e che sostiene la "hard Brexit". Sono convinti che questo darà maggiore sovranità al proprio Paese e che quindi, nel lungo periodo, porterà più benefici. Ed anche questo si ricollega a quello che dicevo prima, della valutazione fatta da chi non ne ha i mezzi. Cioè fanno una valutazione basata sul nulla; ma poichè sono convinti, non c'è niente che gli farà cambiare idea. 

Naturalmente, parte la domanda successiva: ci sarà qualcuno che ne trarrà lezione per evitare di fare sciocchezze? Non in Italia. Anzi, qui il populismo continua ad essere la caratteristica dominante in tutti i partiti. E quindi i danni che il populismo fa sembrano non interessare a nessuno: nè ai politici nè agli elettori.

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di Antonio Rispoli
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