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Brexit: Boris Johnson a grandi passi verso il "no deal"


Brexit: Boris Johnson a grandi passi verso il 'no deal'
30/07/2019, 15:30

Di solito si dice che l'esperienza è una grande maestra, ma i suoi alunni sono sempre distratti. Non so se sia stato per presunzione, per sicurezza in se stesso o per altro, ma Boris Johnson sembra non aver imparato nulla dagli errori di Theresa May. 

Infatti, come la May, Johnson è partito a spron battuto, minacciando l'Unione Europea. "Dovete accettare le mie condizioni, altrimenti la Gran Bretagna uscirà dalla Ue senza accordo", ha detto Johnson. Esattamente come tre anni fa disse la May. E il risultato lo si è visto. Tre anni di discussioni, e la May non ha ottenuto nulla di più di quello che aveva ottenuto nei primi mesi. Infatti, tutti i punti dell'accordo attuale con la Ue erano già stati raggiunti nell'estate del 2017. Da allora si è discusso sui punti che comunque sono rimasti irrisolti. Come il cosiddetto "backstop", cioè i confini tra Irlanda del Nord e Repubblica di Irlanda. Punto che Boris Johnson promette di risolvere, ma senza spiegare come. 

Perchè qual è il problema? Quando vennero scritti i cosiddetti "Accordi del Buon Venerdì", che misero fine alla guerra tra protestanti e cattolici (ricordate l'IRA, per fare un esempio?), venne stabilito che non ci sarebbero più stati confini fisici tra l'Irlanda del Nord e la Repubblica d'Irlanda. Visto che entrambi i Paesi facevano parte della Comunità Europea (così si chamava allora) andava benissimo, c'era la libera circolazione di persone e merci. Ma con la Brexit questa libera circolazione non c'è più. Quindi servirebbero frontiere fisiche, controlli, ecc. Che però sono proibite dagli Accordi del Buon Venerdì. Allora cosa fare? La Ue ha proposto un rinvio sine die: niente confini, si prosegue così finchè non si trova un accordo diverso. Era la soluzione più tranquilla e meno rischiosa. Ma questo non piace ai conservatori, perchè temono che all'Irlanda del Nord quella situazione possa piacere tanto da non voler più far parte della Gran Bretagna. L'alternativa proposta dai conservatori britannici è un "sistema tecnologico" (che non si sa quale sia perchè non esiste) per controllare le merci sui camion senza fermarli e senza erigere barriere fisiche. 

E Boris Johnson nelle sue interviste ha detto che l'Unione Europea deve accettare le sue proposte. E perchè dovrebbe farlo? In realtà, la risposta alle interviste di Johnson dall'Europa non è arrivata. Perchè l'Europa l'ha detto più volte: l'accordo è quello già raggiunto. Se la Gran Bretagna lo vota, bene; se non lo vota, tanti saluti. Il neo premier britannico mostra sicurezza affermando che l'Europa non può fare a meno della Gran Bretagna; e per questo alla fine accetteranno l'accordo che lui vuole imporre. Ma il suo atteggiamento è quello del nobile decaduto e pieno di debiti, che alza la voce per far vedere che conta ancora qualcosa e impedire che i creditori vengano a riscuotere. Ma in realtà non ha niente su cui basare questa "forza" che però forza non è. E' esattamente il contrario. L'Europa senza la Gran Bretagna ha qualche danno economico, ma è poca roba. Ma la Gran Bretagna esporta quasi il 60% della propria produzione in Europa. Se su quel mercato arrivano i dazi, cosa che succederà in caso di no deal, dove vendono le loro merci? Inoltre, la Gran Bretagna perderebbe la sua centralità a livello europeo sui mercati finanziari. Questo significa perdere decine di migliaia di posti di lavoro qualificato, posti di lavoro che andranno a Francoforte e ad Amsterdam, secondo le ultime indicazioni. E non sono solo parole: almeno una decina di banche russe, tedesche e di altre nazionalità hanno annunciato la loro volontà di azzerare o quasi il loro personale in Gran Bretagna per trasferirsi altrove. 

E non bastano la parole di Johnson per cambiare la realtà dei fatti. Tanto è vero che anche società britanniche hanno fatto annunci simili. E parlo di Easyjet e dei Lloyd's di Londra, giusto per nominare un paio di simboli dell'economia britannica. Mentre altre società hanno ottenuto dalla May assicurazioni (che bisognerà anche vedere se saranno mantenute) sul fatto che il governo britannico risarcirà i danni economici dovuti agli eventuali dazi. Una assicuazione che comunque ha i suoi limiti: la Toyota ha cancellato la produzione del suo ultimo modello di SUV in Gran Bretagna per costruirlo in Giappone. Nell'incertezza, ovviamente a nessuno piace rischiare. 

Il neo premier poteva adottare un approccio più cauto, più amichevole, un "cerchiamo di migliorare l'accordo raggiunto". Invece ha deciso per un approccio aggressivo, che ha già ottenuto come risposta un muro da parte dell'Europa. E questo porta direttamente al no deal, cioè ad una Brexit senza accordo. Al massimo Johnson potrà dire ai suoi elettori che la colpa è dell'Europa; ma lo staranno a sentire, mentre la disoccupazione salirà di almeno 5 punti percentuali? E mentre l'inflazione salirà di almeno il 15% in 5 anni? A qualcuno può sembrare poco, ma è un raddoppio dell'inflazione attuale. E in Gran Bretagna non esiste una scala mobile che permetta ai lavoratori di recuperare il valore di acquisto dei salari. E questo porterà un calo del Pil, brutta notizia per un Paese che è già penultimo in Europa (solo l'Italia fa peggio) come crescita del Pil. 

Perchè è Johnson - insieme alla Gran Bretagna - che è spalle al muro. E' lui che dovrebbe avvicinarsi alla Ue, per aiutare la cittadinanza britannica. E' lui che dovrebbe evitare di far cadere il Paese nel "No deal". E' lui che dovrebbe agire da leader, nel senso letterale del termine. In inglese, "leader" significa "colui che guida". E quindi Johnson dovrebbe guidare il Paese verso il benessere. Ma ormai i capi politici (e non solo in Gran Bretagna o in Italia) sono sempre meno leader e sempre più persone arroganti convinti che i loro desideri diventino realtà. Ma finchè sei Donald Trump e hai missili e bombe per costringere gli altri Paesi ad obbedire, è un conto; ma quando sei la parte debole, è difficile che tu possa ottenere qualcosa. 

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di Antonio Rispoli
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