Editoriali / L'opinione

Commenta Stampa

Brexit: la politica sta aumentando i danni economici


Brexit: la politica sta aumentando i danni economici
01/05/2017, 11:35

Più passa il tempo e più la Brexit sta diventando un vero casino. Ma per la Gran Bretagna e per gli inglesi, non per altro. Soprattutto perchè adesso sta prendendo il sopravvento la politica; e quindi i danni che può fare l'incapacità sono enormi. 

Innanzitutto, cominciamo con la decisione della premier Theresa May di andare ad elezioni anticipate l'8 giugno. "Per avere un mandato elettorale forte", ha detto. In realtà è quella che si può definire una mossa di piccolo cabotaggio, cioè una decisione fatta semplicemente perchè i sondaggi danno i conservatori (cioè il partito della May) abbondantemente in testa. Poichè il sistema elettorale britannico è quello dei collegi uninominali (senza correttivi e senza proporzionale), questo può far sì che i conservatori conquistino una larga maggioranza nella Camera bassa. Per carità, magari può anche andare così; ma cosa ci guadagna l'Inghilterra? Cioè attualmente i conservatori hanno 12 seggi di maggioranza. Diciamo che se ne ritrovano 50 o anche 80. E quindi? Che cambia? Forse questo aiuta gli inglesi? No. Ed è chiaro che avere 12 oppure 80 voti di maggioranza, non cambia il peso della delegazione britannica che dovrà discutere sulla Brexit. Il "forte mandato" è solo una balla per gli elettori, come sono soliti fare i politici. 

Il secondo punto riguarda la discussione con la delegazione Ue. Perchè la Ue ha stabilito quali sono i paletti da cui deve partire la discussione con la Gran Bretagna. Paletti che sono in netto contrasto con quelli di cui la May ha parlato in Parlamento. E del resto le pretese della May sono improponibili: pretende di avere libero accesso al mercato europeo (quindi senza dazi di nessun tipo, come se facesse ancora parte della Ue), ma vuole porre pesanti limiti alla circolazione delle persone dell'Unione Europea. Inoltre, vuole che il suo Paese non si apiù sottoposto alla giurisdizione delle Corti europee. Cioè in pratica, vuole entrare al ristorante a 5 stelle, essere servita, mangiare liberamente e poi uscire senza dover pagare il conto. Perchè quello che non viene detto esplicitamente è che ovviamente la Gran Bretagna smetterebbe di pagare la quota di partecipazione all'Unione Europea. Quindi vuole tutti i vantaggi dello stare in Unione Europea senza gli svantaggi. 

Ovviamente l'Unione Europea è di parere opposto. Le linee guida che sono state votate prevedono innanzitutto che le discussioni economiche devono essere posticipate a dopo. Il che già significa che il motivo principale per cui la maggioranza dei britannici ha votato per il sì al referendum è svanito. Perchè chi ha fatto campagna elettorale per il sì al referendum sulla Brexit, l'ha fatto sulla base di due promesse: no agli stranieri in Gran Bretagna e più soldi per la popolazione inglese. E il secondo è andato. Resta il primo, che però dovrà essere "pagato" per essere mantenuto. Perchè uno dei capisaldi della Ue è la libera circolazione di cose e persone. E sia la Germania sia Juncker hanno detto esplicitamente che l'una senza l'altra non può esistere. Quindi, se la Gran Bretagna insisterà per limitare la circolazione delle persone, dovrà avere anche una limitazione delle merci. Il che significa dazi o comunque un accesso limitato ai mercati europei. 

Intanto, mentre queste discussioni vanno avanti (e siamo ancora lontani dall'inizio delle trattative, che non avverrà prima di giugno e probabilmente dopo l'estate) la situazione economica inglese peggiora. Per ora sono peggioramenti relativi: i Lloyd's che licenziano una parte del personale (si parla di 3000 persone entro due anni); Deutsche Bank che decide di chiudere le principali filiali inglesi, licenziando altre 4000 persone; RyanAir che progetta di trasferire la sede in Germania o in Olanda; e così via. Quando la Brexit diventerà realtà, la Gran Bretagna rischia di trovarsi di fronte ad un improvviso aumento della disoccupazione. Mentre già da adesso è cominciata una riduzione degli stipendi. Una riduzione molto lieve, sia ben chiaro, ma è un segnale chiaro. Perchè si riducono gli stipendi? Perchè la sterlina si è svalutata. Di poco, solo il 15-20%, ma comunque si è svalutata. E questo diminuisce la capacità di potere di acquisto dei salari. 

Permettetemi una parentesi che non ha a che fare con la Brexit. Mi è capitato spesso di trovare geni dell'economia (ovviamente di solito sono non laureati che hanno letto quattro cazzate su qualche blog; ma l'hanno detto anche professori di economia come Claudio Borghi e Alberto Bagnai) che sostenevano che non c'è alcun rapporto tra svalutazione e inflazione. Quindi spieghiamo il meccanismo che scatta nella maggior parte dei casi. Nessun Paese è autosufficiente, economicamente. Tutti importano. Se c'è svalutazione tutto ciò che viene importato aumenta di prezzo, perchè diminuisce il valore della moneta usato per acquistarlo. Vediamo di spiegarci con un esempio. Diciamo che io sono un inglese che ha una fabbrica di marmellata. Importo quindi le mele dalla Polonia per farla. Se la sterlina si svaluta, significa che quello che prima mi costava 1000 sterline, oggi me ne costa 1200. Ovviamente, queste 200 sterline vanno divise su un elevatissimo numero di barattoli di prodotto; però ogni barattolo aumenterà, diciamo, di 30 centesimi. Naturalmente ogni prodotto aumenterà in maniera diversa: più contano nel prezzo finale le materie prime e più il prezzo aumenta. E' chiaro che, salvo che nei beni finali importati (tipo una Mercedes o una Fiat importata in Inghilterra), non ci sarà mai una corrispondenza completa tra svalutazione e inflazione. Cioè per una svalutazione del 20% non ci sarà in media una inflazione dle 20%, ma sarà ridotta. Solitamente, si ferma in una forbice compresa tra il 10 e il 30% della svalutazione. Cioè una svalutazione del 20% porterà una inflazione compresa tra il 2 e il 6% (nel caso dell'Inghilterra, siamo intorno al 2%). 

Poi è chiaro che l'inflazione dipende da numerosi fattori, non solo da questo. Quindi questa è più che altro una indicazione. Per esempio, un aumento dei prezzi porta ad una riduzione degli acquisti, cosa che riduce l'inflazione (dato che i commercianti preferiscono ridurre il ricarico su ogni prodotto, pur di vendere). Così come un aumento della disoccupazione riduce l'inflazione perchè riduce la quantità di denaro in circolo. Quindi, ogni caso va valutato singolarmente, non si possono fare paragoni pecisi. Bisogna sempre capire cosa accade, analizzare le cose dal punto di vista economico. Cosa che richiede esperienza, conoscenza e studio dell'economia. Quindi non è alla portata di tutti: anche una laurea in economia non basta. Perchè se una persona parte con dei pregiudizi, cioè vuole usare i fatti economici che più gli interessano per dimostrare le proprie tesui, non è in grado di fare una analisi economica accurata: trascurerà ogni dato che non gli interessa. 

Chiarito questo, torniamo alla Brexit. Sulla quale c'è poco altro da dire. Salvo il fatto che più passa il tempo, più la faccenda assume i contorni di una azione politica. Una azione iniziata semplicemente per cercare di ottenere più soldi dalla Unione Europea e terminata con una Brexit che sta danneggiando la Gran Bretagna, sia economicamente che politicamente. Infatti, Scozia e Irlanda stanno già dicendo che vogliono separarsi dalla Gran Bretagna per non uscire dalla Ue; la Scozia ha annunciato che vuole fare un referendum per l'indipendenza a fine 2018. E l'Irlanda potrebbe fare lo stesso. Una serie di grane che non sarà facile comporre, nè per la May nè per chiunque dovesse sostituirla. Questo succede quando l'incapacità e l'improvvisazione vanno al potere. E non mi riferisco solo alla May nè solo dalla Gran Bretagna. 

Commenta Stampa
di Antonio Rispoli
Riproduzione riservata ©